Disse la volpe al corvo o il corvo alla volpe?

 

foto (3)Quindi il boss decretò:

“Non Olimpiadi nella capitale.”

E come risposta ebbe: “Così sarà fatto, capo.”

E così, infatti, è stato fatto. Gli ordini sono ordini. Questa decisione, però, avrebbe dovuto essere presa solo e solo dal popolo romano e per plebiscito, invece è stata presa da un’autorità che sa dire solo “Sì, boss!”, a un boss addirittura venuto da fuori. Siamo all’assurdo e lo siamo perché, intanto, nessuna autorità che viene da lontano, da un altro paese, regione, continente può capire il tessuto della vita locale d’un popolo. Solo i romani capiscono fino in fondo i romani. Perché, allora, perché il grande burattinaio venuto da lontano ha rifiutato una tale chance, una tale occasione? Ha rifiutato lavoro, pane, prestigio internazionale, turismo a volontà, quattrini a non finire, almeno dieci volte superiori al debito della capitale, perché? Perché ha rifiutato tutto questo? Forse il Brasile era più ricco e più preparato di noi quando ha deciso di ospitare le Olimpiadi? E chi è mai costui per decidere sul destino e sul benessere di tutto un popolo? Se fosse stato un evento religioso, avrebbe detto anche di no? Insomma, quali prove di abilità amministrative ha mai dato questo individuo? Qual è la sua expertise in materia economica? Quale saggezza è mai uscita dalla sua bocca? Perché noi italiani continuiamo a mettere le nostre vite nelle mani d’incompetenti? E mai possibile che tutto ciò sia scritto nel nostro Dna? Tutti i paesi del mondo hanno alzato la voce qualche volta sulle inabilità, sui disastri e sui soprusi dei loro governanti, perché unicamente noi siamo solo capaci di subire e tacere? Forse perché siamo il popolo più bacchettone e ignorante al mondo o perché ci hanno fatto credere sin dalle fasce che la nostra vigliaccheria e imbecillità sono virtù congenite?

Popolo vetusto, popolo romano, wake-up!, svegliati!, altrimenti vai pure al diavolo, perché né le specie né il pianeta sanno cosa farsene di te!

UN INVITO: Se l’articolo è stato di vostro gradimento, allora passate parola, condividetelo, criticatelo, dite ciò che pensate. Per crescere e maturare culturalmente (non biologicamente, di questo si occupa la natura), abbiamo bisogno di comprendere, di comunicare, confrontarci, dire la nostra brutta o bella che sia. Fatelo! La vita è qui e ora e poi mai più. Non perdetevi questo confronto con voi stessi e coi vostri simili. Siamo tutti degli esseri umani. Vale a dire, nessuno uomo è più che un uomo. È così che parla agli amici del Web, Orazio Guglielmini.

 

Per una fenomenologia e un’ontologia della vuotaggine divina – 6 post, il primo

 

foto (3)Per “fenomenologia” intendo i fenomeni naturali per come si manifestono nel loro ambiente e non per come alcuni (Hegel, ecc.) credono che siano; per “ontologia” intendo la “cosa in sé” kantiana, quindi il concetto sartriano: prima viene l’esistenza e poi l’essenza.

Per “vuotaggine divina” intendo “aria fritta”, vale a dire aria priva di particelle. In ogni luogo dell’Universo, dove c’è vuoto, lì ci sono anche particelle, atomi, ecc., perché, in realtà, il vuoto non esiste. Ebbene, nel significato che io do a “aria fritta”, non c’è proprio nulla, neppure atomi o particelle. Un altro modo d’intendere questa espressione, “vuotaggine divina”, e cioè vuotaggine ragionata a tavolino, potrebbe essere fiction, pura fiction, un prodotto estratto dall’immaginario.

Partendo da queste premesse, ecco alcune prove sull’inesistenza di Dio.

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Illustre scienziata del CERN scrive: “…non è la fisica che darà risposta”

 

foto (3)E se non è la fisica (la materia, gli atomi, gli elementi), ci chiediamo noi, che “darà risposta”, che cos’altro la darà?

Ecco cosa scrive su Wikipedia l’illustre scienziata italiana, Fabiola Gianotti: “Quello che io vedo nella natura, la sua semplicità, la sua eleganza, mi avvicina all’idea di una mente intelligente ordinatrice”. In un’altra intervista ha risposto: “Sì, io credo. La scienza è compatibile con la fede e non ci sono contraddizioni. L’importante è lasciare i due piani separati: essere credenti o non credenti, non è la fisica che ci darà risposta.” Ci vuole coraggio per dire certe cose e la scienziata Gianotti, quando dice che “non è la fisica che darà risposta”, dimostra di averne tanto.

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Teresa di Calcutta fatta Santa!

 

foto (3)Ecco l’appena appena fatta santa cos’ha scritto nel suo diario “Come Be My Light” – “Vieni e sii la mia luce”: “Where is my faith? Even deep down… there is nothing but emptiness and darkness… What do I labor for? If there be no God, there can be no soul. If there be no soul then, Jesus, You also are not true” – “Dov’è la mia fede? Anche nel profondo… non c’è che vuoto e tenebre… Perché e per chi io lavoro? Se non c’è Dio non c’è neppure l’anima. Se non c’è l’anima allora, Cristo, anche Tu non sei vero.”

Scrive Christopher Hitchens nel suo saggio sulla Santa Madre Teresa di Calcutta intitolato “La posizione della missionaria” e pubblicato da minimum fax: “La sua celebre clinica di Calcutta in realtà non era che un ospizio primitivo, un posto dove la gente andava a morire, un luogo dove le cure mediche erano poche, quando non addirittura inesistenti, (quando fu lei ad ammalarsi, volò in prima classe alla volta di una clinica in California). Le grandi somme di denaro raccolte venivano spese per la maggior parte nella costruzione di conventi in suo onore. Aveva fatto amicizia con tutta una serie di ricchi truffatori e sfruttatori, da Charles Lincoln della Lincoln Savings & Loans, alla ripugnante dinastia Duvalier di Haiti, accettato da entrambi generose donazioni di denaro che in realtà era stato rubato ai poveri”.

Madre Teresa di Calcutta non ha mai creduto né in Gesù né in Dio né in Cristo e tanto meno nello Spirito Santo, e non parliamo di santi e madonne, e questo nonostante si riempisse quotidianamente la bocca di questi nomi. Non è un mistero questo modo di comportarsi, non fra i religiosi. È un fenomeno che succede spesso a quelli che sono obbligati a ripetere sempre le stesse cose vita natural durante: a via di ripeterle e ripeterle, poi, alla fine, ci credono e ci credono anche se non ci credono.

Ovvio, in Dio, l’appena appena fatta Santa, ci credeva. Era addirittura una bigotta, una fanatica fondamentalista. E non solo. Era anche una pedina del Vaticano. E che pedina! Come san Francesco, anche lei gli portava le uova. E che uova! Le donazioni che le facevano i ricchi, lei non le impiegava per curare e aiutare i derelitti, ma per costruire nuovi ospizi, sedi missionarie, conventi. Lei non amava i poveri. Affatto. Li odiava. Desiderava vederli morire. Eventualmente, perché no, vederli morire nelle sue braccia oppure mentre le baciavano i piedi e, tanto per rendere il momento più eccitante e completo, possibilmente alla presenza di qualche fotografo che riprendesse l’evento, l’evento che poi l’avrebbe resa ancora più celebre e più Santa.

Amava però, questo sì, amava la povertà, la malattia, la sofferenza, l’indigenza, la miseria e amava queste cose, non realisticamente, non con il cuore, non con umanità, ma le amava così, astrattamente, come doni dell’Altissimo. Il suo amore per i poverelli non usciva dal suo petto, per nulla, ma arrivava direttamente a lei da Dio. Senza Dio, quello di cui la Santa Madre si riempiva la bocca giorno dopo giorno, anche se sapeva benissimo che non esisteva, senza di Lui Madre Teresa di Calcutta non sapeva amare. Il suo era il Dio in cui lei non credeva. In effetti, il dolore, le tribolazioni, la disperazione, lo squallore, per la Santa Madre, erano doni di Dio. Guai se non ci fossero stati. Senza di essi una come lei non sarebbe mai e poi mai diventata ricca e celebre.

In nuce, non poverelli, non Madre Teresa di Calcutta. Guai a eliminare i poverelli dalla terra! Infatti, senza dell’Altissimo, Madre Teresa di Calcutta, le pecorelle e lo Stato del Vaticano, non sarebbero mai esestiti, tanto meno l’abomio mondiale della povertà economica e mentale. Il papa e i preti di tutto il pianeta sono lì proprio per questo: per tenere i popoli della terra nell’oscurantismo più totale. Non hanno altra funzione, mai avuta. Ecco, dunque, a cosa si è ridotta l’Italia: a predicare, esportare e propagandare l’oppio e la miseria in giro per il mondo.

Per quello che riguarda i 120mila fedeli che gremivano ieri piazza San Pietro, direi questo: se ci fossero stati fra di loro massimo 5mila tra curiosi, passanti e perdigiorno, erano già tanti, il resto saranno stati mandati lì dalla Chiesa a far numero, tutti, però, col viaggio pagato, pranzo pagato, rinfreschi pagati, tanto le amatissime pecorelle della Chiesa e dell’appena appena fatta Santa, avevano già pagato e strapagato il conto.

Insomma, diciamocelo tutto in una volta: se Madre Teresa di Calcutta è una santa, i demoni, i mostri e i senza anima chi sono? Anche Cirillo di Alessandria, quello che trucidò la scienziata e filosofa Ipazia, era un mostro, eppure la Chiesa lo fece santo!

UN INVITO: Se l’articolo è stato di vostro gradimento, allora passate parola, condividetelo, criticatelo, dite ciò che pensate. Per crescere e maturare culturalmente (non biologicamente, di questo si occupa la natura), abbiamo bisogno di comprendere, di comunicare, confrontarci, dire la nostra brutta o bella che sia. Fatelo! La vita è qui e ora e poi mai più. Non perdetevi questo confronto con voi stessi e coi vostri simili. Siamo tutti degli esseri umani. Vale a dire, nessuno uomo è più che un uomo. È così che parla agli amici del Web, Orazio Guglielmini.

 

Agli amici del Web

 

Buone ferie d’agosto 2016, allora. Io e Lorenza partiremo domani. Ci vediamo a settembre. Ah, stavo per dimenticare. A proposito, se andate in vacanza, e ve lo auguro se così desiderate e non siete ancora andati, non dimenticate di mettere nelle vostre borse da viaggio anche qualche libro. Non si sa mai. Potrebbe venirvi l’ispirazione di leggere mentre siete sotto l’ombellone!

Betsy Davis e l’Eutanasia

 

foto (3)Nessuno può scegliersi la nascita, però può scegliersi, grazie all’eutanasia e ad altri metodi curativi più o meno civilizzati, la morte che desidera. Questa nuova moda terapeutica dell’inevitabile, diversamente da quella di coloro che la morte la subiscono aspettandola passivamente e vigliaccamente (chi non sì è mai ribellato una volta in vita sua contro quest’assurda fatalità?), è una morte viva, una grande morte. Non è vero che la morte è democratica, affatto, c’è morte e morte. Le persone che nascono e muoiono secondo le leggi della natura, sono sconfitte più volte. Vengono al mondo senza volerlo e lo lasciano senza volerlo; vengono al mondo piangendo e lo lasciano terrorizzate e senza lume. La morte di Betsy Davis, e beata lei che ha potuto permettersela economicamente e intellettualmente, è stata una morte lucida, una super morte, una morte elegante, raffinata, illuminata, da signora, una di quelle morti che farà da modello per tutti quelli che vogliono essere, non una volta ancora vittime di credenze ormai morte e stramorte, ma i protagonisti del loro unico reale vero epilogo esistenziale.

 

Leggere è bello, elegante, sexy

 

foto (3)Leggere è eterna giovinezza. La giovinezza della mente, dello spirito e della conoscenza non hanno età. La lettura trasforma la bruttezza in bellezza, perché la vera bellezza non è quella del corpo, ma quella dello spirito e della lucidità mentale. La lettura rende svegli, pronti, dinamici intellettualmente e culturalmente. È medicina mentis, dicono i filosofi e dicono giusto. La lettura è fonte di vita. La lettura rende umani, veramente umani, perché con la lettura si aquisisce la coscienza e la ragione di quel che si fa: si diventa responsabile dei propri atti. Un essere che legge è un essere vivo, aperto, di ampie vedute; la lettura fa di lui uno spirito libero.

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Il Papa ad Auschwitz e Birkenau

“Arbet Macht Frei, il lavoro rende liberi”

 

foto (3)Papa Francesco dovrebbe interrogarsi, visto il luogo in cui si trova, almeno su due punti cardinali e di grande importanza storica. Per prima cosa dovrebbe chiedersi chi ha creato il “Nazismo?” Chi sono stati i suoi “Autori”? Chi ha fatto d’un essere umano un “Boia dell’Umanità?” Insomma, dovrebbe chiedersi il Papa: “Chi sono i veri “Artefici” della Seconda Guerra Mondiale?” E poi dovrebbe interrograrsi anche, non sul male che ha fatto Hitler in quei suoi dodici anni di potere, ma il male che ha fatto e continua a fare la religione giudaico-cristiana dai suoi albori fino ad oggigiorno e, soprattutto, il male che ha fatto e sta facendo la Chiesa Cattolica Romana col suo fare e le sue infinite imprese di falsificazioni e mistificazioni storiche – le manipolazioni, le invenzioni, i soprusi, le torture, le uccisioni, le guerre, lo spargimento e i fiumi di sangue santo, le guerre sante in oriente e in occidente, l’inquisizione, i roghi, l’appropriazione di beni altrui, le bugie dette a ciel sereno, l’indice, l’imprigionamento d’innocenti, l’incultura, l’arretramento scientifico ed economico, i dogmi, l’ignoranza, il mandare al rogo i filosofi e tappare la bocca agli scienziati, i furti, l’indottrinamento fascista, nazista, lo sfruttamento, l’oppressione della libertà di parola, la schiavitù, la collaborazione del Papato con fascismo e il nazismo, eccetera, eccetera, eccetera – : ecco su che cosa dovrebbe riflettere e raccogliersi in queste circostanze Papa Francesco.

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Viviamo nel più assurdo dei mondi possibili

 

foto (3)Pagare, soprattutto coi tempi che corrono, 120 milioni di euro ad un fachiro dello sport (gli sportivi, come i fachiri, devono usare, per quello che fanno, pochissimissimo il cervello e tantissimo il corpo, proprio come fanno i fachiri, quindi, gli sportivi, piaccia o meno, sono, per mestiere, dei fachiri), è un vero e proprio insulto al genere umano. Per conto mio, per far capire a tutti quelli che hanno un po’ di cervello che noi viviamo nel più assurdo e discriminatorio dei mondi possibili, un mondo costruito, non da esseri umani, non da persone democratiche e giuste, affatto, ma da rettili velenosi che più rettili e velenosi non si può, bastarebbe solo questo esempio. Offrire ad un fachiro dello sport 120 milioni di euro, 240 miliardi di vecchie lire, per una sola stagione calcistica, non è solo assurdo e discriminatorio, è anche e soprattutto mostruoso.

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Ciclisti o polli di allevamento?

 

foto (3)Il Tour, una delusione dopo l’altra, una noia dopo l’altra: il Tour non è più il Tour. Il Tour non arriva in cima a monte Ventoux, dove avrebbe dovuto arrivare, perché, dicono, c’è vento e i ciclisti, i fachiri dello sport, potrebbero prendersi il raffreddore. La tappa Bourg-en-Bresse – Culoz, un’altra sbadigliata. E non solo. Nessuno attacca la maglia gialla, nessuno cerca di distinguersi, nessuno vuole mettersi in gioco. Gli incontri competitivi dovrebbero essere lì per questo o no? Niente, non c’è più sport, agonismo, individualismo. Era meglio, molto meglio, quando i ciclisti si riempivano di droga, almeno davano spettacolo.

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Ad un atto cieco vennero gli occhi

 

foto (3)Un sabato pomeriggio, mentre la fidanzata di Marco, Ilaria, era dalla parrucchiera, lui era andato ad aspettarla a casa sua. Quand’era entrato (aveva le chiavi), la madre della sua fidanzata, Emilia, separata, era nella sua camera.

Ciao.

Ciao.

Posso?

Certo.

La trovò con le spalle contro la spalliera del letto, una gamba allungata su di esso e l’altra sollevata, quasi ambedue le gambe nude fino all’inguine. Il giovane rimase folgorato. Mai visto Emilia in quel modo. La guardò incantato e gli venne spontaneo di dirle: “Hai delle bellissime cosce, Emilia.” Era vero, Emilia aveva delle bellissime cosce. Gliele aprì ancora di più mostrandogli anche il pube. Il giovane capì. Non perse tempo e, tra sogno e realtà, si tolse le scarpe, i pantaloni, le mutande e un istante dopo era dentro di lei. Emilia aveva iniziato subito a gioire mentre lui la pestava a più non posso.

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L’anima

 

L’uomo nasce senza anima. Questa se la crea, volente o nolente, vivendo. Sarà la sua anima, la sua identità, la sua particolarità. C’è da dire anche a questo riguardo, e senza offesa: piccola anima, piccolo uomo; grande anima, grande uomo. La qualità, non la quantità, esige, ahimè!, questo confronto fra un individuo e l’altro, tanto per ricordare che umani non si nasce, umani si diventa.

L’anima, dunque, nasce dalla materia e non la materia dall’anima. Anche gli animali ne hanno una, ma, forse, loro non sanno di averla. La loro è un’anima istintiva. L’uomo, invece, trasforma la sua anima, via via che se la va creando, in un’anima culturale.

La cultura è quel fenomeno che ci porta a riflettere e a ragionare. A questo punto si apre il mondo del pensiero: a ognuno il suo, a ognuno la sua piccola o grande anima: io le rispetto e amo ambedue e di ambedue posso trarne un universo di bontà, di vita e di amore.

Lo spirituale, dunque. Questo non è altro che il sesto senso della materia, quello che ci aiuta a diventare esseri umani.

Con la morte, l’anima si estingue e tutto ritorna di nuovo materia. Questa conclusione può non piacere, ma le cose non cambiano, stanno così.

UN INVITO: Se l’articolo è stato di vostro gradimento, allora passate parola, condividetelo, criticatelo, dite ciò che pensate. Per crescere e maturare culturalmente (non biologicamente, di questo si occupa la natura), abbiamo bisogno di comprendere, di comunicare, confrontarci, dire la nostra brutta o bella che sia. Fatelo! La vita è qui e ora e poi mai più. Non perdetevi questo confronto con voi stessi e coi vostri simili. Siamo tutti degli esseri umani. Vale a dire, nessuno uomo è più che un uomo. È così che parla agli amici del Web, Orazio Guglielmini.

 

Per un contratto sociale planetario – 5 post (5)

 

foto (1)“Fino a quando una sola persona nell’intero Pianeta viene ingiustamente maltrattata, tutte le istituzioni che lo compongono non sono degne di esistere,” Orazio Guglielmini

 

Parte quinta:

Un Governo di Uomini Integri

 

Nel caso queste quattro proposte (vedere gli altri post sul blog) di rinnovo sociale, quella dei “Computer”, quella dei “4 io della salvezza”, quella del “Nuovo Contratto Sociale Planetario” e quella della “Democrazia Umana”, non fossero soddisfacenti, eccone un’altra.

Se non si può proprio fare a meno dei demagoghi, allora i mezzi-uomini attuali (i politici) dovranno essere sostituiti da “Uomini-Integri”. Cosa s’intende per “Uomini-Integri”? S’intende che chiunque voglia fare politica, dovrà assumersi la responsabilità del suo compito fino in fondo. Questo significa mettere la massima onestà al servizio pubblico e che se il politico sbaglia, paga.

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La strage di Dacca

 

Quante, io mi chiedo, quante di queste mostruosità sociali gravano sui signori che ci governano? Quante portano il marchio che c’è ma non si vede dei Rothschield, dei Rockefeller, dei Bush, della Banca Centrale Europea, dei sovrani, dello Stato del Vaticano e dei governi venduti? Quante di queste mostruosità gravano su tutti costoro? E cosa dire degli al-Assad assassini di Siria e di tutti gli altri al-Assad assassini dei paesi islamici? Quanti di tutti questi signori hanno contribuito al massacro bestiale e inumano degli italiani, dei giapponesi, bengalesi e d’un indiano nell’attentato a Dacca, nel Bangladesh?

I veri colpevoli, i veri killer di questi infelici, e non solo di questi, non sono da cercare fra quelli che li commettono, ma fra quelli che li elaborano a tavolino. Sono questi che insanguinano il mondo giorno dopo giorno; sono questi gli artefici di ogni singolo atto criminale e disagio sociale che avviene e esiste in tutto il mondo. Ecco le parole della signora Hillary Clinton: “L’Isil è roba nostra, ma ci è sfuggita di mano.” Spero di aver reso l’idea.

L’uomo che governa questa palla di pietra volante, non è un santo, non è un democratico, non è un essere umano, è una bestia assetata d’ingiustizia, di violenza, di sangue e, soprattutto, è assetata di ricchezze e di poteri. È una delle bestie più astute, crudeli e disumane della Terra. E noi, noi i figli del popolo lavoratore, noi gli schiavi di questi negrieri! E noi, noi che costruiamo, creiamo, produciamo e teniamo il mondo in vita, noi a difendere col nostro sangue i banditi che ci sfruttano e ci massacrano! E noi, noi che siamo il sale della Terra, noi sottomessi a questa feccia! Ecco l’assurdo e il disumano, ecco l’insopportabile realtà sociale in cui viviamo.

Per quello che mi riguarda, è giunta l’ora di smettere di piangere e di elemosinare, è ora di prenderci ciò che ci appartiene!

 

UN INVITO: passate parola, condividete, dite ciò che pensate. Per crescere e maturare culturalmente (non biologicamente, di questo si occupa la natura), abbiamo bisogno di comprendere, di comunicare, confrontarci, dire la nostra brutta o bella che sia. Fatelo! La vita è qui e ora e poi mai più! Non perdetevi questo confronto con voi stessi e coi vostri simili. Siamo tutti degli esseri umani! È questo ciò che raccomanda agli amici del Web, Orazio Guglielmini.

Per un contratto sociale planetario – 5 post (4)

 

foto (1)Fino a quando una sola persona nell’intero Pianeta viene ingiustamente maltrattata, tutte le istituzioni che lo compongono non sono degne di esistere,

Orazio Guglielmini

Parte quarta:

Per una democrazia umana

 

Nel caso i tre “Contratti” proposti (vedere i post precedenti), quello dei “Computer”, quello dei “4 nuovi io della salvezza” e quello del “Nuovo Contratto Sociale Planetario”, non soddisfacessero ancora, eccone un quarto: dalla “democrazia lupesca” alla “Democrazia Umana”.

Ti sei mai chiesto, Rossi, come si è arrivati alla così chiamata “democrazia”?

“No!”

È quello che pensavo, disse Orazio Guglielmini. La cosa è andata più o meno così. Un giorno, i lupi a due zampe (gli animali homo al potere), stanchi di squartare pecore (il popolo lavoratore), in un momento di particolare sentimentalità, credendo di fare opera buona, hanno deciso di istituire una specie di “contratto democratico” tra loro e le pecore. Ecco, grosso modo, com’è stato stipulato questo contratto. I lupi a 2 zampe dissero alle pecore:

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Agli Amici Del Web

foto (2)Da quando ho iniziato a usare Internet, la mia è stata ed è tutt’ora, l’espressione, non solo libera da ogni condizionamento ideologico, ma anche dell’onestà su tutto ciò che dico e scrivo. Come dicono i poeti, mettere l’anima e il cuore a nudo davanti a se stessi e davanti agli altri. È quello che ho fatto io in questi 6 anni di Web. L’ho fatto perché sono convinto che la libertà di pensiero e l’onestà sono l’unico mezzo per crescere e vivere insieme, non come bestie, ma come esseri umani. Quindi, anche ciò che segue fa parte di questo principio.

Bene, quello che voglio comunicarvi è questo. Lungo la mia vita ho incontrato poche persone desiderose di prendersi cura di me. Adesso, alla mia non trascurabile età, guarda caso, ho trovato qualcuno che lo fa. E chi è? Non ci crederete. È lui, proprio lui, Facebook. Facebook, in quest’ultimo tempo, notando forse un mio eccesso di operosità troppo onesta e condotta sempre con anima e cuore, ha deciso, per il mio bene, of course, di mandarmi ogni tanto in vacanza tagliandomi tutti i contatti. E io, signori miei, non vi nascondo che gli sono molto grato. Perciò, se qualche volta non rispondo alle vostre e-mail o non mi vedete in giro, non preoccupatevi, sono in buone mani!

UN INVITO: passate parola, condividete, dite ciò che pensate. Per crescere e maturare culturalmente (non biologicamente, di questo si occupa la natura), abbiamo bisogno di comprendere, di comunicare, confrontarci, dire la nostra brutta o bella che sia. Fatelo! La vita è qui e ora e poi mai più! Non perdetevi questo confronto con voi stessi e coi vostri simili. Siamo tutti degli esseri umani! È questo ciò che raccomanda agli amici del Web, Orazio Guglielmini.

 

 

Per un contratto sociale planetario – 5 post (3)

foto (1)“Fino a quando una sola persona nell’intero Pianeta viene ingiustamente maltrat-tata, tutte le istituzioni che lo compongono non sono degne di esistere,”
Orazio Guglielmini

Parte terza:
Da valori falsi a valori reali

Nel caso i due suddetti “Contratti” (vedere i post precedenti), i “Computer” e i “4 nuovi io della salvezza”, non siano stati abbastanza convincenti, ne abbozzo un terzo.
Prendiamo da 50 paesi del mondo 100 persone, 50 donne e 50 uomini e tra i 35 e i 70 anni. Questi personaggi devono essere composti da 25 filosofi, 25 conta-dini, 25 scienziati e 25 proletari. Li si mette insieme e li si fa lavorare su un “Nuovo Contratto Sociale Planetario”.

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Biella, città non di vita, ma di suicidi – 3 post, il terzo e ultimo

 

 

urlo-munchI suicidi a Biella (33, solo nel 2013, e per una popolazione di 40mila abitanti sono molti) non provengono dalla parte povera della città, né dalla parte ricca. Si sa che Biella è divisa principalmente tra i tutti poveri e i tutti ricchi. I tutti poveri non hanno tempo per suicidarsi, perché devono pensare giorno dopo giorno a come restare in vita, in loro domina l’istinto di sopravvivenza; i tutti ricchi non hanno neppure loro il tempo per suicidarsi, perché devono impegnarsi costantemente a trovare il modo di come investire le loro nuove acquisite ricchezze e di farle fruttare in altre ricchezze.

Allora chi si suicida a Biella? Si suicida la gente di mezzo, quella che non è né ricca né povera, perché è solo questa che trova il tempo di pensare alla vita, alla sua esistenza, alla sua anima, mente, cuore, al suo destino. E il suo destino, il destino della gente di mezzo, in questa città, a volte diventa, oltre che un peso insopportabile, anche molto problematico.

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Biella, città non di vita, ma di suicidi – 3 post, il secondo

urlo-munchTanti anni fa ho perso un amico e maestro (mi dava lezioni di chitarra), e l’ho perso perché si è suicidato. Si è detto allora che era morto a causa d’una fatale dose di droga. È vero, faceva uso di droga, ma il suo, però, è stato il suicidio d’un uomo che ha voluto suicidarsi, che, come dice Levi, prima di commettere l’atto, l’ha meditato a fondo.

Alcuni giorni prima del fatidico evento, è venuto a trovarmi. Insieme, quando non m’insegnava a suonare, parlavamo di tante cose e parlavamo a volte anche in inglese (era laureato in inglese). Gli piaceva, quand’era da me, mentre io ero impegnato con qualcuno dei miei studenti, prendersi un romanzo dalla libreria, mettersi su una sedia a dondolo e leggerselo. Era ghiotto di sentire storie di vita di altri paesi. Non era mai stufo di parlare e sentire parlare di Londra. Voleva andarsene via da Biella, dall’Italia, ma amava troppo sua madre, non se la sentiva di lasciarla.

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Biella, città non di vita, ma di suicidi – 3 post, il primo

urlo-munchRipropongo 3 post sui suicidi a Biella che avevo già pubblicato sul mio blog nel 2013. Le cose non sono cambiate, anzi, col passare del tempo, divengono ancora più incalzanti e drammatiche. Come dire, pare che ci sia qualcosa di trascendente, una specie di vocazione al suicidio: il suicidio che invita al suicidio come l’abisso invita all’abisso. Verrebbe da dire, ironicamente, se si può ironizzare su un argomento del genere, si vive così bene in questa piccola città del nord che la gente non vede l’ora di ammazzarsi. Cosa e chi spinge queste persone a quest’atto estremo? Ci dovrebbe essere una ragione: qual è? Valori che non sono più valori? Stili di vita sbagliati? Cieco adeguamento dai risvolti ribelli e inconsci? Problemi economici? Disoccupazione forzata? Bigotto conformismo? Pecoraggine dai frutti insapori? Disperazione esistenziale? Problemi famigliari? Amore che non è più amore, ma catene? Mancanza di strutture adeguate? Rigidità di sentimenti e pensieri? Un pessimo clima? Troppa fantasia, ideali? Poca flessibilità culturale? Cosa, cosa fa sì che thanatos abbia tanta fortuna a Biella?

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Per un contratto sociale planetario – 5 post (2)

Libro_secondo 

“Fino a quando una sola persona nell’intero Pianeta viene ingiustamente maltrattata, tutte le istituzioni che lo compongono non sono degne di esistere,” Orazio Guglielmini 

 

 

 

 

 

Parte seconda:

I 4 io della salvezza

 

Nel caso il primo “Contratto” non fosse accettato, ne proporrei un secondo: sostituire “i 4 io del disastro” ora dominanti sul pianeta Terra con i “4 io della salvezza”.

I 4 “io” del disastro sono: il primo: le religioni. Le religioni, nel loro insieme, rappresentano un “io”. Che cos’è l’ “io” religioso? Menzogna, impostura, regresso, assurdità, discriminazione, odio, nichilismo, guerra. In nuce, le religioni sono un crimine escogitato a tavolino contro l’umanità. Il secondo: i monarchi. I monarchi, nel loro insieme, rappresentano un “io”. Che cos’è l’ “io” dei monarchi? È il proto-crimine, il crimine iniziale della nostra civiltà, e tale è rimasto. In due parole, il più forte uccide il più debole. Il terzo: i mezzi-uomini (i politici). I mezzi-uomini, nel loro insieme, rappresentano un “io”. Cosa rappresenta questo io? Il crimine istituzionalizzato, l’ingiustizia legalizzata, il dispotismo gerarchico come visione del mondo. Il quarto: il capitalismo. Il capitalismo, nel suo insieme, rappresenta un “io”. Che cos’è l’ “io” capitalista? È sfruttamento e inumanità legittimati e approvati dalla legge al servizio dei banditi al potere.

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Per un contratto sociale planetario – 5 post (1) *

Cenno introduttivo

 

C’è una sola via di salvezza oggi nel mondo: occorre cambiare politica, abitudini di vita e direzione. Le istituzioni che ci governano non si possono più curare, sono corrotte e marce dalle fondamenta alla sommità. Tutto l’apparato istituzionale è cancerogeno. Non regge più, fa acqua da tutte le parti, è giunta la sua fine. Dobbiamo crearne uno nuovo. Non abbiamo scelta. 2 + 2 questa volta fa 4 e 4 sono. E questo vuol dire: o facciamo qualcosa o l’umanità è già morta.

Ovvio, prima di poter applicare un “Nuovo Contratto Sociale” a livello planetario, qualcuno dovrà fare il lavoro sporco.

Il concetto di questi abbozzi è vecchio. I suoi creatori li si trova lungo tutta la storia, ma quelli che più l’hanno teorizzato sono Rousseau, Marx, Engels e gli utilitaristi inglesi, in particolare Jeremy Benthan e John Stuart Mill la cui massima è:“la più grande quantità di felicità per il più grande numero di persone.” Sarà anche la nostra massima.

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Gli extracomunitari di Marcinelle e il primo maggio

 

“Fino a quando una sola persona nell’intero Pianeta viene ingiustamente maltrattata, tutte le istituzioni che lo compongono non sono degne di esistere,”   Orazio Guglielmini

 

 

 

Non so quanti anni hai tu, Rossi, ma io ne ho abbastanza per ricordare quell’otto agosto del 1956, disse Orazio Guglielmini a Rossi quella mattina mentre salivano sul monte Cucco. Ero ancora un ragazzo. Ricordo comunque tutto. Ricordo la signora Giuseppina che, non appena sentita la tragica e funesta notizia, si era messa subito a urlare a più non posso e a strapparsi i capelli in mezzo alla strada: qualcuno le aveva comunicato che suo marito era rimasto seppellito in una miniera in Belgio. Non solo lui. Altri duecento sessantanove minatori italiani avevano fatto la sua stessa fine. Lì, intrappolati come topi, a centinaia di metri di profondità; lì, in quei buchi, cunicoli e pozzi, a morire con la bocca piena, non di pane, ma di terra e carbone.

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L’inesistenza di Dio: un inganno contro l’umanità durato millenni – 4 post, il quarto e ultimo *

 

In principio Dio non creò né il cielo né la terra, ma furono gli Elohim, o chi per loro, che hanno reso coltivabile un campo dove c’era dell’acqua e della sabbia

 Mauro Biglino

 

Biglino, tenendo conto della cattiveria e dell’inumanità di Yahweh, nella seconda parte del suo DVD, “L’invenzione di Dio”, e giustamente, s’indirizza ad un ipotetico team di giuristi e chiede loro d’istruire un processo contro quest’Essere, contro l’infinita crudeltà e perversità di Yahweh. E si chiede anche, nel caso Yahweh venisse condannato in questo ipotetico processo, se fosse possibile pensare successivamente di mettere in stato di accusa i due miliardi di credenti che difendono, avallano e giustificano il comportamento di Yahweh. Quindi mettere sotto processo tutti coloro che dicono che Yahweh ha fatto ciò che ha fatto perché era nel giusto e nel compassionevole e, infine, perché era Dio.

Io, Francis Sgambelluri, sottoscrivo da subito questo processo contro Yahweh e contro tutti i suoi sostenitori. Il mio libro, “L’Indifferenza divina”, difenderà e giustificherà questa mia posizione. Propongo anche di fare altrettanto a tutti coloro che si sentono offesi, ingannati e umiliati da questo crimine contro i popoli della Terra.

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Lis Finn ovvero innamorarsi

Intanto, chi è il protagonista di questo romanzo? Lui-uomo o lei-donna? Di cosa parla? Dell’argomento più vecchio e più giovane al mondo: l’amore. Tutto invecchia, ma non l’amore. Questo non ha età, ha una storia, non un’età. Tra l’amore di Penelope per Ulisse e l’amore di Anna Karenina per Vronskij, c’è differenza geografica e storica, ma non di sentimenti.

Dov’è ambientato e in che periodo? È ambientato in Australia e in Danimarca e si svolge durante gli anni Settanta e la rivoluzione sessuale di quel tempo.

Dunque, l’incontro di Lis-Frank o Frank-Lis, è l’incontro di due cuori e i cuori, come si sa, sono anarchici, non hanno regole, anzi delle regole i cuori se ne infischiano. L’incontro Lis-Frank o Frank-Lis è l’incontro di due anime, di due spiriti, di due culture diverse, di due grandi passioni, due grandi amori che in una serie d’incontri-scontri, scoperte e incomprensioni, frustrazioni e voglia di capirsi, ragionamenti e incongruenze, ognuno a modo suo viene a conoscenza d’una verità profonda, una verità di cui gli esseri umani sono fatti, ma che pochi conoscono. Un viaggio, il loro, nei labirinti e nelle regioni più profonde e inesplorate dei sentimenti umani.

Andrew e la fatica di crescere

 

 

 

“Andrew e la fatica di crescere” è un romanzo di formazione. Perché un romanzo di formazione? Perché, da giovane, avrei voluto tanto leggere un romanzo di formazione, ma quelli che ho trovato sul mercato non mi sono piaciuti per nulla. Sto parlando de “gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister” di Goethe, de “ritratto dell’artista da giovane” di Joyce e de “il giovane Holden” di Salinger, tre romanzi esasperati e individuali che puntano a uno stile di vita in cui io non mi riconoscevo affatto. Insomma, il primo è un burattino pubblico e poco padrone di sé, il secondo è pieno di idee religiose e il terzo è infantile e poco convincente. Così ho deciso di scrivere io stesso il mio romanzo di formazione. È così che nasce “Andrew e la fatica di crescere”. Chi avrà letto i suddetti romanzi e poi leggerà il mio, capirà la differenza. Chi, invece, vuole un piccolo anticipo del racconto, eccolo:

“Nella vita, nipote,” disse lo zio Carlo una sera, “nella vita a volte accade che le voci che un tempo ti sembravano melodiose e accattivanti, ti diventino rumori stridenti; accade che le grandi città cessino di attrarre; che l’oro, i diamanti, i gioielli, tutti gli oggetti più preziosi di questa terra, si trasformino in cose volgari; che i palazzi più sfarzosi divengano prigioni asfissianti; che le rivoluzioni perdano il loro significato, le avventure il loro sapore, la famiglia, l’inviolabile famiglia, accade che anch’essa vada a pezzi e le ambizioni, i desideri, gli amori, tutti tizzoni spenti; allora, e solo allora la vita, la vita spoglia di tutti questi ideali, spoglia di tutte queste ombre, ti appare veramente per quello che è: un fiocco di neve nel mezzo d’una tempesta. È a questo punto che vedi, e per la prima volta, il vero volto del mondo, il vero aspetto delle cose, la loro intima nudità. Questo sguardo nel midollo dell’universo, nipote, questo sguardo illuminante, per un vecchio come me, è l’unica cosa che conta.”

Tarcisio Pietro Evasio Bertone

 

il cardinalissimo, il cristianissimo, l’arcivescosissimo, il cattolicissimo, il porporatissimo santo uomo di chiesa italiano, ha rubato, scrive l’Espresso, 400mila euro, cioè 800 milioni di vecchie lire, dalla fondazione dell’ospedale del Bambin Gesù a Roma.

Niente male!, fece Rossi.

Infatti, fece Guglielmini.

E per fare cosa poi?

Per ristrutturare il suo mega lussuoso alloggio nella capitale.

E questo si chiamerebbe un cristiano?

Ma per favore!

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L’inesistenza di Dio: un inganno contro l’umanità durato millenni – 4 post, il terzo

In principio Dio non creò né il cielo né la terra, ma furono gli Elohim, o chi per loro, che hanno reso coltivabile un campo dove c’era dell’acqua e della sabbia,

Mauro Biglino

L’autore de “L’invenzione di Dio”, dopo aver sorvolato sui presenti sei, sei, sei, sei milioni di ebrei uccisi per fame e per altro nei diversi paesi del mondo, dopo aver sorvolato sui crimini stalinisti, sulla seconda bomba atomica che gli americani gettarono su Nagasaki e sul nazismo e sugli altri sei milioni di ebrei uccisi durante la Seconda Guerra Mondiale, arriva al punto, al crimine dei crimini, quello commesso del più grande assassino e killer di tutti i tempi, il crimine di Yahweh contro l’umanità!

Sostiene che l’intero Antico Testamento è un compendio di crimini: genocidi, stragi, stermini, femminicidi, infanticidi, femminicidi selettivi, infanticidi selettivi, ecc., con l’aggravante della crudeltà e della gratuità.

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L’inesistenza di Dio: un inganno contro l’umanità durato millenni – 4 post, il secondo

In principio Dio non creò né il cielo né la terra, ma furono gli Elohim, o chi per loro, che hanno reso coltivabile un campo dove c’era dell’acqua e della sabbia,

Mauro Biglino

 

Mauro Biglino dice: “Io non parlo di Dio perché la Bibbia non parla di Dio. Nella lingua ebraica non c’è neppure la parola che indica Dio. Il testo sacro che indica Dio non ha neppure il termine Dio.

“Dell’Antico Testamento se ne devono occupare i genetisti, i paleontologi, si devono occupare appunto scienziati, storici, filologi, antropologi, psicologi, linguisti, ma non se ne devono occupare i “teologi!”

“La Bibbia è uno dei tanti libri che l’umanità ha scritto lungo la sua storia e come tutti i libri di storia contengono delle parti vere, delle parti false, delle parti cancellate, delle parti riscritte, delle parti sottolineate, delle parti aggiunte, delle parti che sono state rese iperbole… La Bibbia (libro di storia) parla d’un individuo che è stato trasformato in Dio.

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L’inesistenza di Dio: un inganno contro l’umanità durato millenni – 4 post, il primo *

In principio Dio non creò né il cielo né la terra, ma furono gli Elohim, o chi per loro, che hanno reso coltivabile un campo dove c’era dell’acqua e della sabbia,

Mauro Biglino

Era inevitabile che prima o poi questo si scoprisse. Tutti gli uomini più intelligenti e geniali della Terra hanno sempre sostenuto l’inesistenza di Dio, sempre detto e scritto che la sua esistenza era dovuta alla nostra ignoranza, alla nostra paura della morte e alla cattiveria di certi uomini nel volere, con ogni mezzo, strumentalizzare e approfittare dei loro simili.

Oggi questa verità è saltata definitivamente fuori. Dio, infatti, non esiste, Dio non è mai esistito, Dio non è un pianeta nascosto dietro una stella, non è un atomo, una particella, non è un oggetto che si possa vedere e toccare, non è neppure spirito o qualcosa di trascendente, Dio è una bugia, un’invenzione, e le invenzioni non si scoprono come Colombo ha scoperto l’America e Einstein la relatività generale, ma s’inventano, come, appunto, è stata inventata l’esistenza di Dio.

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La fisica come esercizio spirituale, 5 post, il quinto e ultimo

L’invenzione come fuga

 

Le interpretazioni, con la benedizione di Nietzsche e degli ermeneutici, sono sacrosante, ma soggettive, approssimative nelle loro stime e tappabuchi temporanei. Ad esempio, per la scienza, la Bibbia non è da interpretare, è solo un libro zeppo di crimini e di stoltezze mentali (anche questa è un’interpretazione, però, reale!); per la scienza, la povertà non è da interpretare, è un fatto sociale che crea sofferenza, miseria, dolore; per la scienza, il cancro non è da interpretare, è un fenomeno che uccide il corpo che l’ospita; per la scienza, l’ingiustizia non è da interpretare, è una barbara prepotenza applicata dai forti sui deboli. Almeno sul pianeta terra, queste vicende, e un milione di altre ancora, non sono interpretazioni come le vogliono gli ermeneutici e il nostro caro Nietzsche, sono fatti reali. La morte esiste, così il mare, il sole, la Via Lattea e questa è scienza. Io distinguo quindi tra scienza e interpretazione. La scienza è una, le interpretazioni sono tante, tante quante sono gli esseri umani sulla terra.

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Attacco all’Europa! Terrore a Bruxelles!

Che tristezza! Che delusione! Ho visto per terra molti innocenti, molti di quelli che muoiono senza un perché e senza onore; ho visto per terra le solite vittime, quelle che insanguinano da sempre il suolo europeo, ma non ho visto giacere per terra nessuno dei veri responsabili di questo massacro. Eppure la capitale europea brulica di questi criminali.

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La fisica come esercizio spirituale, 4 (+1) post, il quarto

L’invenzione come fuga

 

Quando del reale è stato detto tutto, ecco apparire la strega, la prostituta di ogni tempo e di ogni luogo: l’invenzione. Questa crea altri mondi. E, guarda caso, in questi nuovi mondi, tutti, nessuno escluso, possono costruirsi quello che desiderano e come lo desiderano. Qui, in questi nuovi mondi, tutti hanno ragione, nessuno può essere contraddetto, anche se la sua ragione è una ragione che sragiona. I prodotti fantastici nessuno può smentirli. E come si potrebbero smentire i deliri della mente, perché, in realtà, di deliri si tratta. Forse c’è stato qualcuno dopo il suo volo pindarico o dopo la morte che è tornato dal suo mondo immaginario per dirci com’è e come funziona realmente?

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Amore o procreazione?

Quando ci innamoriamo, in quale step finiamo, nel primo o nel secondo (e lasciamo in pace gli altri “steps” e le patologie sentimentali)? In altre parole, finiamo nella categoria animale o in quella umana? Non dimentichiamo che umani non si nasce, umani si diventa, come si diventa cinesi o falegnami.

Il primo step è l’amore a prima vista, l’amore da tutti ambito, ma l’amore a prima vista non è, in realtà, amore, è riproduzione, è fare il gioco della natura, è istinto di procreazione, è vita che richiede altra vita. In termini culturali, l’amore a prima vista, è lussuria, concupiscenza, libidine, sesso, combattimento: due caproni che si scontrano e si ammazzano per una capra, è tutto quello che si vuole, eccetto che amore.

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Petaloso

Leggo su Internet: “Matteo, un bimbo di soli 8 anni, ha ricevuto una lettera direttamente dall’Accademia della Crusca, a seguito del nuovo neologismo creato dal nulla: petaloso.”

Ecco cos’altro scrive la grande accademia della crusca: Qual è stata la risposta dell’Accademia della Crusca al quesito cosa significa petaloso? “E’ una parola ben formata, chiara e bella, che potrebbe essere utilizzata nella lingua italiana, come le altre parole formatesi nel medesimo modo”. E’ questo il succo della risposta, giunta al piccolo genio della lingua italiana, dell’Accademia della Crusca.

Ma come si può dire “creato dal nulla” quando il sostantivo “Petalo” è su tutti i dizionari italiani? Basta solo aggiungere “so” per formare la parola spregiativa “petalo-so”

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Prima di morire, Rossi, scrivi il tuo testamento!

 

Se non hai ancora scritto il tuo testamento olografo, Rossi, non perdere altro tempo prima di farlo, scrivilo subito! Lo sai, dovresti ormai saperlo che non si è mai troppo vecchi per la Signora delle tenebre. Cosa? Niente, avrei dovuto dirtelo prima, ma pensavo che… Ok, ok, come si dice, meglio tardi che mai. Te lo dico ora, in questo post.

Vedi, io, il mio testamento olografo, l’ho già scritto da tempo e devo dire che dopo averlo fatto, mi sono sentito subito meglio, molto meglio. Sapevo che da quel momento in poi, se mi fosse successo qualcosa, avevo ormai organizzato le cose secondo il mio volere. È importante questo, Rossi, forse la cosa più importante della nostra vita. Pensa, pensa se non avessi già scritto il mio testamento e fossi morto, pensa a tutta quella burocrazia, notai, avvocati, preti, impiegati vari, iene, parenti, e tasse qui e tasse là, pensa, Rossi, pensa a cosa sarebbe potuto succedere se io non avessi già stilato il mio testamento: un casino!

Certo, potresti dire: “Aspetta un momento, Orazio. Fammi capire. Insomma, a te, a quel punto, cioè dopo che sei morto e stramorto, che cosa te ne importa del testamento e di come andranno a finire le cose?”

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Pupi di ghiaccio che camminano nel deserto

A proposito, Rossi, oggi è il primo giorno del nuovo anno, lo sapevi? Ti ricordavi? Ti interessava saperlo? Forse sì, forse no. Non ha importanza. In ogni modo, ora te l’ho ricordato io. E adesso che l’ho fatto, cosa dirti? Non lo so, ti dico comunque questo. Non dimenticare che siamo solo dei pupi di ghiaccio e stiamo camminando nel deserto del Sahara e sotto un sole cocente. Davanti a noi? Il deserto. Dietro di noi? Fumo. Il presente? A questo ci aggrappiamo!

Sii felice, amico mio. Fai del 2016 il tuo anno! Si vive una sola volta, non dimenticarlo. Succhia il midollo tanto quanto puoi dalla “signora vita”. Sotto sotto, lo sai anche tu, è quello che più desideri, che più vuoi. Vivi allora la tua passione fino in fondo. Non tradirla! Auguri e buona fortuna, e un forte sentito abbraccio!

La fisica come esercizio spirituale, 4 post, il terzo

Lo spirituale religioso

 

Chiedo scusa in anticipo, non ai preti e ai bigotti, ma a tutti quei credenti che sono credenti perché non sanno, perché la religione loro la subiscono ma non la capiscono. Io non voglio offenderli, né voglio offendere la loro innocenza, la loro sensibilità, e tanto meno il loro bagaglio spirituale. Quindi, per favore, chi di voi è sicuro del suo credo, eviti di leggere questo post, grazie.

È chiaro allora, da quello che abbiamo detto nel post precedente, “lo spirituale fisico”, che “lo spirituale religioso” è solo una volgarizzazione dello spirituale fisico. Non può essere diversamente. Nello spirituale religioso non c’è nulla di vero, di genuino, di propriamente umano. E come potrebbe esserci se è tutto inventato? Tutta l’opera di Nietzsche può essere sintetizzata in questa frase: “Abbiamo inventato l’ideale per negare il reale”. E nessun’altra istituzione al mondo ha così tanto arrogantemente e vergognosamente insultato il reale quanto l’ha fatto e lo sta facendo la Chiesa Cattolica Romana.

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La fisica come esercizio spirituale, 4 post, il secondo

Lo spirituale fisico

Non è difficile capire questo concetto. Il mondo è un pezzo di granito, un involucro, un sacco appeso nello spazio zeppo di atomi, i suoi mattoni e costruttori. In altre parole, è tutto materia. Quando pensiamo al nostro caro gatto, pensiamo a lui in modo fisico, perché il pensiero gatto è composto da atomi, da cose fisiche, da piccolissimi corpi materiali. Non c’è che questo in tutto quello che scorre e formicola nel nostro cervello e nei suoi neuroni e sinapsi. È questo ciò che ci insegna la fisica.

Quali sono, allora, le esperienze che creano lo spirituale? Praticamente tutte. Quelle più ovvie sono le esperienze che scaturiscono in noi da forti emozioni, come la meraviglia, lo spavento, lo stupore, lo shock, l’amore, i terremoti, la furia d’un mare in tempesta, la guerra, la perdita d’una persona cara, il senso dell’ignoto, queste esperienze e molte altre ancora, creano nella nostra psiche delle forti impressioni, sentimenti, stati d’animo; emozioni che si imprimono fortemente e profondamente nel nostro cervello. Sono esperienze queste che si fissano e si cristallizzano in noi e che, col tempo, diventano parte del nostro patrimonio mentale e spirituale.

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La fisica come esercizio spirituale, 4 post, il primo

 

Due concetti “spirituali”: quello fisico e quello religioso

 

Il cervello ha tre principali modi di pensare, almeno così ci dicono gli antropologi: istintivo, razionale e meditativo. Il primo è il più veloce, il secondo è più riflessivo e il terzo più contemplativo.

Per dare qualche esempio, potremmo dire che il primo, il pensiero istintivo, è naturale, non possiamo governarlo, non ne abbiamo controllo. Se toccassi un oggetto rovente col dito, il trarsi indietro della mano sarebbe immediato e molto rapido. Questo modo di agire e reagire di fronte all’imprevisto è determinato e può essere salutare, ma anche fatale, come quando ci immobilizziamo di fronte ad un pericolo.

Il secondo, il pensiero razionale, riflette sul fare prima di agire. Se volessi organizzare una cena, prima dovrei pensare alla data, poi al numero degli invitati, poi al menu, poi a come assegnare i posti a tavola, poi come distribuire le vivande, le bevande ecc.

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