Chi è realmente il Papa? 5 post, il terzo

 

foto (2)Il Papa non è un essere umano.

È un salaud, direbbe il filosofo francese, Jean-Paul Sartre, perché prende per vero ciò che fa. E io aggiungo che oltre a essere un salaud, è anche un essere che non appartiene al terzo pianeta del Sistema solare. Come potrebbe appartenere? Nega la sua natura e negandola nega anche i suoi genitali e, senza genitali, la specie umana, nel giro di pochissimo tempo si estingue e sparisce dalla Terra. Il suo comportamento anti-natura e anti-umano, lo esilia dalla specie a cui appartiene. Il Papa non è un essere umano, è, tutt’al più, un aborto umano. Questo e molto altro conferma la sua disumanità.

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Chi è realmente il Papa? 5 post, il secondo

 

foto (2)La sua ladroneria diretta e indiretta.

Questa avviene quando la Chiesa ruba, con le buone o con le cattive, le ricchezze degli altri, quando elabora testamenti falsi, quello di Costantino ad esempio, quando chiede indulgenze e vende ai credenti ossa di animali spacciandole per quelle di Cristo, quando lo IOR, la banca del Vaticano, fa affari coi mafiosi, coi delinquenti, coi ladri legalizzati, quando chiede dei lasciti ai morenti, quando gli propina messe post mortem e il paradiso, quando chiede ai contribuenti l’8 per mille, quando si fa pagare per funzioni che non hanno nessun valore, tutto questo e molto altro fa parte della sua ladroneria diretta e indiretta.

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Chi è realmente il Papa? 5 post, il primo

 

 

“Chi ha paura della realtà,

si astenga dal leggermi,

io sono realtà.”

Orazio Guglielmini

 

foto (2)Avrei voluto iniziare questo scritto con le buone azioni, pensieri e fatiche del Santo Padre, con il suo buon influsso etico, morale e spirituale su tutti noi, con la sua carica di vita positiva e umana sulla società e sulla nostra vita quotidiana, e questo che Dio esistesse o meno, data la grande necessità di valori positivi e sani di cui l’umanità ha tanto bisogno, ma a una analisi accurata e profonda, non mi è stato possibile, non se volevo attenermi alla realtà, perché, come vedremo, dietro la santa immagine del Santo Padre, si nasconde un tutt’altro personaggio.

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Arte, politica, follia o cosa?

 

“250 milioni di dollari per una tela vi pare normale, umano, bestiale o addirittura una presa in giro mega-galattica?”

 immagine-joueur-de-carteProvate a immaginarvi un campo di grano, un altro di girasoli e un altro ancora di fiori di primavera e, dall’altra parte, queste 3 tele di Paul Cezanne: “I giocatori di carte”, “Mont Sainte-Victoire” e “Chateau Noir”. Ora, se io dovessi scegliere fra i 3 quadri di Cezanne e i 3 campi, senza esitazione sceglierei questi ultimi, per non dire che se dovessi scegliere ancora fra Cezanne e un contadino, ovviamente sceglierei il contadino. Con questo, con il contadino, si mangia, col primo, con il pittore, si fa la fame. Questo mi porta a dire che i valori, nella nostra società, sono capovolti: l’indispensabile diventa inutile, non apprezzato, svenduto e quello che lo produce muore nella miseria, mentre il non necessario, l’arte in questo caso, non ha prezzo.

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La realtà del credere è che non si può credere

 

“Chi ha paura della realtà,

si astenga dal leggermi,

io sono realtà.”

   Orazio Guglielmini

 

Piccolo cenno introduttivo. Non voglio né offendere, né mortificare, né ferire e tanto meno cambiare la credenza altrui. Quello che scrivo, lo scrivo perché dentro di me c’è una morale, un’umanità, un’etica sociale, una voce che mi dice che devo farlo. Poi, ognuno di quelli che mi leggeranno, trarrà quel che vuole dai miei scritti.

foto (2)Sei concetti che hanno il dovere, il dovere umano e sociale, di dimostrare l’infondatezza della credenza religiosa. Quali sono? Il primo è quello “ignorante”, il secondo quello “egoista”, il terzo quello “avveduto”, il quarto quello “assoluto”, il quinto quello della “volontà di fede” e il sesto e ultimo quello “agnostico”. Anche l’ateo è uno che crede, ma il suo ateismo proviene da Democrito, Epicuro, Lucrezio ed è un ateo atomista, materialista, fisicalista e non ha nulla a che vedere coi suddetti credenti. E ora proseguiamo per ordine illustrando questi sei concetti.

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Lettera aperta al Sindaco di Biella, Marco Cavicchioli

 

foto (3)Egregio signor Sindaco di Biella, nel caso non fosse al corrente, sappia che la sua/nostra città sta diventando un canile, è dominata notte e giorno dai latrati di cani, cani di tutte le taglie e di tutte le razze.

Io abito in via Addis Abeba e mi alzo il mattino con l’abbaiare dei cani e vado a letto con l’abbaiare dei cani: non è una musica piacevole con la quale svegliarsi il mattino e andare a letto la sera, mi creda.

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“Per amor di Patria” – racconto *

 

foto (3)Quella notte Walter fece un sogno. Sognò prima una, poi due, poi tre e poi tutto uno stormo di cornacchie che gli volavano sulla testa mentre stava facendo un picnic in montagna con moglie e figli. Ad un certo punto le cornacchie avevano iniziato ad aggredirli. Tentò di colpirle con un bastone. Ne buttò a terra parecchie. Le cornacchie allora si allontanarono emettendo stridenti gracchi. S’accorse che non tutte se n’erano andate. Una di esse si era posata su un albero secco, senza foglie che prima non c’era. Il paesaggio era cambiato, da tutto verdeggiante a tutto arido e apocalittico. Moglie e figli, spariti anche loro. Ogni cosa intorno a lui si era trasformata. La cornacchia rimasta spiccò il volo e si gettò con violenza su di lui. Walter, quand’era ancora in volo, aveva cercato di vibrarle un colpo di bastone. La mancò. Si era posata sulla sua spalla sinistra conficcandovi gli artigli. Cercò di afferrarla con le mani, strapparla via. Non ci riuscì, gli erano venute meno le forze. La cornacchia iniziò a beccarlo, a strappargli lembi di carne. Walter, non riuscendo più a togliersi di dosso quell’uccellaccio, iniziò a dimenarsi. Si svegliò. Accese la luce. Sua moglie dormiva al suo fianco. La guardò. Sentì il bisogno di andare a vedere i figli. Si alzò senza fare rumore, entrò nella loro camera, vide che anche loro stavano dormendo. Rimase lì a guardarli per qualche istante. Voleva accarezzargli il viso, così tenero, innocente, ma non lo fece per paura di svegliarli. Ritornò a letto e subito dopo la sua testa fu invasa dal brutto sogno che aveva fatto.

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Agosto, vacanze 2017

 

foto (3)Sento già i raggi del sole e l’aria del mare sulla pelle, il lamentarsi dei piedi scalzi e sensibili che fanno i primi passi sulla ruvida sabbia, sento l’odore dell’acqua salata, sono già sul bagnasciuga, il primo tuffo, le prime bracciate, la prima nuotata. Stupenda! Mi metto supino e mi lascio cullare dalle soft onde mentre gli occhi, meravigliati e pieni di stupore, sbirciano l’immenso profondo blu che si spalanca sopra di loro. È a questo punto che mi raggiunge la voce di Lorenza dicendo:

“Non ci sono parole”.

“Proprio così, rispondo io, non ci sono parole. E nel caso ci fossero, la realtà le sfuggirebbe comunque”.

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Donna allo specchio

 

Dedico questo racconto a tutte le donne.

 

foto (3)Era primavera e gli orti i campi le colline le montagne erano tutti coperti di verde e di colori; era primavera e i fiori sbocciavano, gli insetti pullulavano e gli uccelli cinguettavano; era primavera e tutto prendeva vita, cresceva, maturava. La giornata era bella, piena di sole tersa calma, un sogno. Due donne, una sposata e con figlia e l’altra nubile, sedevano sotto un ciliegio. La prima ruppe il silenzio.

“Esci con Gigi stasera?”

“Non lo so”.

“Non lo sai?”

“Lui fa sul serio e io non mi sento ancora matura per seguirlo fino in fondo.”

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Lettera aperta a Giuliano Amato, politico

Avevo scritto, nel 2013, un post affrettato dal titolo “Il politico Giuliano Amato e il proletario Francis Sgambelluri”, che ora voglio ritoccare cambiando anche il titolo: “Lettera aperta a Giuliano Amato, politico”. Il post originale iniziava così, più o meno, e così l’ho lasciato.

foto (3)Con il capitalismo* monarchico, il capitalismo ecclesiastico, il capitalismo borghese e il capitalismo nazi-fascista, mister Giuliano Amato, ci siamo tutti nati. Oggi, agli albori del Ventunesimo secolo, si è aggiunto un altro tipo di capitalismo, il capitalismo politico. Naturalmente il capitalismo politico c’è sempre stato, ma mai prima si era manifestato così deciso, aggressivo e spietato. Sta andando infatti alla grande, particolarmente nel Belpaese – Craxi, Bossi, Berlusconi, Grillo, tanto per fare il nome di qualcuno. E non solo. Come conseguenza, vista la sua nuova funzione, il politico capitalista ha portato al minimo i suoi impegni lavorativi, li ha ridotti a solo due funzioni: fare false promesse al popolo e prendere per i fondelli i votanti. Aggiungerei una terza funzione. Non so come definirla di preciso, ma è ciò che io penso. Oggi il politico, questo signore da sempre creduto un paladino della patria, se fosse necessario, sarebbe pronto a mandare in rovina anche il suo paese, soprattutto il suo paese, purché lui non perdesse il suo carissimo e preziosissimo posto, quello del politico capitalista.

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Josè Mujica, il “Presidente più povero del mondo”

 

foto (3)C’è un solo politico, per quello che ne so, su tutta la Terra, che sia degno di questo nome e va scritto con la P maiuscola, e questo politico si chiama José Mujica, il presidente dell’Uruguay, e cioè il presidente più povero, più umano, più dignitoso, più onesto e più politicamente avveduto e democratico al mondo. Il resto dei politici, per come la vedo io, e poco m’importa per come la vedono gli altri, è solo una volgare congrega di banditi legalizzati e nulla più.

Agostino d’Ippona, almeno per una volta nella sua vita, aveva visto giusto quando scrisse:

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Tiziano Terzani e cosa vuol dire “capire” e “non capire”

 

foto (3)Quando il dottore disse a Tiziano Terzani: “Signor Terzani, lei ha il cancro”. Terzani, sentendo queste parole, non si commosse, non si disperò, fu come se la cosa non lo riguardasse. Come dire, se a questa notizia non si fece una beffarda sghignazzata, fu comunque come se l’avesse fatta. In quel momento, però, lui, Terzani, non aveva capito in pieno tutta l’importanza di quella frase: “Signor Terzani, lei ha il cancro”. C’è voluto del tempo prima che capisse tutti i risvolti e le conseguenze tragiche e drammatiche di questa frase. Poi, via via che prendeva coscienza, via via che il tempo passava, che si rendeva conto del male che l’aveva invaso, Tiziano cambiò radicalmente attitudine. La cellula maligna che si era introdotta nel suo corpo e che aveva già iniziato il suo cammino distruttivo uccidendo sistematicamente tutte le cellule benigne che si presentavano nel suo percorso, non scherzava. Terzani a questo punto aveva capito in pieno il significato delle parole del dottore. Queste si erano messe a fischiare nelle sue orecchie. Dunque capì quello che doveva capire e fare.

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Charlie Gard, così giovane e nonostante ciò così conosciuto nel mondo intero

 

foto (3)Questa vicenda ha ormai superato ogni limite. Ma chi ci dice, poi, che non sia tutto uno sporco gioco a danno del popolo pecorone e sentimentale? E non solo. Chi ci guadagna in tutta questa assurda, discriminatoria e losca vicenda?

1)      I giornali, i rotocalchi, la tivù, il web, ecc.

2)      La Brexit.

3)      I genitori del bambino. Qualcuno, forse, gli ha offerto un sacco di soldi, purché stessero al gioco e tenessero il becco chiuso.

4)      Tenere poi col fiato sospeso milioni, se non miliardi di esseri umani in giro per il Pianeta, è un grande successo per i manipolatori di esseri umani.

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Affari di famiglia – racconto

 

foto (3)I due fratelli avevano trascorso quasi tutta la notte, e non era la prima volta, a discutere sul loro padre. Non era un esempio di padre, il Ferrelli, per nulla. Aveva lasciato morire le loro due sorelline poco dopo la nascita, aveva mandato via di casa il loro fratello maggiore, aveva spinto giù dalla scala la loro madre malata – che poi morì in ospedale -, non aveva mai voluto lavorare, aveva sempre mangiato sulle spalle degli altri e quando si era sposato, a carico della moglie, mandando alla rovina la famiglia di quest’ultima. E non solo. Aveva fatto morire di crepacuore anche il proprio padre e si era appropriato, con le buone o con le cattive, di tutto il patrimonio della famiglia.

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“Mais” romanzo di Vittorio Bocchi

 

foto (3)Ci sono immagini forti e indimenticabili in questo romanzo: Adalgisa che si sposta da un lavoro all’altro portando con sé i suoi tre marmocchi, Otello, Cassio e Desdemona in una carriola; il Maino che siede nell’ombra a capotavola sbirciando lascivamente le femmine mentre mangiano; Cassio che vuole dimostrare a un industriale americano che lui non è da meno; Desdemona che rifiuta di sposare l’uomo che l’ha violentata e vuole crescere il figlio nato dall’abuso da sola; il Beppo che una volta firmato il testamento dal notaio è pronto a morire in pace; Otello che nonostante appaia come il personaggio più incolore e solitario del racconto, è in realtà il più temuto e rispettato; Andrea che sul fronte alpino della carneficina 14-18, si lancia contro una postazione austriaca; la vedova che si aggira per le strade e nel cimitero con un rosario in tasca e trova forza e conforto parlando, non coi vivi, ma coi morti.

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La mia esperienza su Facebook

 

foto (3)I miei amici di Facebook m’invitano a esprimere un’opinione riguardo la mia esperienza su Facebook, e io devo parlarne, no? Per dire la verità questa è una domanda un po’ retorica. È come chiedere a un bambino che si sta sgranocchiando un gelato avidamente, se gli piace, così come chiedere a me di parlare sulla mia esperienza su Facebook dopo averci pubblicato quasi 900 post, oltre a un fracco di twitter e di critiche su degli avvenimenti di cronaca, e tutto ciò in solo sei anni!

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Giacomo – racconto

 

La giornata è stupenda, piena di sole, di verde, di vita; così la veranda, piena di piante e di fiori dappertutto. Fuori, sulla strada, un pullulare di gente che viene, gente che va, gente che entra nei bar e nei negozi e altra che guarda le vetrine. Passa un gruppetto di giovani rumorosi e gioviali, poi dei montanari, degli alpinisti. Una ragazza molto elegante e carina guarda curiosa quel posto immerso tra le montagne. Fai fatica a pensare che sia un’arrampicatrice, però potrebbe esserlo. Ti raggiunge l’odore d’un profumo. Lo riconosci. Ti ricorda qualcosa. Contemporaneamente a questo ricordo senti dentro di te un guizzo, un guizzo che percorre il tuo corpo. Strano, è da tempo che non sentivi qualcosa del genere. Ne senti un altro e un altro ancora. Cosa ti sta succedendo? Decidi. Chiami la signora. Arriva. Le dici che vuoi uscire. Si oppone a questa tua idea. Dice che ha l’ordine di non portarti fuori. La zittisci. Urli. Dopo questa scarica di parole sentite, sei già stanco. Trovi solo la forza di dire che sei stufo di stare in casa. Ti ha capito. S’intenerisce. Cede, contro cuore, ma cede. Ti prepara e non senza sforzi sia da una parte che dall’altra. Infine sei sulla carrozzella, sei in strada, in un giardino pubblico.

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Perché scrivo?

 

foto (3)

Ho scritto Nicolò pensando che non avrei voluto morire senza prima averlo scritto. Ci sono esperienze nella vita di un uomo che non può tenersele solo per sé e neppure portarsele nella tomba. La mia è una scrittura nata dall’esperienza e dal bisogno. Come la madre deve partorire o morire, così io devo scrivere o perire. Il detto: scrittori non si nasce, mi si addice.

Penso che la stessa cosa si potrebbe dire, e non solo di loro naturalmente, di Primo Levi, di Henri Charrière e di Aleksandr Solženicyn. “Se questo è un uomo”, è figlio dell’esperienza dei campi di concentramento nazisti; “Papillon”, è figlio dell’esperienza dei lager della Guyana francese, Un giorno nella vita di Ivan Denisovič”, è figlio dell’esperienza dei gulag russi. È “Nicolò” di chi è figlio? “Nicolò” è figlio dell’esperienza dei lager sociali in cui viviamo.

Una scrittura di denuncia? Affatto. Una scrittura realistica, una scrittura nata da condizioni di vita estreme, al limite del sopportabile.

Perché scrivo? Scrivo perché sono un essere umano e gli esseri umani non possono tacere ciò che li ha più offesi e brutalizzati; scrivo perché sono, nell’anima e nel cuore, un romantico, uno che crede che la vita vada vissuta dignitosamente, ma soprattutto scrivo per tutti quelli che amo, per tutti quelli che rispetto, per tutti quelli che hanno a cuore l’amore per l’esistenza; insomma scrivo perché vorrei condividere con tutti questa magica esperienza che è la nostra e unica vita.

Se domenica 21 maggio vi trovate per caso al Salone del Libro di Torino, io sono allo stand H133, Padiglione 2. Mi farà molto piacere salutarvi di persona.

 

 

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A un figlio dell’Africa 1

 

Questo racconto, oggi primo maggio 2017, è dedicato a tutti i Popoli Lavoratori del Pianeta.

 

foto (3)Orazio Guglielmini si trova in Sudafrica, a Durban, davanti a lui un ragazzo quasi trasparente, pelle e ossa e dallo sguardo fiero che gli chiede l’elemosina. Non gliela dà. Gli viene voglia di parlargli e gli parla. L’altro l’ascolta. Ecco cosa gli dice.

Vedi ragazzo, se tu ti trovi in questa situazione di merda, non è sicuramente colpa tua. Cosa mai avresti potuto fare tu, tu alla tua giovane età, per essere indotto a mendicare? La tua miseria ha una lunga storia e io sono qui per raccontartela. Vuoi sentirla?

Il giovane africano lo fissa e poi muove il capo in segno di sì.

Allora ascolta disse Guglielmini.

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Le università viste per quello che realmente sono: fabbriche mal funzionanti di formattazione umana

 

foto (3)Le università, se ci riflettiamo, non sono come noi usualmente pensiamo che siano, dei luoghi di studio, di sapienza, di saggezza, di libertà d’espressione, di conoscenza sana, obiettiva, di umanità. Non direi, non mi risulta. In realtà le università sono dei luoghi dove l’essere umano viene fortemente e indelebilmente condizionato e strutturato tecnicamente e culturalmente a fare il boss, il despota, il leader. Cosa impara, in fin dei conti, in questi luoghi? Impara l’arte, non l’arte per come vivere in armonia coi propri simili, ma l’arte per come spennarli e impara a farlo vestito con camicia, cravatta e con tanto di patente ufficiale alla mano rilasciategliela dalle università.

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Agli amici del Web e di Internet

 

foto (3)Ieri, il mio webmaster, mi ha fatto notare che avevo molte richieste di amicizia in sospeso. Non lo sapevo. Tante cose non le conosco d’Internet. Ho imparato, da quando ho ceduto alle insistenti richieste dei miei studenti di creare un blog, a utilizzare solo quel tanto di questo strumento che mi permettesse di pubblicare i miei post e di sostenere un dialogo con i lettori.

Dicevo che ieri il mio webmaster mi ha fatto notare che avevo 61 richieste di amicizia in sospeso. E non ci credereste, erano proprio quelli con cui avevamo molti amici in comune. A me viene naturale chiedere l’amicizia a qualcuno, particolarmente quando vedo che condividiamo il sito con tanti altri. Faccio io il primo gesto, questione di spontaneità, di onestà. Se condivido lo stesso desco con altri commensali, mi pare giusto salutarli quando mi siedo a tavola.

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“Se” “Quando” e “Come” cesseremo di esistere

 

foto (3)Il “se” sta per un interrogativo: “Cesseremo veramente di esistere?” Il “quando” sta per “Quando cesseremo di esistere?” Ovvero, quanto tempo passerà prima che il genere umano scomparirà dalla Terra? E il “come” sta: In che modo, oppure “Come cesseremo di esistere? Bruciati, congelati, in un cataclisma cosmico, ci autodistruggiamo, come?”

Partiamo col primo, il “se”, e eliminiamolo subito dal nostro pensiero. È un se retorico. Si sa, non ci sono più dubbi, la scienza astrofisica non è fantasia. È inutile quindi usare il nostro cervello pensando se possiamo o non possiamo vivere per sempre, se possiamo o non possiamo viaggiare in eterno nell’universo, se possiamo o non possiamo spostarci all’infinito da un pianeta all’altro e altri sogni e fantasticherie, perché, in realtà, queste possibilità, non esistono, sono solo assurdi e irrazionali pensieri e esternazioni di quelli che ancora oggi fanno fatica ad accettare il mondo per com’è. Noi, oltre ad essere esposti a un’infinità di pericoli cosmici e fatali di cui non conosciamo neppure la natura, viviamo anche in un pozzo cosmico, il pozzo creato dal sistema solare con la sua massa e, da questo pozzo, non ne verremo mai fuori.

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Che cos’è il battesimo?

foto (3)Infatti, che cos’è il battesimo? Intanto gli apostoli non sono stati battezzati e Gesù stesso (ammesso che sia esistito), anche se è stato battezzato da Giovanni, non ha mai impartito il battesimo. Allora? E cosa vuol dire poi essere battezzati? Lavarsi dal peccato. E quale peccato? E che peccato ha mai potuto commettere un bambino ancora in fasce? E in ogni modo, al tempo degli apostoli, si battezzava gente già adulta, gente che aveva avuto il tempo di pensare e scegliere se voleva o non voleva essere battezzata; se voleva o non voleva credere in un dio. Gesù stesso è stato battezzato a vent’anni e passa.

Ancora oggi, nel linguaggio della Chiesa, il battesimo è rimasto una confusione totale. San Bernardino da Siena, e prima di lui Agostino, diceva che i bambini appena nati non avevano un’anima e quindi non meritavano il regno dei cieli. Oggi la Chiesa, dimenticando tutto il suo sanguinolento e mostruoso passato, sostiene che lo zigote, l’embrione, il feto, la vita biologica sono sacri, mentre fino a qualche secolo fa i bambini non battezzati non erano neppure degli esseri umani, neppure degni di essere seppelliti cristianamente. Le monache, infatti, nei monasteri, come li partorivano li buttavano nelle fogne, li seppellivano in cimiteri improvvisati, ovunque ma non come esseri umani battezzati.

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Per una fenomenologia e un’ontologia della vuotaggine divina – 6 post, il secondo

 

Dedico questo post a tutti gli europarlamentari, capi di Stato e governo che ieri 24 marzo 2017 sono stati ospiti di Papa Francesco in Vaticano: possano essere, questi signori politici, orgogliosi e contenti per il resto della loro vita di questo grande santo evento nella casa di Dio.

 

foto (3)Quindi, chi è Dio? Nessuno. È pura invenzione, un’intuizione metafisica, un concetto vuoto. Insomma, aria fritta dell’aria fritta. L’aria naturale si distingue dall’aria fritta. Nella prima ci sono le particelle, gli elementi, gli atomi, quindi la sostanza, la vita, l’umanità; nella seconda, l’aria fritta, non c’è nulla, nulla di nulla, zero assoluto. Dio è solo aria fritta, quindi politica e religione. E non solo.

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Un paese che ha scambiato gli atomi coi deliri

 

foto (3)“Un Paese senza memoria,” scrive Alberto Arbasino in Un Paese senza, “un Paese senza storia, un Paese senza passato, un Paese senza vissuto, un Paese senza esperienza, un Paese senza conoscenze, un Paese senza dignità, un Paese senza realtà, un Paese senza motivazioni, un Paese senza disposizioni, un Paese senza grandezza, un Paese senza saviezza, un Paese senza salvezza, un Paese senza programmi, un Paese senza progetti, un Paese senza testa, un Paese senza Stato, un Paese senza senso, un Paese senza sapere, un Paese senza sapersi vedere, un Paese senza guardarsi, un Paese senza capirsi, un Paese senza chiedersi?…” p. 8, Garzanti, 1990.

Un paese, aggiungo io, io Orazio Guglielmini, che ha scambiato gli atomi con i deliri, la Terra con il cielo, l’universo con il regno di Dio, i pianeti con i mondi immaginari, la passione con la crocifissione, l’amore con il dolore, la vita con la morte, la matematica con la preghiera, la scienza con la volgarità mentale e la realtà con le divinità;

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Non si può Morire con la Verità degli Altri

 

Dedico questo post a Fabiano Antoniani, morto suicida in Svizzera. Ecco alcune delle sue ultime parole: “Via da quest’inferno, ce l’ho fatta senza l’aiuto del mio Stato.”

 

foto (3)No, non si può morire con la verità degli altri e per un milione di ragioni. Nessuno dovrebbe farlo. Mai al mondo. Con la verità di chi, poi? Di un’altra scimmia? Su, dai. La vita ci appartiene, è nostra, è l’unica cosa che abbiamo di nostro. Ogni essere umano ha il sacrosanto diritto di decidere, in ogni momento della sua vita, della sua esistenza e particolarmente sul suo destino finale. Morire con la verità d’un estraneo? Neppure da morti!

L’unica morte degna è quella che avviene secondo le proprie idee, la propria visione del mondo, la propria filosofia. Non esiste la verità con la V maiuscola, mai esistita. Ci sono miliardi e miliardi di verità, tante quante gli esseri umani sulla Terra, e tutte con la lettera minuscola. Con la V maiuscola c’è solo la verità individuale, quella che ognuno si crea col suo proprio fare.

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“10mila testamenti l’anno a favore del clero e solo a Roma!”

 

foto (3)Non so esattamente come dirlo, ma so che devo dirlo, e così lo dico. Mi auguro che tutti quelli che leggeranno questo post, leggeranno anche l’articolo di Marco Bartolini pubblicato dal “Sole 24 Ore”, 15 febbraio 2013. Su Facebook è stato messo da Erika Secondo Profilo dove io, a mia volta, l’ho preso. Grazie Erika.

Leggendo l’articolo di Marco Bartolini, non ho potuto fare a meno di vedere il vero volto della Chiesa. Ho già qualche idea su questa signora, però devo dire che questo articolo, se è vero tutto ciò che è stato scritto e io credo che sia vero, me l’ha resa ancora più chiara. Non illudetevi, non è un bel volto quello che ho visto. Sicuramente non è un volto amico, un volto sacro, un volto umano che è saltato fuori, affatto. Leggendo l’articolo di Marco Bartolini, il volto che è schizzato fuori è stato quello d’una scimmia assetata di sangue e di crudeltà indescrivibili, una bestia ingorda di poteri, di ricchezze, di intrighi, di perfidie, di malvagità, di tutto, ma non un volto umano.

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La vera Europa unita, c’è mai stata?

 

foto (3)In realtà no. Non si capisce, però, perché gli europarlamentari e i loro portavoce, i giornalisti, continuano a dire che se le cose proseguiranno ad andare come stanno andando, l’Europa unita si sgretolerà. Fake news. Notizie false. Bugie. Ormai, come James Bond ha la licenza di uccidere, così loro, giornalisti e politici, hanno la licenza di sputarci in faccia, a loro gusto e piacere, balle e nonsenso da mattina a sera.

Intanto c’è da dire che l’Europa unita, la vera Europa unita, in realtà non c’è mai stata. E poi di quale Europa unita parlano gli europarlamentari e i loro portavoce? Dell’Europa monarchica, l’Europa papale, l’Europa imperialista, assolutista, capitalista, colonialista, delle multinazionali, delle banche? Se è questa l’Europa che hanno in mente, i suddetti signori, allora questa Europa esiste ed è sempre esistita.

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Fabbriche universitarie e ladri professionali

 

foto (3)Una volta, i carnefici, quando il loro esercito di taglia gola era divenuto forte, si auto-nominavano re, zar, califfi, maragià, imperatori, ecc. In quei tempi non si curavano tanto, questi signori, per come uccidere, rubare, imprigionare, manipolare, lo facevano e basta. Era il loro mestiere, il mestiere di uccidere e rubare.

Oggi, dopo millenni di storia, hanno cambiato stile. Si sono evoluti, addirittura sono diventati banditi legalizzati. Cosa vuol dire? Vuol dire che non uccidono più come uccidevano una volta, oggi, prima vanno all’università, qui imparano tutto quello che c’è da imparare per come fare i taglia gola, e poi, solo poi, uccidono, rubano, imprigionano e manipolano quelli che non hanno avuto le possibilità di andare nelle fabbriche universitarie e imparare a tagliare gole come loro.

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Italiani, non date soldi ai terremotati del Centro Italia

                                                                 Dedicato a Papa Francesco

 

foto (3)Perché dovremmo? Se ci fosse una ragione, allora sì, allora dividiamo tutto quello che abbiamo coi nostri fratelli e sorelle terremotati, ma non c’è una ragione. Qual è la nostra colpa in questo cataclisma? L’abbiamo causato noi? E come? Come e cosa abbiamo fatto per causarlo? Noi non abbiamo causato niente, noi non siamo responsabili di questo disastro, quindi non dobbiamo pagare nulla. Se c’è un responsabile in questa tristissima vicenda, allora questo è l’Altissimo.

E se invece fosse la Natura?, dici tu. La Natura? Ma tra Natura e Dio non c’è differenza. Dio = Natura; Natura = Dio, non dice così Spinoza? Noi siamo, amico mio, in questo nostro meraviglioso paese, nelle mani di Dio e dei preti dalla nascita alla morte, perciò sono loro che decidono la nostra sorte in ogni momento.

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L’Hitler americano

 

foto (3)Gli americani, sotto sotto, consciamente o inconsciamente, sono sempre stati gelosi dei tedeschi e del loro Fuhrer. Infatti, i tedeschi mandarono il loro Fuhrer, Adolf Hitler, al potere democraticamente, così hanno fatto gli americani mandando il loro Fuhrer, Donald Trump, al potere democraticamente. Più chiaro di così non si può.

Ben fatto, bravi americani, ci siete riusciti infine a realizzare il vostro sogno. Complimenti! Ora siete soddisfatti, anche voi avete il vostro proprio Hitler in casa. Mancava nella vostra storia questo tasssellino, ora l’avete. Godetevelo allora. Una cosa ancora ci tengo a dirvela. Non fate lo stesso errore che hanno fatto i tedeschi. Voglio dire: il vostro Fuhrer, per favore, tenetevelo in casa vostra e con tanti auguri!

Nicolò – romanzo

 

foto (3)Un pomeriggio, in Australia, mentre stavo scrivendo qualcosa sulla lavagna, sono svenuto e finito sul pavimento. I miei studenti mi hanno portato subito all’ospedale di South Melbourne. Qui, dopo un controllo, un’iniezione e qualche ora di riposo, mi sono ripreso. Mi hanno detto che era stato solo un collasso, probabilmente dovuto allo stress. Ogni malanno di cui non si conosceva la causa, era dovuto allo stress in quei tempi. I dottori avevano iniziato comunque a farmi prelievi, controlli, esami e verso sera ho potuto ritornare a casa. Avevo 34 anni ed eravamo verso la metà degli anni Settanta.

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La Morte è la cosa più Importante e Preziosa che abbiamo – 3 post, il terzo

Apologia della Signora delle tenebre

 

Questi scritti s’indirizzano a tutti quelli che vogliono vivere bene, vivere in eterno e mantenersi sani di mente, Orazio Guglielmini

 

foto (3)L’arte di vivere non è solo saper filosofare, perché saper filosofare non è necessariamente saper vivere; l’arte di vivere è saper provare, sentire, amare e con tutto il proprio essere, e l’arte di vivere sta nell’arte di saper morire. Chi delude quest’arte, prima o poi lo rimpiangerà. L’arte di vivere è democratica, è vivere e far vivere, è godere e far godere, amare e fare amare. In due parole: è vivere in armonia con se stessi e i propri simili.

Se la vita è vista e vissuta così, la morte, il trauma della fine, non dovrebbero farci paura più di tanto, perché, dopo un’esistenza sana, giusta e ben vissuta, il pungiglione dell’addio si sarà ammorbidito e, chissà, potrebbe anche, a questo punto, essere la benvenuta la Signora delle tenebre. La morte, vissuta umanamente e consciamente, ci aiuta ad apprezzare l’esistenza, ad assaporarla giorno dopo giorno in tutti i suoi aspetti e a prepararci, forse anche serenamente, per il suo gran finale.

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A tutti i preti

Dedicato a don Contin e ad altri sacerdoti coinvolti nei festini di San Lazzaro a Padova

 

foto (3)È a voi, fratelli, non di cultura, ma di specie, è a voi cui m’indirizzo oggi con questo post, e lo faccio chiedendovi alcune cose che da tempo avrei voluto chiedervi.

1          Come potete, giorno dopo giorno, ripetere le stesse vecchie millenarie stantie e ammuffite parole, gli stessi vecchi millenari cancerogeni mortali concetti, le stesse vecchie millenarie morte e zoppicanti funzioni per un essere di cui non sapete nulla?

2          Come potete, giorno dopo giorno, dedicare la vostra vita a un essere che non avete mai visto, mai conosciuto, mai scambiato una sola parola con lui, mai mangiato insieme e mai corrisposto?

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La Morte è la cosa più Importante e Preziosa che abbiamo – 3 post, il secondo

Apologia della Signora delle tenebre

 

Questi scritti s’indirizzano a tutti quelli che vogliono vivere bene, vivere in eterno e mantenersi sani di mente, Orazio Guglielmini

 

foto (3)La morte non vuole essere accettata, la morte vuole essere capita, perché solo così può essere accolta con naturalezza. Avvicinarsi a lei con occhi aperti, è vedere la grandiosità di tutto, dall’atto più ignobile a quello più illustre. La morte è più grande della vita. Questa, a confronto, è poca cosa. Pensa, lettore, pensa alla vita incosciente d’un animale e alla sua morte e avrai la risposta. È la morte che fa nascere la poesia, la religione, la musica, l’amore, la filosofia, la scienza; senza la morte, questi utensili della mente e del cuore non esisterebbero. È lei che accende il lampadario celeste; è lei che illumina tutto. Se il mondo esiste, lo si deve alla Signora delle tenebre.

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La Morte è la cosa più Importante e Preziosa che abbiamo – 3 post, il primo

Apologia della Signora delle tenebre

Questi scritti s’indirizzano a tutti quelli che vogliono vivere bene, vivere in eterno e mantenersi sani di mente, Orazio Guglielmini

 

foto (3)La morte non è mai stata vista per quello che realmente è: vita, senso e liberazione. Vita, perché senza la morte la vita non esisterebbe, e se esistesse, non avrebbe senso, non varrebbe niente e, in ultimo, appunto, l’eternità la negherebbe. Senso, perché non essendo immortale la vita, avendo a disposizione pochissimo tempo, deve ingegnarsi per realizzare se stessa. Non può permettersi di sprecare nulla, ogni secondo, non solo è pieno di valore, ma anche pieno di senso. La morte è liberazione, perché, dopo un certo numero di anni, moriamo e, morendo, liberiamo il campo e ci liberiamo anche dalle catene della vita (la morte, per come noi la intendiamo, non ha nulla a che vedere con il Nirvana ovvero con la cessazione del soffio) e ritorniamo a essere ciò che siamo sempre stati: molecole, atomi, materia inanimata.

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Orazio Guglielmini a suo nipote

 

foto (3)I tuoi trisnonni, nipote, hanno insegnato ai tuoi bisnonni che nel mondo in cui erano nati, la regola d’oro era: MANGIA O SARAI MANGIATO.

I tuoi bisnonni hanno insegnato ai tuoi nonni che nel mondo in cui erano nati, la regola d’oro era: MANGIA O SARAI MANGIATO.

I tuoi nonni hanno insegnato ai tuoi genitori che nel mondo in cui erano nati, la regola d’oro era: MANGIA O SARAI MANGIATO.

Io, tuo nonno, nel caso i tuoi genitori non te l’abbiano ancora insegnato, t’insegno che nel mondo in cui sei nato, la regola d’oro è: MANGIA O SARAI MANGIATO.

È così che funziona il mondo in cui viviamo, nipote, sia nel regno fisico, sia nel regno animale, sia nel regno umano, soprattutto in questo: è il più spietato e barbaro di tutti. E questa sua spietatezza e barbarie, non ci crederesti, la si chiama umanità!

Adesso nipote, adesso che sai, sappi anche che se vuoi una vita buona, interessante e bella, ammesso che esista, devi batterti per averla, è l’unico modo.

Vai ora. Ti aspettano per il pranzo. Io vi raggiungo poi, forse. Dimenticavo: Felice Anno Nuovo!

La religione gioca sporco che più sporco non si può

 

foto (3)Perché derubare un cieco? Perché approfittare d’un vecchio? Per quale motivo imbrogliare un innocente? Perché dare da bere a un ammalato un veleno facendogli credere che sia un medicamento? Perché a un corpo condannato alla polvere gli si vuole far credere che, alla sua morte, andrà in paradiso, il luogo che nessuno ha mai visto? Perché avvalersi degli analfabeti e dei poveri di mente per accrescere il proprio potere e le proprie ricchezze? Perché tanta bassezza umana?

Ecco, a mio parere, la “ragione” più ignobile di tutte le ragioni: quella che deruba e imbroglia i ciechi e gli idioti. E questa è la ragione cristiana per eccellenza, e questo è il suo modo di concepire il mondo, e questo è il fare dei preti, e ciò da quando questi signori sono apparsi sulla scena sociale. Non conoscono un altro modo. Sanno solo mentire, creare imbrogli, dissidi, derubare il prossimo della sua vita e dei suoi beni, vendere l’inesistente, inventarsi l’impossibile e smerciare aria fritta per spirito santo, ecco il loro mestiere, la loro santa professione.

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“Quanto costerà allo Stato?”

 

foto (3)Ecco un triste, falso interrogativo; ecco una frase usata e strausata dai Mass Media che la usano, ovviamente, in modo errato. Allo Stato, e dovrebbero saperlo loro, ma non lo dicono, non costa proprio niente di niente e mai niente. Lo Stato non lavora, lo Stato non ha mai lavorato, lo Stato sa solo prendere e prende con leggi ingiuste, discriminatorie, anti-democratiche e prende dai lavoratori. Le cose funzionano così con questo organismo predatore: chi lavora per davvero fa la fame e chi non fa niente, solo danni, si prende tutto: ecco il fare dello Stato. Non ne ha un altro. Non si deve/dovrebbe dire, “Quanto costerà allo Stato?”, ma “Quanto costerà ai contribuenti?” “Quanto costerà a quelli senza cui nulla nasce, cresce o fiorisce?” “Quanto costerà ai veri proletari e operatori sociali?” Ma mai e poi mai si deve/dovrebbe dire “Quanto costerà allo Stato?”, perché lo Stato non lavora, perché lo Stato non sa neppure cosa sia il lavoro. Come potrebbe, allora, quest’organismo parassitario alla massima potenza, sborsare soldi per il popolo? E dove li prende poi i soldi lo Stato se non nelle casse di quelli che lavorano? Lui, lo Stato, il popolo lo munge, lo deruba, lo sfrutta, lo usa, e tutto questo e molto altro per i suoi porci comodi, per i suoi ideali, per i suoi interessi, per i suoi capricci. Lo Stato non è stato creato per fare funzionare bene la società. Affatto. Neppure per sogno. Tutt’altro. Dimentichiamolo. Riflettiamo un istante: cosa succederebbe allo Stato se la società funzionasse bene per davvero? Lo si licenzierebbe. Ovvio no? E voi credete che lo Stato voglia essere licenziato? Su dài! Lo Stato è stato creato per fare in modo che la società sia sempre sul bordo del precipizio; lo Stato è stato creato per dimostrare che l’onesto cittadino è un criminale e l’impostore un signore, lo Stato è stato creato per far credere che tutto funziona anche quando non funziona niente, perché solo così esso può far credere al popolo della sua necessità, del suo essere indispensabile: altro compito lo Stato, per come noi contribuenti lo conosciamo, non ha.

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Chi è, nella nostra società, la vera prostituta?

 

foto (3)Sicuramente non è chi fa la prostituta per professione. Direi che il suo è un mestiere, un rispettosissimo impiego sociale: soddisfa e mantiene in equilibrio un bisogno bestiale, il bisogno del branco comunitario. Non è neppure quella che è obbligata a prostituirsi. Questa lo fa perché non trova lavoro, nessun lavoro, l’unico è vendere il suo corpo, quindi prostituirsi. Deve farlo per forza, perché deve nutrirsi e nutrire la sua famiglia e i suoi figli o morire. Come, allora, come si potrebbe chiamare questa donna una prostituta? Non lo è. Affatto. Magari la prostituta, la vera prostituta, è la società in cui vive, che la butta sulla strada, che l’obbliga a prostituirsi per vivere. O, magari, il vero responsabile di questo crimine sociale è lo Stato, la più grande squillo al mondo, sicuramente non lei, non la donna che deve prostituirsi per vivere. Non chiamerei neppure prostituta la donna che fa sesso per il piacere del sesso. Per lei il sesso è cibo e nulla più, e il sesso visto come cibo, è nutrimento e non prostituzione.

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