Biella, città di suicidi

 

Eppure il benessere, voglio pensare, non manca ai Biellesi. Cosa gli manca allora per portarli al suicidio? Questa domanda è diventata ormai banale. LO SAPPIAMO TUTTI cosa gli manca, cosa li spinge passo dopo passo a questo tragico brutale epilogo: un’assenza di valori sentiti, umani, sociali.

I valori che gli vengano imposti, E SAPPIAMO ANCHE QUESTO, sono valori antiquati, stantii, polverosi, puzzano di vecchio, di marcio, di cadaveroso, valori ormai morti e stramorti.

Certo, ANNUSIAMO PURE QUESTO. I molti, quelli che hanno perso il cervello lungo la strada senza neppure accorgersene, proseguono armati vuotaggine ragionata fino alla triste fine a cibarsi del nulla paradisiaco, quel nulla che gli è stato iniettato nella testa quand’erano ancora bambini.

E così, da una parte abbiamo i morti viventi, dall’altra i viventi che diventano morti suicidandosi e nel mezzo quelli che vedono tutto e fingono di non vedere niente.

I fattori che inducono un essere umano al suicidio possono essere tanti: la disperazione, la solitudine, il pessimismo, il disagio, il vuoto esistenziale, la depressione, l’alcool, la droga, una grave malattia, la mancanza d’un impiego dignitoso, la perdita d’una persona cara, un matrimonio fallito, la mancanza d’amore, d’una amicizia vera, la scomparsa di ogni speranza di superare una difficile situazione, insomma è il nulla che si tocca con mano, ma è, soprattutto, la mancanza d’una cultura con una spina dorsale e di valori per i quali si è pronti a vivere e morire.

Il suicidio, prima che il suicida l’affronti, ha una lunga storia nella sua mente, una storia costruita con esperienze e ragioni sociali e personali. Poi, ci sono tanti altri tipi di suicidi meno ponderati e più superficiali. Comunque lo si veda quest’atto di autodistruzione, è pur sempre una sconfitta prima di tutto sociale e poi semmai personale. Forse che gli animali si suicidano?

In questi ultimi anni, la desolazione ha portato molti Biellesi a prendersi come compagno un cagnolino, ma questo, alla lunga, diventerà un problema in più nella loro vita già provata. E non solo. Col tempo si renderanno conto, a via di comprare cibo in scatola, che stanno facendo il gioco di quelli che mangiano e si arricchischino con questo business. A questo punto non c’è più scampo. Lo slancio vitale non regge più. Non rimane che il drammatico atto!

Certo, ci sono anche i suicidi filosofici, ma questi hanno un tutt’altro sapore. Sono un atto di ribellione contro il nonsenso dell’esistenza: nascere da un nulla senza averlo chiesto e poi alla morte finire in un altro nulla, non è un bel regalo che la natura fa. Il filosofo suicida non l’accetta e, col suo gesto, trasforma una nascita assurda in una morte umana e dignitosa.

Immaginatevi ora per un istante sul ciglio d’un ponte, o con una pistola in mano pronta a sparare, o con un nodo scorsoio intorno al collo e sotto i piedi uno sgabello traballante, o con un tubetto pieno di pillole pronti a ingoiarle, immaginatevi per un istante in una di queste situazioni: c’è qualcosa, secondo voi, di più barbaro e inumano? E chi vi ha portato a quest’atto? E questa sarebbe una società evoluta e compassionevole?

Si può fare qualcosa per questi candidati al suicidio sempre più in aumento? La risposta è positiva: Sì, si può. Basterebbe un po’ meno del nulla paradisiaco, una politica sociale più equa e sentita e l’apertura a una visione del mondo per com’è e non per come vogliamo che sia.

 

UN INVITO: Se l’articolo è stato di vostro gradimento, passate parola, condividetelo, criticatelo, dite ciò che pensate. Per crescere e maturare culturalmente (non biologicamente, di questo si occupa la natura), abbiamo bisogno di comprendere, di comunicare, di confrontarci, di dire la nostra, brutta o bella che sia. Fatelo! La vita è qui e ora e poi mai più. Non perdetevi questo confronto con voi stessi e coi vostri simili. Siamo tutti degli esseri umani. Nessuno uomo è più che un uomo.

 

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