Dobbiamo bruciare Dante Alighieri? – in 4 post, quarta e ultima parte

“Che sei, dunque,” esclama il filosofo Witold Gombrowicz, “o Divina Commedia?

“Opera maldestra del piccolo Dante?

“Opera possente del grande Dante?

“Un’opera mostruosa dell’ignobile Dante?

“Una declamazione retorica dell’ipocrita Dante?

“Un vuoto rituale dell’epoca dantesca?”

Infatti è proprio questo: “un vuoto rituale dell’epoca dantesca”, un vuoto che riscontriamo ancora oggi in ogni predica religiosa. Ecco perché “la Divina Commedia” non vale un fico secco, perché, in realtà, è solo e solo “a ritual bla bla” di gusto ideologico e volgare e nulla più.

Ma è unicamente questo? Magari lo fosse stato! “La Divina Commedia” è soprattutto uno strumento concettuale di propaganda, di sfruttamento, di schiavitù fisica e mentale, di terrore della morte, di terrore psicologico, di mostruoso insegnamento, d’involuzione e arretramento culturale, di sciocchezze ultraterrene, di metafisicherie, di divulgazione ideologica. La Divina Commedia ha contribuito non poco a portarci al 72esimo posto nel mondo, ancora peggiore die paesi africani (che io rispetto tantissimo e noi tutti sappiamo chi è stato a ridurli nello stato in cui sono ridotti), il Ghana e tanti altri ancora.

Ma chi era poi, in fondo in fondo, questo Dante? Era uno che girava e rigirava per Firenze e per la Toscana per ascoltare cosa diceva la gente e poi immortalarla nella sua eccelsa Divina Commedia; era uno che girava e rigirava per la Lunigiana e per la Romagna, nonché per Verona e Ravenna per scrivere e ingrandire la sua eccelsa Divina Commedia!

Insomma, signori miei, non scienza sana e suonante ha partorito la sua testa, ma le volgarità mentali del suo tempo. Una mente come la sua non appartiene a quelle menti emancipate, liberatrici, rivoluzionarie, tutt’altro, è una mente schiava di miti, dicerie e nonsenso. La visione del mondo dantesco è infatti una visione piena di dogmi, di superstizioni, di favole. Dante, il pio Dante, il bigotto Dante, il credente Dante, il reporter Dante, non ha liberato gli uomini con la sua Divina Commedia, ma gli ha reso la vita ancora più misera e bestiale, ancora più dura e sottomessa, ancora più difficile e confusa.

Un avvertimento: a tutti quei genitori che tengono alla salute mentale dei loro piccoli: “Non permettete che ai vostri figli venga insegnato Dante, particolarmente non la sua Divina Commedia.” Questa non merita altra sorte eccetto quella di essere gettata nel fuoco!

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