La nostra storia è un susseguirsi di assurdità

Non importa da quale angolazione la si contempli, la si veda, percepisca la nostra storia, è sempre e comunque un susseguirsi di assurdità, assurdità a non finire. Fare tabula rasa di questo percorso storico diabolico e inumano e ripartire da zero, è l’unico modo per sbarazzarci del grottesco contratto sociale in cui viviamo. Altra soluzione? Non esiste!

Tanto per dare un esempio, vorrei che qualcuno mi spiegasse, dato che io sono di comprendonio limitato, mi spiegasse giudiziosamente perché un calciatore, cioè un essere umano che corre più veloce di altri esseri umani tirando calci ad una palla, perché e su quali basi a costui gli si riconosce uno stipendio da capogiro, uno stipendio che va dagli 11 ai 15 milioni di euro a stagione? Grosso modo, per chi non ha ancora familiarità con l’euro, tra i 24 e i 30 miliardi di vecchie lire annui. Avete capito? Ho espresso l’idea chiaramente? Tra i 24 e i 30 miliardi di vecchie lire annui. Mi scuso se insisto un po’ su questo punto, ma è fondamentale capire bene il concetto dello stipendio, perché quando abbiamo capito questo, abbiamo capito anche in che tipo di società viviamo.

Qui ci sono, tanto per concretizzare l’argomento, alcuni nomi di questi signori calciatori che sono pagati montagne di soldi per prendere a calci una palla. Eccoli: Lionel Andres Messi, Radamel Falcao, Thiago Silva, Wayne Rooney, Eden Hazard, Robin Van Persie, Gareth Bale, Yaya Toure, Zlatan Ibrahimovic ecc. Il più pagato di tutti pare che sia il portoghese Cristiano Ronaldo con 45 mila euro al giorno, 17 milioni di euro netti a stagione. Isoliamo adesso uno di questi come emblema, diciamo Zlatan Ibrahimovic, costui intasca una somma annua di 14 milioni di euro netti. Teniamolo in mente!

Riflettiamo insieme ora. Quali sono i meriti di questo super pagato personaggio calcistico? L’abbiamo detto, correre più veloce degli altri tirando calci ad una palla. C’è dell’altro? Sì, c’è. Un calciatore spesso proviene da una famiglia di ceto sociale modesto (avete mai visto il figlio d’un Agnelli o della regina Elizabeth II giocare a calcio in una squadra nazionale?), a scuola non è sempre l’alunno più brillante della classe (eccezioni a parte), non ama molto lavorare e il suo background culturale il più delle volte lascia molto a desiderare. È tutto? Non ancora. Un calciatore, che è fondamentalmente un moderno gladiatore, e non dico questo in senso offensivo, è amato, osannato, stimato e adorato dal popolo.

Adesso mettiamo in gioco un altro personaggio che fa parte del nostro contratto sociale. È sempre un essere umano, cioè un lontano parente di Ardipithecus, per gli amici solo Ardi, vale a dire una scimmia, un bipede, l’abbiamo detto, un essere umano come lo è il calciatore Zlatan Ibrahimovic. Come mestiere non fa però il calciatore, fa il contadino. Il contadino, diversamente dal calciatore, riceve anch’egli uno stipendio dall’azienda agricola per cui lavora. Questa gli riconosce uno stipendio di 800 euro al mese, 9.600 euro all’anno ossia 19 milioni e 200 mila lire. Ecco la paga del nostro contadino. Se volessimo fare ancora uso dei numeri, potremmo dire che in 50 anni di lavoro, il nostro contadino guadagnerà 480.000 euro, cioè la trentesima parte di quello che guadagna il calciatore Zlatan Ibrahimovic in una sola stagione.

Ora vediamo quali sono i meriti del contadino. Al contadino, infatti, non vengono riconosciuti meriti, pregi, qualità, niente di niente, gli viene solo riconosciuto uno stipendio, lo stipendio della sopravvivenza. In altre parole, se proprio si insiste a voler conoscere i suoi meriti, eccoli: non ha potuto conseguire studi superiori, zappa e coltiva la terra, semina i campi, fa le raccolte, produce cibo, addobba le nostre tavole coi migliori prodotti di madre natura, si prende cura delle bestie, pulisce le stalle, detto tutto in una sola volta, sacrifica la sua vita per rendere bella la nostra. Tutto chiaro fin qui? Bene.

Adesso dobbiamo iniziare a tirare le somme. Conosciamo come questi due personaggi, il calciatore e il contadino, vengono ricompensati per il mestiere che svolgono nella nostra società, e questo va bene. Dobbiamo comunque fare ancora un piccolo sforzo, dobbiamo cercare di capire se è giusto o non è giusto che il calciatore guadagni 15 milioni di euro all’anno, mentre il contadino, a confronto, solo una miseria. C’è una ragione, un motivo convincente che ci spieghi, in termini umani, questa mostruosa discriminazione fra questi due esseri umani? Andiamo avanti.

Si sa che sia il calciatore che il contadino fanno parte d’un sistema sociale, che vivono e si nutrono nel gruppo a cui appartengono e con cui interagiscono e che offrono le loro specializzazioni, uno prendendo a calci una palla e l’altro producendo prodotti agricoli, alla società.

Ora viene il bello. Dobbiamo, non possiamo farne a meno, dobbiamo chiederci, in termini sociali, qual è il più importante dei nostri due eroi, il contadino o il calciatore? Decisi rispondiamo a questa domanda dicendo, il contadino. Perché? Perché il contadino produce un bene primario, un bene di cui non si può farne a meno, è indispensabile alla sopravvivenza, quindi un bene assoluto; mentre lo svago che produce il calciatore non è né primario né secondario né necessario né niente, è solo un attimo di tempo, come potrebbe esserlo quello d’un prestigiatore, che permette ad alcune persone di dimenticare la propria vuotaggine. Non sto offendendo nessuno, non mi permetterei, è così. Allora, ci chiediamo noi, noi dal comprendonio limitato, perché la nostra cara società dà una montagna di soldi per un bene non necessario e paga una miseria per un bene indispensabile?

Ognuno risponda per sé a questa domanda. Io non vado oltre con questo discorso, rischierei di diventare banale e noioso. Sono comunque certo che ormai avete capito fino alla nausea quest’assurdità sociale. Mi fermo qui, dunque. Concludo lanciando una sfida, se ha ancora senso lanciare sfide in un mondo che si pasce di assurdità. Voglio sfidare, non quelli che sostengono a spada tratta questa infamia sociale e lo fanno “per el particular loro”, come direbbe Francesco Guicciardini, ma i logici, i filosofi, i matematici, cioè coloro che si vantano di appartenere ad una scienza perfetta, tutti, nessuno escluso, voglio che mi dimostrino, sempre nel campo del sociale, un’assurdità più grande, più bestiale, più ingiusta e più squallida di quella dello stipendio del calciatore e del contadino.

Concludo questo articolo ribadendo l’inizio: non importa da quale angolazione la si contempli, la si veda, percepisca la nostra storia, è sempre e comunque un susseguirsi di assurdità, assurdità a non finire. Fare tabula rasa di questo percorso storico diabolico e inumano e ripartire da zero, è l’unico modo per sbarazzarci del grottesco contratto sociale in cui viviamo. Altra soluzione? Non esiste!

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