La realtà del credere è che non si può credere

 

“Chi ha paura della realtà,

si astenga dal leggermi,

io sono realtà.”

   Orazio Guglielmini

 

Piccolo cenno introduttivo. Non voglio né offendere, né mortificare, né ferire e tanto meno cambiare la credenza altrui. Quello che scrivo, lo scrivo perché dentro di me c’è una morale, un’umanità, un’etica sociale, una voce che mi dice che devo farlo. Poi, ognuno di quelli che mi leggeranno, trarrà quel che vuole dai miei scritti.

foto (2)Sei concetti che hanno il dovere, il dovere umano e sociale, di dimostrare l’infondatezza della credenza religiosa. Quali sono? Il primo è quello “ignorante”, il secondo quello “egoista”, il terzo quello “avveduto”, il quarto quello “assoluto”, il quinto quello della “volontà di fede” e il sesto e ultimo quello “agnostico”. Anche l’ateo è uno che crede, ma il suo ateismo proviene da Democrito, Epicuro, Lucrezio ed è un ateo atomista, materialista, fisicalista e non ha nulla a che vedere coi suddetti credenti. E ora proseguiamo per ordine illustrando questi sei concetti.

Il primo concetto, la credenza IGNORANTE.

Questa non ha nessun valore. Quale valore potrebbe avere una credenza ignorante (ignorare vuol dire non sapere, essere all’oscuro, non avere cognizione) e incolta? Nessuno. È una credenza pericolosa sia per l’ignorante sia per la società. Il credente ignorante è facilmente manipolabile, suggestionabile, è come un pesce che abbocca al lamo, gesto fatale. Tra la credenza ignorante e la credenza dei cani di Pavlov, non c’è nessuna differenza. Il credente, come la bestia, ignora, non sa, crede ciecamente. È il pollo, il pollo che crede che il suo benefattore va a portargli da mangiare come fa tutte le mattine e invece, da lì a poco, sarà lui a essere mangiato. La credenza ignorante non ha una paternità culturale degna di essere presa in considerazione. È una credenza stolta e animalesca e nulla più.

Il secondo concetto, la credenza EGOISTA.

Questa non è una credenza autentica. L’egoista crede, non perché crede per davvero, ma crede in cambio di qualcos’altro. Ad esempio, crede in cambio del paradiso dopo la morte, della vita eterna, della propria guarigione o d’una persona a lui cara. L’egoista, consciamente o inconsciamente, crede sempre in cambio di qualcos’altro.

Funziona più o meno così. L’egoista vuole vendere la sua anima a Dio.

L’egoista: Vuoi la mia anima?

Dio       : Sì, la voglio.

L’egoista: Quanto me la paghi?

Dio       : Un milione di anni a fare il factotum in paradiso.

L’egoista: Troppo poco!

Il credente egoista non ne ha mai abbastanza. Fa tutto per interesse. È chiaro però che, se lui crede perché dalla sua credenza vuole trarre qualcosa, allora questa non è credenza, è speculazione, è business, corruzione: Faust che vende l’anima a Mefisto, il Diavolo.

Il terzo concetto, la credenza AVVEDUTA.

È l’unica che può pregiarsi di qualche merito. Questo tipo di credenza, però, dubita, è impossibile per una credenza avveduta, erudita, scientifica, filosofica, non dubitare e, se dubita, non è più credenza. La vera credenza dev’essere scevra di ogni dubbio, dev’essere pura, ma la pura credenza non è una credenza avveduta, è una credenza innocente, naturale, bambinesca, quindi la credenza avveduta non è una vera credenza. Il credente avveduto tutto è eccetto che un credente.

Il quarto concetto, la credenza ASSOLUTA.

Questa è una credenza cieca ed è cieca perché, giustamente, come la credenza ignorante, crede ciecamente. Rifiuta d’essere messa in questione. Tu dimostri al credente assolutista che la sua credenza fa acqua da tutte le parti, ma lui non ne vuol sapere, crede e basta. La credenza assoluta è una credenza dispotica, nazista, fascista, stalinista, franchista, comunista. La credenza assoluta impone con la forza il suo credo, né più né meno come lo fanno i poteri assolutisti. Per questo tipo di credente, la Terra, anche se la sua rotondità gliela fai vedere dallo spazio, lui non crede. Rifiuta l’evidenza, la realtà, la fisicità dei fenomeni, nega ciò che vedono i suoi occhi, perché, per l’assolutista, la Terra è quadrata, stop! La credenza assoluta non è una credenza, è un’assurdità razionalizzata vera e propria, il top del top dell’irrazionalità e della bestialità.

Il quinto concetto, la VOLONTÀ DI FEDE.

C’è una bella differenza tra “fede culturale” e “fede istintiva”. La prima, la fede culturale, senza la volontà, non esiste. Le persone prive di volontà sono persone abuliche, mancanti d’azione, di principi, d’ambizione, di scopi, sono persone morte anche se sono vive. Raramente uno scopre la differenza che c’è tra fede cieca, istintiva e volontà di fede, e quando la scopre, si rende conto che la sua non è, in realtà, fede, ma volontà di fede. È tutto volontà, direbbe Schopenhauer, volontà cieca, perché, come il corpo è privo d’una finalità intrinseca, così la volontà religiosa è priva di razionalità. Infatti, tutto è la religione, eccetto che razionalità, eccetto che buon senso, eccetto che scienza. Della volontà istintiva, consciamente o inconsciamente, ne fanno uso tutte le specie, inclusa quella umana, il sistema nervoso vegetativo lo esige, mentre la volontà culturale, quindi quella religiosa è, in realtà, volontà istintiva trasformatosi in fede, fede nella sopravvivenza dopo la morte, fede nell’eternità dell’anima, fede in Dio, ecc, ma questo tipo di fede è istintivo, quindi animalesco e nulla più. In due parole, la fede religiosa è solo istinto di sopravvivenza trasformato in fede.

Il sesto, il credente AGNOSTICO.

Per l’agnostico la mente umana è incapace di conoscere l’assoluto. Ma l’uomo, ci chiediamo noi, ha proprio bisogno di conoscere l’assoluto per capire se un dio possa esistere o non esistere? Non gli basta sapere che la Terra, se non verrà distrutta prima, sarà ingoiata dal Sole molto prima della sua morte? Non gli basta sapere che vive in un mondo dove gli innocenti vengono barbaramente uccisi e i loro assassini premiati? Non gli basta sapere che un dio onnipotente, onnisciente e misericordioso non avrebbe mai e poi mai creato un mondo come il nostro? Non gli basta sapere che in un mondo così fatto, non c’è posto né per Dio né per credenti, c’è solo posto per vivere e morire?

L’agnostico, poi, definendosi agnostico, non urta né gli atei, né i credenti. Questo suo modo di pensare mi ricorda Voltaire che, ricercato dai francesi e dagli svizzeri, aveva deciso di vivere sul bordo dei due paesi, così quando andavano ad arrestarlo gli svizzeri, si trasferiva sul territorio francese, e quando lo cercavano i francesi sul territorio svizzero, così l’agnostico con gli atei e coi credenti: “Io sono un agnostico, dice loro, io non posso pronunciarmi né in favore né contro l’esistenza o l’inesistenza di Dio”. Troppo comodo!

La credenza agnostica, in realtà, inizia dove finisce la scienza e incomincia l’ignoranza, il resto è retorica.

Arrivati a questo punto, dopo aver passato al vaglio le credenze religiose e dimostrato l’impossibilità del credere, non mi resta che dire che se la ragione serve a qualcosa, se il buon senso serve a qualcosa, se la realtà serve a qualcosa, se la scienza serve a qualcosa, allora io sostengo che LA REALTÀ DEL CREDERE È CHE NON SI PUÒ CREDERE, E NON SI PUO’ CREDERE PERCHÉ DIO NON ESISTE. Ovviamente ognuno è libero di credere a quello che vuole, ma questa sua credenza dovrebbe essere, NON UNA CREDENZA ISTITUZIONALIZZATA, ma una credenza personale, individuale, propria e non può essere impartita ad altri. Con quale diritto, io mi chiedo, con quale diritto possiamo chiedere agli altri di credere in qualcosa di cui noi, noi stessi e medesimi, non ne sappiamo nulla?

UN INVITO: Se l’articolo è stato di vostro gradimento, passate parola, condividetelo, criticatelo, dite ciò che pensate. Per crescere e maturare culturalmente (non biologicamente, di questo si occupa la natura), abbiamo bisogno di comprendere, di comunicare, di confrontarci, di dire la nostra, brutta o bella che sia. Fatelo! La vita è qui e ora e poi mai più. Non perdetevi questo confronto con voi stessi e coi vostri simili. Siamo tutti degli esseri umani. Vale a dire, nessuno uomo è più che un uomo. È così che Orazio Guglielmini parla agli amici del Web.

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