La storia umana in nuce

 

Per una nuova visione dell’uomo e dell’universo

 

E la storia umana significa uccidere, uccidere e ancora uccidere. Non importa come: in modo naturale, in modo violento, in modo sadico, dispotico, divino, bestiale, democratico, machiavellico, diabolico, basta solo menzionarlo. Ciò che conta nella storia umana è uccidere e si uccide.

Dalle nostre più lontane origini fino ad oggi, non solo abbiamo riempito la Terra con ogni sorta di prepotenza e crimine, l’abbiamo anche riempita con ogni sorta di invenzione, invenzione di fantasmi, di alieni, di spiriti, di dei, di mostri, di città celesti e altre fantasticherie.

È andata più o meno così. Ad un certo punto della storia, alcune creature della specie homo, quelle più forti e scaltre, più furbe e più calcolatrici delle altre, si sono dichiarate figli degli dei, i figli delle stelle, i figli di specie divine. Questa loro nascita così idealizzata, così immaginata, ha trasformato i forti, i furbi e i calcolatori in padroni e signori del mondo.

Da questo momento, la specie homo, si divise in classi. Il popolo, quello che non aveva una nascita divina e fantastica e tanto meno aveva dei taglia gola che lo difendevano in caso di bisogno, è stato governato dai forti con la santità e quando questa non bastava, con le armi.

Strada facendo, i signori killer si sono auto-santificati e auto-istituzionalizzati formando così prima il potere dispotico e in seguito il potere monarchico. Gli dei, a questo punto, si erano stabiliti anche sulla Terra.

Due esempi per capire meglio l’evoluzione storica della specie homo.

Il primo. Chi era il primo homo a essere chiamato re? Un killer. Chi è, oggi nel 2020, il cosiddetto re? Un killer o, se preferite, un parassita, un manipolatore di esseri umani, uno sfruttatore, un politico.

Il secondo. Chi era il primo homo ad essere chiamato sacerdote? Un manipolatore della mente. Chi è oggi il cosiddetto sacerdote? Un venditore di oppio, di zizzania, di falsità, insomma, un politico con la sottana.

È cambiato qualcosa lungo i millenni e i secoli di storia umana? Sì, è cambiato. Cosa? Lo stile, il sistema, il modus operandi, ma non il contenuto, il contenuto è lo stesso, tale e quale a quello di 10 mila anni fa, a quello di 5 mila anni fa, a quello di 2 mila anni fa, a quello di adesso e di sempre.

Lungo la storia, i padroni killer, hanno elaborato un’arte, l’arte di uccidere. Uccidevano con ogni mezzo e sistema: prima di tutto uccidevano creando povertà, poi con le parole, con le punizioni, con le illusioni, con la tortura, con la speranza, coi tribunali, coi carceri, con le promesse, con storie di fate e storie di streghe, con false credenze, ma soprattutto impararono ad uccidere con le armi, armi bianche, armi da fuoco, armi industriali, armi atomiche, armi batteriologiche.

Oggi, nel 2020, il mondo è diventato una montagna di armi e di violenza grande come l’Everest. Pochi vedono questa base mostruosa della nostra società, ma è lì che troneggia sulla testa di ognuno di noi. L’incomprensibile è che nessuno osa parlare di questa infernale realtà in cui noi tutti sguazziamo dalla nascita alla morte.

Seguendo l’evoluzione storica degli assassini legalizzati, santificati e istituzionalizzati, possiamo sostenere senza ombra di dubbio che le prime due guerre mondiali sono state ideate e messe in opera dai signori al potere.

Una domanda retorica, retorica perché conosciamo benissimo i veri autori di queste due lotte armate, comunque facciamola lo stesso la domanda. Chi ha pagato per gli 80 milioni di morti ammazzati e per tutti gli immaginabili e inimmaginabili danni creati durante la Grande Guerra? Chi ha pagato per i 79 milioni di morti ammazzati e per tutti gli immaginabili e inimmaginabili danni creati durante Seconda Guerra mondiale? Sicuramente non gli assassini legalizzati, santificati e istituzionalizzati che le hanno ordite le due guerre. Affatto. Ha pagato il popolo, il popolo che ha fatto le due guerre nelle trincee e sui fronti.

Infatti, i soldati, quelli che facevano veramente la guerra, morivano di fame nelle trincee, morivano mangiati dai topi, seppelliti nel fango, nel sudiciume, crivellati di proiettili, intirizziti dal freddo, fatti a pezzi dalle bombe, soffocati dai gas, tritati dai carri armati che passavano sopra i loro corpi; invece, i signori, quelli che le avevano pianificate le guerre, banchettavano nei palazzi e nei castelli con lo champagne e discutevano su quanti soldati dovevano essere mandati al macello nella prossima battaglia.

Migliaia e milioni di giovani si erano ribellati a questa carneficina. Non capivano, in termini umani, la ragione, il motivo, lo scopo. Infatti, qual’era lo scopo? Trucidare, ovvio. Ma cosa avevano fatto gli abitanti degli altri paesi per essere invasi e uccisi? Perché distruggersi a vicenda? Perché andare in terre straniere ad ammazzare o farsi ammazzare? Perché lasciare la propria famiglia, i propri figli, i propri cari, amici, impegni, il lavoro per andare in guerra? Follia, nient’altro che follia, ecco cosa pensavano i giovani di questo grottesco macello umano.

Molti di essi, quelli che dicevano “No!” con forza e risolutezza agli assassini legalizzati, santificati e istituzionalizzati che avevano architettato questa inumana barbarie, vennero fucilati. Li si uccideva nelle trincee quando si rifiutavano di fare da target ai proiettili dei nemici, oppure quando disertavano e venivano ripresi e portati davanti al plotone di esecuzione per essere fucilati e per essere d’esempio per tutti quelli che nutrivano tali idee, idee che incutevano paura agli assassini di sempre.

Finite le due guerre, qualcosa era cambiato definitivamente nella testa dei giovani. Avevano capito, capito finalmente l’arte dei tiranni al potere, l’arte di usare, di fregare, di annientare la vita degli altri, nonché il vero senso del così chiamato il  “loro-paese” ovvero la loro “madre-patria”. Questa illuminazione ha trasformato i “signori” in mostri e il “loro-paese” in un carcere. Tutto andava bene fino a quando tutto procedeva secondo gli ordini che venivano impartiti dall’alto. Se questi, e non importava quanto assurdi e inumani fossero, non venivano eseguiti ciecamente e prontamente, allora tutto si trasformava in un campo di lavoro forzato.

Non è bello, non per quelli che ci avevano creduto, scoprire che si vive, non in un paese giusto, umano e democratico, come gli interessati vorrebbero far credere, ma in un gulac. La realtà non imbroglia, la realtà è quella che è, basta solo saperla leggere e chiamarla col nome giusto.

È così che io leggo la storia e, davvero, non me ne frega proprio niente per come la leggono gli altri.

Vorrei chiudere quest’articolo dicendo che per me

ogni essere umano

e non importa il colore

o il paese da cui proviene

è un dio che nasce

e un dio che muore.

 

 

 

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