La Storia: un Sogno o un Incubo? (1)

 

La Grande Guerra del 14-18 su Rai3  

Non c’è però solo questa guerra, ce ne sono molte altre:

La Grande Guerra dei Trent’anni tra cattolici e protestanti.

Le Grandi Guerre napoleoniche.

La Grande Guerra di Crimea 1853-1856.

La Grande Guerra franco-prussiana del 1870-71.

La Grande Guerra del 39-45.

La Grande Guerra di Corea 1950-1953.

La Grande Guerra del Vietnam.

La Grande Guerra dei 6 giorni.

La Grande Guerra in Iraq.

La Grande Guerra in Siria.

Se gli togli le guerre ai così chiamati “esseri umani”, cosa gli rimane? Le guerre, poi, piccole o grandi che siano, sono sempre guerre, sono sempre bagni di sangue innocente. È chiaro che noi siamo contro tutti quelli, a partire da Marinetti, che sostengono che le guerre sono l’igiene del mondo. E comunque, se noi continuassimo a fare le guerre come le abbiamo sempre fatte, l’igiene del mondo non avverrebbe mai. Ma questo Marinetti non lo capiva. C’è un solo modo per ottenere l’igiene del mondo: eliminare quelli che le guerre le architettano a tavolino per il particolare loro. Un altro modo per igienizzare il mondo? Non esiste.

Le guerre, piccole o grandi che siano, le fa il popolo e i figli del popolo e non quelli che le tramano. Questi sono dotati solo di patenti divine, patenti che si auto-rilasciano, patenti da killer legalizzati e istituzionalizzati. Non ho mai visto sul campo di battaglia, eccetto per sbaglio o per eccezione, un reale, un generale, un signore, un politico, mai uno di loro col fucile in mano che sfidava le pallottole del nemico tra una trincea e l’altra. Per questa gente le guerre sono ozio, interesse, un gioco criminoso e dilettevole.

Le guerre, piccole o grandi che siano, le fa e le subisce il popolo. Questo, forzato a farle dai suoi carnefici, è anche spinto a dover uccidere o essere ucciso dai suoi stessi fratelli di sorte, quelli che combattono dall’altro lato della trincea per difendere, a loro volta, gli interessi e le ricchezze dei loro carnefici. E così abbiamo da una parte contadini italiani, francesi e inglesi contro, dall’altra parte, contadini ungheresi, austriaci e tedeschi; proletari italiani, francesi e inglesi contro proletari ungheresi, austriaci e tedeschi. Tutti lì, questi innocenti ragazzi, a difendere con la loro unica vita, diritti, ricchezze, poteri e privilegi dei loro despoti!

Ci sono servizi militari di leva, tribunali dell’esercito, giurie improvvisate, leggi, obblighi che tutti, dai 18 ai 60 anni, devono seguire, devono, volenti o nolenti, andare in guerra. Partono, lasciano le loro famiglie, i loro figli, le loro case, le loro radici e marciano, marciano verso il fronte per farsi ammazzare. Se qualcuno non accetta questo contratto, quest’assassinio a cielo aperto, viene arrestato, condannato e imprigionato o fucilato come vigliacco o disertore.

Oggi i figli di quelli che hanno fatto la Grande Guerra del 14-18 e morirono in situazioni atroci nelle più brutali e disumane trincee, anche loro, cent’anni dopo i loro padri, fanno la Grande Guerra, non quella delle trincee questa volta, ma la guerra della disoccupazione, della fame e contro la schiavitù elevata a sistema. I padri come i figli, i figli come i padri, muoiono in questo mondo banditesco per patrie che non hanno: i proletari, i morti di fame e i contadini non hanno una patria ne mai l’hanno avuta.

Dall’altra parte della barricata, oggi come allora, i figli di quelli che la Grande Guerra del 14-18 non la facevano, ma se la godevano da lontano e magari con un bicchiere di champagne in mano, continuano, proprio come i loro genitori, a godersi lo spettacolo che crea la povertà, una povertà le cui cause conoscono solo loro.

Il popolo, le guerre non le vince mai anche quando le vince. Qualsiasi sia l’esito d’un conflitto armato, è sempre un perdente. Dopo le lotte sui campi di battaglia, i non uccisi si troveranno da lì a breve di nuovo su un altro campo di battaglia, quello nelle fabbriche, nelle miniere, nelle aziende agricole, sui cantieri edili, tutti lì, di nuovo, come ai vecchi tempi, a contendersi un posto di lavoro con altri poveretti come loro e a fare i lavori più disperati e meno pagati per i soliti carnefici!

In questo mondo zio, dice Tancredi al Principe di Salina ne “Il Gattopardo”, se vogliamo che tutto rimanga com’è, allora bisogna che tutto cambi. Tutto cambia, infatti, ma per restare lo stesso. Bravo Lampedusa, con una sola frase hai descritto esattamente l’anima e il cuore delle Grandi Guerre, ma soprattutto hai descritto l’anima e il cuore della storia dei briganti al potere dai suoi inizi fino a oggigiorno: TUTTO CAMBIA PER RESTARE LO STESSO!

Epicuro aveva visto giusto quando diceva che grazie alle teorie idealistiche di Platone, il filosofo più nazi-fascista di tutti i tempi, i re, con le loro menzogne e coi loro soldati, avrebbero potuto governare la massa degli uomini impotenti e plagiati. Infatti, in questo mostruoso e grottesco Sistema piramidale in cui viviamo, chi lavora, chi costruisce e ha un’etica fa la fame e fa le guerre; chi invece non lavora, non fa le guerre ed è da cima a fondo falso e disumano, il mondo lo governa e se lo gode.

Grazie a questo “Contratto Sociale”, i popoli dell’intero Pianeta non hanno storia, non hanno patria, non hanno dignità, non hanno in realtà niente, niente di niente, hanno solo le loro catene, la loro miseria e la loro carne da cannone. Non hanno neppure un nome e un cognome, sono degli esseri fantasma, corpi non identificabili, cadaveri putrefatti, roba irriconoscibile e ignota. Uccelli che volano tristemente nel cielo senza lasciare traccia.

Ecco il senso del milite ignoto: un NESSUNO! Un nessuno che rappresenta i nessuno, quelli che muoiono combattendo per coloro che creano le guerre e i disastri sociali per il particolare loro. Il milite ignoto, simbolo di barbarie e di ingiustizia, scolpisce in lettere universali il cinismo e il nichilismo della società bestiale in cui viviamo.

È interessante seguire in televisione le Grandi Guerre e per tante ragioni. Quella che però più salta agli occhi di tutti, è che i commentatori di questi colossali massacri di vite umane, con qualche rarissima eccezione, di tutto parlano, eccetto che dei veri colpevoli. Eppure sono lì, i colpevoli, li vedono tutti, li riconoscono tutti, anche gli imbecilli, tranne loro. Trovano, invece, questi tromboni foraggiati dal Sistema, trovano sempre il modo di dare la colpa, come d’altronde hanno sempre fatto lungo tutta la storia, non ai veri assassini, non ai veri autori di ogni guerra e di ogni male sul pianeta Terra, ma a dare la colpa ai potenziali ribelli. E così, i carnefici, i veri carnefici, con la loro politica, con le loro leggi e con la loro smania di averi e poteri, continuano a suonare la loro musica! Se questi sono quelli che noi chiamiamo SIGNORI, i MOSTRI chi sono?

 

UN INVITO: Se l’articolo è stato di vostro gradimento, passate parola, condividetelo, criticatelo, dite ciò che pensate. Per crescere e maturare culturalmente (non biologicamente, di questo si occupa la natura), abbiamo bisogno di comprendere, di comunicare, di confrontarci, di dire la nostra, brutta o bella che sia. Fatelo! La vita è qui e ora e poi mai più. Non perdetevi questo confronto con voi stessi e coi vostri simili. Siamo tutti degli esseri umani. Vale a dire, nessuno uomo è più che un uomo. È così che Orazio Guglielmini parla agli amici del Web.

 

 

 

Comments

  1. By Ottorino Caruso

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