L’Innominabile

L’Innominabile *

 

Einstein pubblicava, nel 1905, i suoi famosi articoli sulla rivista scientifica “Annalen der Physik” dove solo pochi scienziati e con fatica riuscivano a capirci qualcosa; io pubblico i miei articoli sul Web, su Facebook, su Twitter e chiunque, data la loro semplicità e realtà, può leggerli e capirli nel mondo intero.

 

 Come si presenterebbe il mondo se non ci fossero esseri umani? In realtà, se non ci fossero esseri umani, per quello che ne sappiamo, il mondo non si presenterebbe affatto, perché non esisterebbe. Oppure esisterebbe, però sarebbe come se non esistesse. La sua realtà, il mondo, la deve a noi. Senza di noi diventerebbe una realtà invisibile.

Tutte le idee che ci siamo fatte del mondo, tutte le definizioni che gli abbiamo dato, tutte le descrizioni apportate su di esso, sono nostre. Il mondo non commenta il suo operare né la sua presenza, siamo noi che lo facciamo, noi che narriamo le sue imprese e la sua esistenza.

Il mondo, però, quello vero, è l’innominabile. Questo non lo conosciamo, questo ci rimarrà per sempre sconosciuto. Crediamo di conoscerlo perché l’osserviamo, studiamo e sappiamo più o meno come si comporta, come funzionano certi suoi elementi, fenomeni, ma, in realtà, questa conoscenza non basta per sostenere che lo conosciamo.

Ogni nome che gli diamo, è un nome inventato. In termini umani, il mondo non ha un solo nome, ma tutti i nomi immaginabili e inimmaginabili, non ha una sola forma, ma tutte le forme immaginabili e inimmaginabili, non ha una sola definizione, ma tutte le definizioni immaginabili e inimmaginabili, e questo vuol dire che di nomi non ne ha nessuno.

Quando ci alziamo il mattino e guardiamo il cielo, non vediamo nessuna scritta, nessun segno, nessun nome inciso su di esso. Non vediamo niente, vediamo solo i nomi che gli abbiamo dato noi – nuvole, uccelli, pianeti -, solo questi ci saltano agli occhi.

Il mondo non ha un nome. È nato senza un nome. Ovvero, il suo vero nome è l’innominabile. Non si può nemmeno dire alla Parmenide: “è”, perché, questo “è” parmenideo, qualsiasi cosa voglia dire, è pur sempre una definizione umana, culturale, soggettiva, personale, di Parmenide.

In quello che segue, cercherò di descrivere il mondo da un nostro punto di vista, e noi non abbiamo che questo.

 

Prima descrizione del mondo. La specie homo iniziò a escogitare idee sul mondo da quando diventò specie uomo. Vorrei proprio sapere come homo habilis si figurò il mondo 2 milioni e mezzo di anni fa. Tuttavia, in mancanza dell’opinione di homo habilis sul mondo di 2 milioni e mezzo di anni fa, abbiamo quella di homo sapiens sapiens molto più vicina a noi. Questi se lo figurò in tantissimi modi: animistico, caotico, vivente, perfetto, pericoloso, creato dagli dei, un mondo, il suo, immaginario, primitivo, animalesco, rozzo, innocente, barbaro, irreale, brutale, iniquo, un mondo di favole, di miti e di violenza.

Seconda descrizione del mondo. L’uomo, nel descrivere il mondo, in questa seconda fase, cambiò visione. Se lo figurò costituito da molte cose e con sopra il cielo e sotto la Terra.

Terza descrizione del mondo. Poi arrivò Anassimandro, un filosofo presocratico. Anassimandro disse che la Terra era sospesa nel vuoto e Aristarco, un altro filosofo e astronomo greco, sostenne la teoria dell’eliocentrismo dicendo che il Sole era al centro dell’universo.

Quarta descrizione del mondo. Per Aristotele, scienziato e filosofo, IV secolo avanti l’era comune, EC., per lui il nostro mondo era formato da quattro elementi o composti: terra, acqua, aria, fuoco; inoltre, tutti i “cieli” che compongono lo spazio e ogni singola particella di materia presente nell’intero universo, erano composti da un quinto elemento chiamato etere.

Quinta descrizione del mondo. Secoli dopo, Tolomeo, astronomo e matematico alessandrino, tolse il Sole dal centro del mondo e al suo posto mise la Terra. Il concetto tolemaico resistette per molti secoli, fino a Copernico, nel Cinquecento. Con Copernico si ritorna all’eliocentrismo di Aristarco, rimettendo di nuovo il Sole al suo posto.

Sesta descrizione del mondo. Dopo Copernico, Galileo Galilei, fisico e astronomo italiano del XVI secolo, scoprì le macchie solari, Giove e i pianeti medicei, le fasi di Venere, l’anello di Saturno e i mari della Luna confermando la teoria di Copernico e anticipando quella della relatività.

Settima descrizione del mondo. Giovanni Keplero, a cavallo tra il XVI e il XVII secolo, scoprì che i pianeti intorno al Sole non giravano in cerchio, ma in modo ellittico e liberò definitivamente nello spazio gli astri imprigionati nei cerchi tolemaici. Con Keplero si spalancò l’immenso, si aprirono le porte dell’universo e gli uomini d’allora in poi non smisero di esplorarlo.

Ottava descrizione del mondo. Nel XVII secolo, Newton, grazie alla mela che gli cadde in testa, scoprì la gravitazione universale e teorizzò che il mondo è chiuso in una specie di scatola mastodontica, lo spazio, in cui delle noccioline (i pianeti) si attraevano a vicenda l’una con l’altra.

Nona descrizione del mondo. Nello stesso secolo si costruiscono i cannocchiali, prima in Olanda, poi in Italia e, infine, in tutto il mondo. Si scopre così che la Terra, il Sole, la Luna, le stelle, i pianeti, i corpi celesti, non sono oggetti fissi, luccicanti o bui appiccicati alla volta celeste; si scopre un universo mobile, dinamico, vivente, pieno di astri e di pianeti. Esperti e dilettanti come Edmund Halley, Charles Messier, William Herschel e tantissimi altri, dalle loro finestre, terrazze, tetti, colline, monti, puntano i loro cannocchiali verso il cielo, verso quell’immenso che diventa sempre più grande e sconfinato che si spalanca vorticosamente sopra di loro.

Decima descrizione del mondo. Nel XVIII secolo, Laplace, matematico e astrofisico francese, corregge gli errori di Newton sulle orbite dei pianeti, segnala l’esistenza di fenomeni giganti che annunciavano i buchi neri ed elabora il principio deterministico di causa-effetto della materia.

Undicesima descrizione del mondo. Viene la volta dell’universo malato di Boltzmann nel XIX secolo. Questi dichiarò che l’universo sta morendo, il secondo principio della termodinamica non lascia dubbi. Ogni corpo che brilla brucia energia e, quando questa si esaurisce, muore, così il nostro Sole. Ecco l’effetto devastante del secondo principio della termodinamica. Questa scoperta lasciò non pochi intellettuali e scienziati del suo tempo traumatizzati.

Dodicesima descrizione del mondo. Nel XX secolo, Fred Hoyle, fisico e matematico inglese, insieme a Gold e Bondi, dichiararono che l’universo era stazionario, che non cresceva e non rimpiccioliva, rimaneva sempre lo stesso ed era perfetto.

Tredicesima descrizione del mondo. Georges Lemaître, sacerdote, fisico e astronomo belga del XX secolo, smentisce Hoyle, Gold e Bondi e sostiene che l’universo ha avuto inizio con una conflagrazione. Pubblicò l’ipotesi dell’atomo primigenio, oggi nota come teoria del big bang. Con questa scoperta, il mondo finisce di essere quello ch’era stato concepito fino ad allora. Da questo momento in poi il mondo ha una storia e un’evoluzione.

Quattordicesima descrizione del mondo. Einstein, che in un primo tempo credeva anche lui in un universo stazionario, cambia idea, conferma la teoria del big bang, parla di relatività speciale e generale e annuncia la teoria della meccanica quantistica.

Quindicesima descrizione del mondo. Edwin Hubble smentisce definitivamente la teoria dell’universo stazionario, dimostrando che l’universo si sta espandendo – the red shift -, che le galassie si allontanano l’una dall’altra e conferma la teoria del big bang di Lemaître.

Sedicesima descrizione del mondo. Negli anni Sessanta, due astrofisici americani, Arno Penzias e Robert Wilson, scoprono la radiazione cosmica di fondo confermando così definitivamente la teoria del big bang.

Diciassettesima descrizione del mondo. Steven Weinberg, con il suo libro “I primi tre minuti”, e Paul Davies col suo “Gli ultimi tre minuti”, confermano la nascita e la morte dell’universo, un universo ciclico che nasce e rinasce dalle sue stesse ceneri.

Diciottesima descrizione del mondo. Oggi, nel 2019, non si parla più d’un solo universo, ma di molti universi e multiverso, non si parla solo d’un big bang, ma di molti big bang, di molti buchi neri, di molti cadaveri cosmici. Tutti questi universi, multiverso e cadaveri cosmici, sono raccolti nel Grande Tutto e così, ogni esperto in materia, può escogitare il suo personale universo, con il suo inizio, la sua storia e la sua fine.

Diciannovesima descrizione del mondo. Le ultime novità. L’universo è piatto, è rotondo, è curvo, è ovale, è rettilineo, è accartocciato, è multiverso, è geometrico, è quantistico, è stringoso, è relativistico. Ci sono universi baby, universi senior, universi paralleli e tutti gli altri. È fatto di particelle corpuscolari e di particelle senza massa, un eterno pullulare di elementi. È ondeggiante come il mare. Si gonfia, si sgonfia, assomiglia a una medusa gigante. È fatto di materia visibile e di materia invisibile, oppure di una sola, quella che si vede. È olistico, è deterministico, è unico, è infinito, è finito, è né finito né infinito, è stazionario e, al momento, è grande quasi 50 miliardi di anni luce.

Ventesima descrizione del mondo. Perché esiste l’universo piuttosto che niente? E dove si trova la sua essenza? La sua base? La sua nascita? Tutto il mondo ne parla, ma nessuno lo sa. L’universo, piaccia o no, è stato creato dall’increato o, se si preferisce, è il risultato della causa senza causa. Ecco la sua vera base e il suo vero fondamento che si trovano nel nulla del nulla.

 

E così, Ladies and Gentlemen, siamo riusciti, sempre secondo metodi e interpretazioni nostre, a spiegarci il mondo, a dirci di cos’è fatto e come funziona. Ma poi, in definitiva, cosa vogliono dire tutte queste belle descrizioni e definizioni del mondo? Niente, niente di niente direbbe il filosofo americano John Searle. Detto in poche parole, quando gli umani non ci saranno più, e questo avverrà prima o poi, non ci saranno più neppure le loro descrizioni, le loro precisazioni, i loro strumenti di misurazione, le loro interpretazioni, i loro deliri, la loro scienza e la loro cultura. Non ci sarà più niente, ci sarà solo silenzio, un silenzio cupo e sinistro che si poserà su tutto l’universo, proprio com’era prima che gli umani arrivassero.

A questo punto del discorso, chiediamoci:

“Prima del nostro arrivo, c’era un nome che descrivesse l’universo?”

“No, non c’era.”

“Dopo la nostra scomparsa resterà qualcuno per ricordarlo?”

“No, non resterà nessuno.”

“Allora cosa rimarrà dell’universo dopo di noi?”

“L’innominabile. L’universo è l’innominabile.”

 

 

*          Tratto “Dal nulla del nulla all’immortalità virtuale”.

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