L’Italia analfabeta – post 11

 Il paese dei monologhi

 Gli inglesi, i francesi, i tedeschi, gli scandinavi del diciannovesimo secolo leggevano più di quanto leggano oggi gli italiani. “L’Italia, scrive Giorgio Maremmi ne “L’Agenda dello Scrittore” p. 4, è all’ultimo posto in Europa, e nelle posizioni di coda anche nel resto del mondo, fra le nazioni che comprano libri. E al primo posto fra i popoli che sfogliano rotocalchi e giornalini e fumetti.”

Girala come vuoi, Rossi, il senso è sempre quello, i meravigliosi sono rimasti semplici: leggono i fumetti, le riviste illustrate, gli opuscoletti della parrocchia, i rotocalchi pornografici. Io abito in una piccola città di provincia e, tutte le volte che prendo il treno, trovo raramente qualcuno che legge. Incontro gente che dorme, che chiacchiera e vedo sguardi inebetiti. Ci sono, a volte, studenti che leggono, ma sono muniti d’un evidenziatore e del solito libro scolastico: ecco cosa leggono! Nel Paese delle meraviglie non si studia per conoscere, si studia per prendersi un diploma, una laurea, sperando che poi, una volta laureati o diplomati, una volta muniti di questo pezzo di carta rilasciato dalle fabbriche scolastiche, si possa trovare un buon lavoro e fare molti soldi. Ecco lo scopo dello studio!

Il paradossale è che, nonostante gli italiani siano un fiume di parole, per le cose che contano nessuno ascolta nessuno e, di conseguenza, l’Italia è diventata, ahimè!, il paese dei monologhi: ognuno parla a se stesso, e tutto questo, sempre e sempre, grazie alla Santa Santissima Indifferenza Divina e al Santo Santissimo Stato Predatore.

Dopo tutto, per controllare questa macchina cranica ci vuole poco, molto poco, basta solo farla andare in chiesa, ogni tanto radunarla nelle piazze, spedirla negli stadi, drogarla di tivù, mantenerla ciarliera, lasciarla semplice, lettrice di fumetti, amante dei pallonari, fessa e poi, e poi panem et circenses a 360 gradi! La mediocrità culturale del popolo del Paese delle meraviglie ha radici profonde, viene dal pulpito. Oggi, nonostante la brezza democratica che si respira in alcuni paesi del pianeta Terra, nonostante ciò, l’Indice (questo, anche se ufficialmente bandito dal 1966, in realtà è ancora micidiale) e la censura vietano ai Rossi di vedere certi film, di leggere certi libri, di andare a certe mostre, di ascoltare lingue straniere in tivù; oggi, nella classifica mondiale sulla libertà d’informazione e la libertà di parola, l’Italia occupa il sessantottesimo posto dopo Ghana, Madagascar e Bolivia.

Pensa che in Grecia, in Scandinavia, in Francia, in Germania, anche in Spagna!, in tutti questi paesi e in molti altri ancora, vengono proiettati sul piccolo schermo, da moltissimi anni ormai, film in lingua originale, eccetto che in Italia. Perché? Perché non si vuole svegliare, stimolare gli italiani allo studio delle lingue, all’emancipazione culturale, alla conoscenza. Dopo tutto, se il popolo fosse avveduto politicamente e culturalmente, pensi proprio, Rossi, pensi che andrebbe ad ascoltare lo stregone che parla dalla finestrella? Pensi proprio che manderebbe al potere dei delinquenti? È utile, molto utile, amico mio, avere degli analfabeti, illetterati, sempliciotti e morti di fame come cittadini, perché solo così li si può manovrare secondo il proprio volere.

Tratto da   Il Paese delle meraviglie

Nel prossimo post: bambina danese, signora italiana e il giro

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