Lo Stato, gli Sbirri, il Popolo

 

Il mondo per com’è e non per come si vuole che sia

 

Art. 1 della Costituzione: L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranita appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. 

 

Gli sbirri sono il nemico numero uno del popolo. In ogni ribellione, rivolta, protesta, chi si trova davanti il popolo a contestarlo? Non i sovrani, non il padronato, non i politici, si trova davanti gli sbirri. E a quale classe sociale appartengono gli sbirri? A quella del popolo. Gli sbirri sono i figli, i fratelli e le sorelle del popolo. Sono, dunque, i figli di quel ceto sociale senza il quale nulla nasce, cresce o fiorisce. Detto diversamente, i castelli, i palazzi e il cibo sui tavoli, se non ci fosse stato il popolo a costruirli e a produrlo, non ci sarebbero.

I briganti legalizzati, santificati e istituzionalizzati che rappresentano lo Stato, da quando il mondo è mondo, hanno beffardamente e machiavellicamente usato il popolo per servirli, nutrirli e arricchirli e i figli del popolo, gli sbirri, per difendere con la loro vita i loro averi e i loro poteri, averi e poteri che hanno ottenuto grazie ai genitori di quelli che li difendono a spada tratta e a torto e a ragione.

Questo dimostra, in modo così lampante che lo possono capire anche i bambini, quanto sia facile fregare il popolo povero e analfabeta, quanto lo si può usare, sfruttare, umiliare e renderlo un oggetto di scherno e uno zero assoluto.

Questo dimostra anche che tra gli animali della giungla e gli animali umani, le cose non cambiano molto: i più forti dominano sui più deboli. Con questa differenza: tra gli esseri umani la debolezza non è necessariamente fisica come lo è nella giungla; tra gli esseri umani la debolezza è culturale, e cioè tra gli istruiti e gli incolti.

Per il sant’Agostino delle “Confessioni”, il popolo bisogna lasciarlo povero e nell’ignoranza, perché solo così rimane un nulla e crede e obedisce ciecamente a quello che gli viene ordinato dall’alto.

A volte io mi chiedo, particolarmente quando vedo una manifestazione in tivù, io mi chiedo:

“Quando uno sbirro manganella, picchia, arresta e porta in prigione un suo fratello di classe, cosa prova?”

Lui sa, sono sicuro che lui sa, sa che sta bastonando e arrestando un suo fratello, una sua sorella, un essere del suo stesso ceto sociale, cosa prova lo sbirro in quel momento?

Lui stesso, facendo il lavoro che fa, un lavoro pericoloso, delicato e difficile, avrebbe dovuto essere ben pagato e ben rispettato sia dai suoi superiori che dal popolo, ma lo è? Temuto da quest’ultimo sì, rispettato no. Anche lui, dunque, come il popolo, sfruttato e umiliato dall’Establishment!

Perché nessun’altra specie, in tutto il regno animale, si comporta nei confronti dei suoi simili così barbaramente e ignobilmente come si comporta la specie homo?  

 

 

 

 

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