Non si può Morire con la Verità degli Altri

 

Dedico questo post a Fabiano Antoniani, morto suicida in Svizzera. Ecco alcune delle sue ultime parole: “Via da quest’inferno, ce l’ho fatta senza l’aiuto del mio Stato.”

 

foto (3)No, non si può morire con la verità degli altri e per un milione di ragioni. Nessuno dovrebbe farlo. Mai al mondo. Con la verità di chi, poi? Di un’altra scimmia? Su, dai. La vita ci appartiene, è nostra, è l’unica cosa che abbiamo di nostro. Ogni essere umano ha il sacrosanto diritto di decidere, in ogni momento della sua vita, della sua esistenza e particolarmente sul suo destino finale. Morire con la verità d’un estraneo? Neppure da morti!

L’unica morte degna è quella che avviene secondo le proprie idee, la propria visione del mondo, la propria filosofia. Non esiste la verità con la V maiuscola, mai esistita. Ci sono miliardi e miliardi di verità, tante quante gli esseri umani sulla Terra, e tutte con la lettera minuscola. Con la V maiuscola c’è solo la verità individuale, quella che ognuno si crea col suo proprio fare.

Sulla vita ci sono unicamente interpretazioni e sono solo interpretazioni e nulla più. La verità con la lettera maiuscola non esiste, appartiene solo ai despoti e agli Stati assassini.

Non c’è verità da scienziato, da prete, da filosofo, da guru, da pensatore, da poeta, da essere umano o da omuncolo con cui si può morire. Mai e poi mai, perché nessun uomo è più che un uomo. Cosa vuol dire? Vuol dire che ogni uomo è solo un homo. Cosa vuol dire? Vuol dire che è solo una scimmia bianca nera gialla creola senza peli e nulla più. Cos’altro vuol dire? Che è un animale assurdo e senza senso e basta. Si può morire con la verità d’un altro animale assurdo e senza senso? No, non si può, solo con la propria: è più significativa, più appropriata, più meaningful di qualsiasi altra, come dicono gli inglesi.

Tutti quelli che hanno l’inclinazione alla sottomissione, alla somaraggine, alla schiavitù mentale, a rinunciare alla propria vita e a metterla nelle mani di estranei, nelle mani di altre scimmie, bisogna capirli e, infine, se è possibile, aver un po’ di pietà per loro.

La vita è unica, individuale, personale, strettamente legata alla nostra esperienza. È il vissuto che parla in noi, e più precisamente il nostro vissuto, la nostra esperienza esistenziale, e questa non ha niente a che vedere col sognato e l’inventato. Le idee che maturiamo crescendo e vivendo sono nostre, ci appartengono e sono le sole per cui possiamo vivere e morire. Abbiamo appena detto poco sopra che ci sono 7 miliardi di esseri umani sul pianeta Terra, quindi ci sono 7 miliardi di verità. Non si può morire con nessuna di queste 7 miliardi di verità, solo e solo con la propria. Gli altri non sono la nostra vita, la nostra vita è la nostra vita, ci appartiene, così la nostra verità piccola o grande che sia.

Tra la credenza d’un filosofo e la credenza del signor Rossi, non c’è la pur minima differenza: un miliardesimo di miliardesimo dopo la loro morte, di loro non resterà più niente, per sempre scomparsi nell’oceano cosmico delle tenebre. È tutto quello che c’è, piaccia o meno, dopo la morte. Allora, come si potrebbe morire col nome d’un essere che non ha la pur minima differenza con noi?

Nessuno, proprio nessuno e per nessuna ragione al mondo, dovrebbe morire con la verità degli altri. Neppure gli animali, se potessero, lo farebbero. Anche loro vorrebbero morire secondo la loro verità, perché sarebbe più idonea alla loro natura di qualsiasi altra.

Tutto, allora, eccetto che morire con la verità degli altri. Basta solo poca, pochissima “verità”, purché sia nostra, nostra e basta. Ci dà dignità e questa è sufficiente per dare un senso alla nostra assurda vita nonché alla nostra assurda morte.

UN INVITO: Se l’articolo è stato di vostro gradimento, passate parola, condividetelo, criticatelo, dite ciò che pensate. Per crescere e maturare culturalmente (non biologicamente, di questo si occupa la natura), abbiamo bisogno di comprendere, di comunicare, di confrontarci, di dire la nostra, brutta o bella che sia. Fatelo! La vita è qui e ora e poi mai più. Non perdetevi questo confronto con voi stessi e coi vostri simili. Siamo tutti degli esseri umani. Vale a dire, nessuno uomo è più che un uomo. È così che Orazio Guglielmini parla agli amici del Web.

 

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