Per una filosofia perenne (7): L’amore è un prodotto tutto al femminile 1

L’innato e il costruito

L’uomo ama i suoi figli, non per amore naturale. Nel migliore dei casi, per una sua convinzione; nel peggiore, per un castigo che gli è stato imposto dal gruppo dominante. La donna ama i suoi piccoli per istinto, per un quid innato. L’uomo trasforma il suo desiderio sessuale in amore; la donna trasforma il suo attaccamento in amore. L’amore dell’uomo è una costruzione, quello della donna viene dal cuore. Un uomo può innamorarsi di molte donne, voler possedere molte donne, accoppiarsi con molte donne e nonostante ciò sentirsi solo e vuoto; la donna, dato la sua natura creativa, il suo istinto protettivo e il quid che trasforma in amore per i figli, potrebbe desiderare un solo uomo e sentirsi ugualmente soddisfatta, realizzata. La donna vuole bene, ama, prova affetto per natura, per inclinazione biologica; l’uomo desidera per inclinazione naturale il sesso opposto, ma non l’ama. Confonde il prurito, la cupidigia, la voglia, la bestialità con l’amore. Questo, l’amore, è un prodotto tutto al femminile, una creazione della donna: è lei la dea di questo sentimento, di questa stupenda passione, un fenomeno, questo, che allontana le tenebre e illumina la vita.

La coppia

In primo luogo, il sangue dell’uomo e il sangue della donna scorrono ognuno per conto suo e, nonostante ciò, sono un unico flusso. In questo flusso scorre un codice, il codice della trasmissione genetica e questa la sa lunga, molto lunga. In secondo luogo, l’anima gemella non esiste, è fiction, è mancanza platonica, è ignoranza; l’anima gemella se la costruiscono i protagonisti se sono all’altezza. In terzo luogo, la coppia è un gioco di specchi: lei permette a lui di vedersi per quello che è; lui permette a lei di fare altrettanto. Il vedersi a vicenda per quello che si è e non per quello che si è immaginato di essere mette i protagonisti nudi l’uno di fronte all’altro. In quarto luogo, con la coppia nasce una micro-società, quindi nascono delle regole. Queste possono diventare un gioco piacevole o spiacevole: lui e lei si creano una morale, un’etica, una ragione per stare e vivere insieme. In quinto luogo, una coppia sprovvista della conoscenza reciproca, rischia il naufragio al primo scontro-confronto.

A questo punto del rapporto, les jeux sont faits: la coppia, da un pezzo di marmo rozzo e senza forma, si è scolpita la propria statua, immagine, simulacro, ologramma. Si riconosce in una sua storia. I protagonisti si sono costruiti su misura l’uno per l’altro, si sono fabbricati la propria credenza, religione, fede, amicizia, sentimenti, amore; una loro ragione d’essere, un contratto a due. Romperlo, a meno di non essere dei superficiali, non è facile.

A questo punto, la coppia si è anche creata, e con le proprie mani, una gabbia, una gabbia dorata o infernale?

 

Il matrimonio

Il matrimonio, comunque lo si veda, è sempre e sempre un atto di volontà che, col tempo, si trasforma inevitabilmente in dovere. Il dovere è obbligo e fare l’amore per obbligo è la cosa più ripugnante al mondo. In natura, due animali, non lo farebbero mai. Il matrimonio ha trasformato le donne in prostitute e gli uomini in venduti: si devono accoppiare anche privi di desiderio, anche quando si detestano e senza neppure essere ricompensate dalla detestabile e indegna prestazione! L’essere sposati in chiesa, in comune, condividere la stessa casa, cucina, bagno, letto, fare figli, tutte queste cose non sono necessariamente prove di amore. Anche gli animali vivono insieme e fanno figli; anche gli animali, ed è chiaro, si uniscono in un santo matrimonio!

 

La famiglia

Questa è composta da lui-lei più i figli. Non di rado, i personaggi della famiglia, si trasformano in carcerieri e carcerati, in padroni e schiavi, in carnefici e vittime. Lui, lei, i figli, dovendo vivere giorno dopo giorno insieme, ad un certo punto, se manca l’intesa fra loro, si sentono estranei, frustrati, incompresi, alienati. Iniziano a cuocere in un mare di desideri non soddisfatti, in speranze tradite, ideali frantumati, sogni smarriti. La faccenda non si ferma qui. Cominciano le bugie, bugie da una parte e bugie dall’altra, e grida e scuse e accuse e botte e, soprattutto, infinite repressioni. Col tempo, tutto diviene odio, ipocrisia, impotenza. Lo sconforto è totale e sistematico. L’inferno a due di Sartre diventa l’inferno allargato nella famiglia. Non per nulla i crimini più efferati succedono proprio qui, in famiglia. Ma, ecco, di fronte al pubblico e agli amici, la famiglia, la famiglia, ma che meraviglia!

 

Un amore durato una vita

Mi viene da ridere quando sento gente dire che il loro amore è durato una vita. Mi viene subito voglia di chiedere: che tipo di amore era il vostro? Un amore grande, intrigato e pieno di passione oppure un amore di due impotenti, di due persone che subiscono alla lettera il condizionamento del branco al potere? O forse il vostro era l’amore di due persone prive di ambizioni, di desideri, di passione? O ancora di due creature timorose di commettere il minimo errore sociale, che si adeguano fino alla nausea, che marciscono senza neppure saperlo? Forse lui è uno di quelli che lavora e porta a casa puntualmente la busta paga senza aprirla e lei è una di quelle donne che non manca mai di fare trovare al maritino il cibo bell’e pronto sulla tavola? Di più. Forse sono riusciti ambedue ad addomesticare così alla perfezione i loro sentimenti, idee, voglie, da non sentire più la loro presenza? Può darsi anche che non l’avessero neppure tutti questi tiranni della mente e della passione! Niente, vorrei proprio sapere che tipo di amore è quello che dura una vita.

 

Amore o conformismo?

Questo, il conformismo, in una parola, è un flagello. “Insomma,” fa lei a lui arrabbiata ma ancora composta, “vuoi amare o vuoi far finta di amare? Vuoi fare il marito o vuoi far finta di fare il marito? Vuoi scimmiottare gli altri o vuoi essere te stesso? Deciditi. La vita non dura un’eternità. Perché, devi sapere, mio caro, che non di rado ci sposiamo più per convenzione che per una nostra vera e propria convinzione. Matura allora, matura la tua convinzione, creatura, altrimenti io ti lascio!”

Il conformismo è una delle caratteristiche umane più squallide anche se è una delle più naturali: trasforma gli umani in gnu, in pecore, in spazi recintati, in creature che fungono da facile cibo per i predatori a due zampe.

“Mi conformo, dice lui, dunque sono.”

“No, risponde lei, ti conformi, dunque sei morto.”

 

L’inevitabile

Il giorno fatale, per coloro che si ribellano al matrimonio, alla famiglia, al conformismo, prima o poi arriverà, si presenterà. Sarà lui o lei a rompere l’ipocrisia, a mandare alle ortiche la menzogna, in frantumi la promessa più falsa e brutale al mondo: “Ti amerò per sempre!” “Finché morte non vi separi!”

What a nonsense! L’essere umano non è fatto per l’immutabilità; l’essere umano è cambiamento, è tutto eccetto che staticità. Le sue scelte, i suoi sentimenti, i suoi appetiti sessuali, non si nutrono sempre dello stesso cibo, amano la varietà e sono fugaci, passeggeri, una nebbia mattutina.

È un imbroglio bestiale questo scempio a due istituzionalizzato. Il giorno in cui senti che non ami più la persona che hai sposato, cosa farai? L’ipocrita per il resto della tua vita? Continuerai a dirle che l’ami? Non dimenticare però: colui che desidera e non agisce, porta pestilenza.

Ma perché, poi, non cerchiamo di migliorarci? Come? Invece di andare noi allo zoo per vedere le bestie in gabbia, portiamo loro, le bestie dello zoo, a vedere noi nelle nostre belle gabbie di mattoni e cemento armato. Sarebbe già un miglioramento, no?

 

Si dice che si ama ciò che si possiede, ma è proprio così?

E che tipo di amore è mai questo, l’amore che si possiede? Ti posseggo, quindi ti amo. Ma questo non è amore. È l’amore del padrone che non può essere padrone senza avere degli schiavi. Ti amo perché sei mio. L’amore qui si confonde, appunto, con il possesso. Mi dai da mangiare, quindi ti amo. Questa è servitù, non amore. Amo tanto la tua casa, ma posso averla solo se pretendo di amare te. L’amore non può essere traslocato. Non si può amare una cosa per un’altra. Amo il tuo corpo, ma detesto la tua mente. Questa è bestialità. Ti amo perché solo così posso diventare un’attrice. Questa è prostituzione. Voglio i tuoi soldi, ma li posso avere solo se ti dico che ti amo, quando in realtà mi fai schifo. No comment. Eccetera, eccetera, eccetera. La nostra società non crea amore, crea l’ignominia del vivere insieme.

 

Gli scapoli

Non credo nella coppia istituzionalizzata, non credo nella famiglia istituzionalizzata, non credo nell’amore imposto dai gangsters legalizzati. Credo nei single. Il monismo, lo scapolismo, il monadismo, il solipsismo, insomma, la solitudine, se necessario, come protesta contro la piattezza e la volgarità del vivere insieme, mi soddisfano di più, il resto, eccetto per qualche rarissima eccezione, è gnuismo, pecorismo, conformismo, prostituzione. E, prostituzione per prostituzione, è meglio l’auto-masturbazione o i bordelli. Quando la fame sessuale diventa furiosa, allora una donna vale l’altra, un uomo vale l’altro. Almeno chi si prostituisce deve dimostrare che sa fare bene il suo mestiere, perché solo così il cliente ritorna e la prostituta vuole che il cliente ritorni. All’inferno con l’amplesso del dovere, al diavolo con l’accoppiamento formalizzato! Se la società ha bisogno di questa sbobba per esistere, allora è meglio che sparisca! La vita non è stata fatta per essere vissuta a livello di sopravvivenza; il cervello dà il meglio di sé quando si trova invischiato nelle problematiche esistenziali ed amorose più disparate. La vita vale molto di più che una scopata senza gusto e senza passione!

Continua nel prossimo post

 

Se sei d’accordo con il contenuto di questo articolo, lettore, fallo girare e spargi la voce. Grazie.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *