Un orangutan seduto sul trono di Bogududù

Voglio darti, Rossi, un’immagine di come “io”, un habitué del teatrino papale, in ultima istanza, mi figuro il grande, divino, infallibile personaggio.

Ecco, prendi un orangutan, lo depili in tutte quelle parti che non possono essere nascoste dagli abiti, gli dai una passata di smalto bianco sul muso, sulle orecchie, sulle zampe, oppure gli metti i guanti, poi un po’ di rossetto sulle labbra, gli metti il cappello sulla testa, il camice, la croce pettorale, l’anello, il pastorale in mano, non dimenticare le scarpe. Una volta addobbato, gli fai fare una bella sfilatina tra il suo gregge più intimo e poi lo schiaffi sul trono di Bogududù: grande!

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Compro, dunque sono

Prendi, Rossi, i fuori strada, tanto per darti un esempio. Consumano barili di benzina al chilometro, inquinano, occupano molto spazio ovunque li metti, ingombrano i parcheggi, costano un fracco di soldi. Ecco una tecnica automobilistica dello spreco, dello sfacelo ambientale, dell’irresponsabilità, dello show off. In breve, una tecnica criminale. Di più. La stragrande quantità della roba che trovi nei negozi, amico, è superflua. Ci sono fabbriche che costruiscono oggetti non necessari, futili, pura panacea. Si fabbrica, si mette sul mercato, si vende.

Il consumismo, dunque, metaforicamente parlando, è un’avida bestia perpetuamente alla ricerca di nuovi stimoli: il suo linguaggio è: comprare, comprare, comprare! Ormai non c’è più via d’uscita, siamo lanciati su una navicella pazza e di non ritorno. La missione di questo razzo è quella di scattare continuamente nuove fotografie e la nostra è quella di comprarle e di renderci sempre più schiavi di esse.

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I dieci comandamenti

Il primo: “Non avrai altro Dio fuori di me”, in altre parole o ti mangi ‘sta minestra o ti butti dalla finestra.

il secondo: “Non nominare il nome di Dio invano”, detto diversamente, rispetta il Mio nome!

il terzo: “Ricordati di santificare le feste”, cioè non dimenticare di celebrarMi.

il quarto: “Onora tuo padre e tua madre”, un altro modo per dire: onora Dio e la Madonna.

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Mario Monti e il Paese delle meraviglie

Mister Mario Monti, ascolti, lei non deve più, scusi se faccio uso di questo linguaggio perentorio, ma devo, lei non deve più ascoltare Berlusconi e i suoi scagnozzi, lei deve andare avanti col suo programma per come l’ha pensato, e se il cavaliere dei disastri e dell’apocalisse e i suoi scagnozzi non sono d’accordo, si indirizzi al popolo, al popolo mister Mario Monti. Saprà ascoltarla. Gli spieghi i motivi per cui vorrebbe applicare questa o quella proposta di legge e lasci al popolo, dopo tutto è sempre lui e solo lui che paga il conto, lasci che sia lui, il popolo, a scegliere il verdetto. L’eroe del bunga bunga e i suoi scagnozzi sono morti e stramorti e sono morti e stramosti per l’eternità. Di loro, nel Paese delle meraviglie, resterà, se resterà, il disonore e la vergogna. Questi e solo questi accompagneranno il suo nome nei secoli a venire. Vada tranquillo, allora, signor Monti, e buon lavoro!

Vedere Il Paese delle meraviglie

 

Il Nerone moderno

Il Nerone che è stato appena buttato fuori dalla scena politica, dopo, ovviamente, aver bruciato e distrutto il Paese, sta nuovamente cercando, in fretta e furia, di offuscare tutte le sue malefatte, le sue porcherie, i suoi disastri, i crimini e le ignominie che ha commesso quand’era al potere, e cerca di nuovo e disperatamente di riproporsi al Palazzo dell’Eldorado, un luogo corrotto e corruttore dove i luciferi e i machiavellici vanno a lezione. Noi ci chiediamo, tra la Roma dei Nerone, dei Caligola e il Paese delle meraviglie, è cambiato qualcosa?

 

La vera arte e il vero sport di Orazio Guglielmini

Non dimentichiamo, però, che un vero sportsman, lo sport lo pratica per amore dello sport e non per guadagnare una barca di soldi. Uno che si senta il calcio nelle gambe è già felice di giocare al pallone; uno che senta il brivido della Formula uno è già felice di pilotare una macchina da corsa; uno che abbia la vocazione dei pedali è contento di pedalare; uno che abbia il dono della musica non chiede altro che di fare musica ed è anche la persona più felice al mondo, e così per tutto il resto degli sport e delle arti. Il vero poeta vuole poetare, il vero scrittore scrivere, il vero pittore dipingere, il vero atleta praticare lo sport che sente appassionatamente in sé: così è per qualsiasi altro tipo di arte e di sport.

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Il dono atletico e lo Stato predatore

Se si va al nocciolo della vicenda, Rossi, e si deve, ti accorgi subito che non è colpa degli sportsmen se vengono stravalutati. La colpa, amico mio, è della falsa organizzazione sociale che viene impostata dallo Stato predatore, il quale, per attirare, oppiare e manipolare le masse, sfrutta qualsiasi cosa gli torni utile. I fachiri dello sport, come l’oppio religioso, come abbiamo detto e stradetto, ipnotizzano le masse, quelle che non hanno ancora scoperto da che parte sta il culo e da che parte sta la vagina, quelle che lo Stato stesso tiene nell’ignoranza e nella miseria.

Che differenza c’è, me lo sai dire, Rossi, tra un raduno alla Mecca, uno al Bigball negli USA, uno sulle rive del Gange, uno ad un comizio tenuto sulla piazza Rossa di Mosca da un demagogo, uno alla corsa di Formula uno a Monza, un raduno del gregge a Piazza San Pietro a Roma, uno per un concerto d’un cantautore, un raduno di musica classica come può essere il Concerto di Capodanno a Vienna o uno per vedere un film in prima visione? C’è differenza secondo te tra questi raduni, ammucchiate, spettacoli?

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Il super stipendio degli sportsmen

Io non dico che non si dovrebbero pagare i fachiri dello sport, dico solo che quanto li si paga è molto, anzi moltissimo, moltissimissimo! Nessuno, proprio per il fatto che li si paga così tanto, dovrebbe andare a vederli nei loro recinti di violenza organizzata.

Per conto mio, Rossi, non dovresti mai mettere piede in un circuito di Formula uno. Come puoi accettare che uno che gira e rigira con il suo macinino intorno ad un circuito chiuso venga pagato oltre duecento miliardi di vecchie lire all’anno? Ti pare serio? “Rischia la vita”, dici tu. Non rischia la vita più di quanto la rischi un operaio in una fonderia, un netturbino che pulisce la strada, un minatore, uno che lavora in un cantiere edile. Anche noi rischiamo la vita rimanendo a casa!

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Sport e doping: che meraviglia!

Diciamocelo tutto in una volta, i fachiri dello sport non sarebbero i fachiri dello sport se non facessero uso del doping. Lo prendono a colazione, a pranzo, a cena, così le loro energie fisiche vanno alle stelle. Quando partecipano a competizioni nazionali, mondiali, i loro boss gli raddoppiano la razione. “Su, dai, prendi quest’altro cocktail, quest’altro integratore!” Non di rado qualcuno di loro crepa al volante, sulla bici, in mezzo allo stadio. “Cosa gli ha preso?” si chiedono gli spettatori. “Nulla, rispondono i boss, è stata solo la morte bianca!”

Se ricordi, Rossi, alcuni anni fa, tanto per prendere un esempio conosciuto, il ciclista Pantani ha vinto in una sola stagione il giro e il tour. Questo sportsman, a causa di tutto il doping che ingoiava, faceva le salite come se fossero discese. Incredibile! Altro che Coppi! Altro che Bartali! Altro che Armstrong! Era un piacere vederlo pedalare. Strano, però, perché, prima di quella volta (lasciamo perdere le disgrazie che aveva avuto, che erano state sfruttate per rendere il personaggio ancora più luminoso), non aveva mai o quasi mai vinto nulla di eccezionale e, dopo quella doppia vittoria, ha continuato a non vincere nulla. Come mai? Com’è possibile? Perché?

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Le armi del potere: sport e terrorismo psicologico

Prescindiamo dallo sport delle truffe, dai falsi bilanci, dalle infinite corruzioni e riflettiamo su qualcos’altro: sul vuoto interiore dei tifosi. Di chi è, però, la colpa di questa “vuotaggine” studiata a tavolino e applicata con savoir faire? Di chi è, Rossi, lo sappiamo molto bene, almeno dopo aver letto Lo Stato predatore.

Supponiamo, ora, Rossi, supponiamo che si smetta di propinare l’oppio sportivo ai tifosi, supponiamo che si smetta di riempire il loro vuoto con il calcio, cosa succederebbe? Con che altro i fans, più di venti milioni, potrebbero colmare l’inferno che li brucia dentro? Sicuramente, questi diavoli in veste divina, non sapendo più dove andare a sbattersi la domenica, non avendo più i tiracalci in tivù i mercoledì sera, più tutte quelle altre extra e improvvisate partite, potrebbero trasformarsi, da un giorno all’altro, in quello che realmente sono: potenziali ribelli, ladri, delinquenti, rivoluzionari, vandali scassatutto, masse di carne alienate, estraniate, frustrate, infelici, vuote. Ed è questo, proprio questo che lo Stato predatore non vuole, non vuole che le masse si trasformino e smettono di essere masse.

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Qual è la differenza tra un fachiro e uno sportsman?

Lo sportsman e il fachiro hanno molte cose in comune. Sono creature che, per vivere, usano il corpo, la parte fisica di se stesse. Come risultato, utilizzano pochissimo il loro potenziale intellettuale, solo quel che basta per eseguire la loro specializzazione.

Un fachiro, per diventare un fachiro, deve fare training 24 ore su 24; uno sportsman, per diventare uno sportsman, deve fare training 24 ore su 24. Sono ambedue schiavi del loro mestiere, schiavi del loro fisico. Un fachiro deve avere un totale controllo sul suo corpo, così lo sportsman. Un fachiro si deve sedere su un nido di formiche e, mentre le bestioline invadono il suo corpo, non deve fare alcuna mossa, ugualmente quando cammina sulla brace la sua concentrazione dev’essere al massimo, altrimenti sono guai.

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Lo sport: il bel mondo dei senza testa

La religione è l’oppio del gregge; lo sport è l’oppio del popolo. Sia la religione che lo sport sono due offuscatori, due veleni della mente preparati alla perfezione e distribuiti con cura dai manipolatori di esseri umani. L’uno e l’altro perpetrano lo squallore sociale in cui viviamo. Il monopolio del primo ce l’hanno i preti; del secondo i politici. Quindi, Rossi, ti parlerò ora di panem et circenses. Partiamo coi tiracalci.

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L’amministrazione Rai

La Rai, l’azienda Rai, ha eliminato i programmi di Minoli, uno dei pochissimi giornalisti che aveva qualcosa da dire e da proporre e ha privilegiato buffoni e intrattenitori vecchi e nuovi, esperti solo in chiacchiere, clownery e stupidità di ogni genere. È giusto pagare ancora il canone?

Lavoratori:  occhio !!!

La Chiesa e le tasse

Il cardinale Bagnasco desidera parlarne. E di cosa? Forse che i preti lavorano? E quando mai? Forse che i preti si sono mai schierati dalla parte del popolo? E quando mai? Di più. Forse che Dio esiste? Forse che Cristo esiste? Forse che la Madonna esiste? Forse che il papa è infallibile? Su quali fondamenta è costruita l’organizzazione del cardinale Bagnasco? E se tutti i beni della Chiesa poggiano su una menzogna? E allora? Su, dài! Smettiamola di giocare col sudore dei lavoratori; smettiamola di giocare con coloro senza cui nulla nasce, cresce o fiorisce. Far pagare solo le tasse alla Chiesa, sarebbe una vera e propria presa in giro. Alla Chiesa si deve sequestrare tutto: ogni cosa che possiede, l’ha rubata!

 

 

 

Il processo vitalistico e mentale: i giovani, gli adulti, i vecchi

I giovani credono, non hanno alternativa, credono in ciò che gli adulti raccontono loro. I giovani non conoscono, non sanno, mancano di esperienza, sono tabula rasa. I genitori, i parenti, gli amici, gli insegnanti, le istituzioni, la gente, il luogo, l’epoca sono determinanti nella loro formazione, educazione. I giovani credono in ciò che crede la comunità in cui nascono e crescono. Se crescono in una comunità buddhista, credono in Buddha; se crescono in una comunità che crede nello spirito dei morti, credono nello spirito dei morti; se nascono e sono allevati in una società cannibalesca, diventano cannibali. I giovani rispecchiano la mentalità degli adulti; i giovani si adattano, sono fatti d’una pasta plasmabile,

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Personaggi: l’individuo e il libero pensatore

Chi sono questi? Sono l’individuo e il libero pensatore. Partiamo col primo. Come potrebbe uno definirsi libero pensatore se non si fosse affrancato da tutti i sistemi di pensiero? Infatti, solo coloro che si sono emancipati da ogni tipo di cultura e da ogni legge autoritaria sono degni di questo nome. Il libero pensatore è una mente ribelle. Unicamente la totale libertà di fare uso di tutti i campi del sapere si addice a lui. Col piccone sulla spalla e un macete nella mano, avanza nel mondo della conoscenza come un pioniere nella foresta.

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Le religioni non amano la vita, ma la morte

Ti sei mai chiesto, Rossi, ti sei mai chiesto qual è l’obiettivo finale delle principali religioni? No? Non importa. L’ho fatto io per te. Vediamo un pò, in nuce, l’induismo, il buddhismo e il cristianesimo.

Qual’è l’obiettivo finale dell’induismo? Secondo il Vedanta e le Upanishad è la non rinascita, il nulla, le tenebre eterne.

Qual’è l’obiettivo finale del buddhismo? Il Nirvana. Che cos’è il nirvana? È spegnimento, estinzione, la fine di tutto, le tenebre eterne.

Qual’è l’obiettivo finale dei cristiani? È la vita dopo la morte, cioè il paradiso. Che assurdità! Il paradiso non esiste, quindi le tenebre eterne.

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Siamo un punto interrogativo

La domanda è d’obbligo: cosa siamo noi in un Universo come il nostro? E la risposta non può essere che siamo, vita natural durante, un punto interrogativo. L’uomo, lungo tutto il suo cammino, non ha fatto altro che porsi domande: chi sono? da dove vengo? dove vado?, domande che, purtroppo, sono rimaste senza risposta per secoli. Oggi il mistero si è svelato; oggi sappiamo che, non solo noi, ma che l’intero Universo non è altro che un punto interrogativo e, da un punto interrogativo grande quanto tutto l’Universo, non può derivare che un altro punto interrogativo, e così via all’infinito.

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Preservativos y bunga bunga

Tu hablar el mio idioma?

Not a bit. What do you want?

Io essere invitato to a fiesta. Bunga bunga fiestas, intiendes? This noche yo bunga bunga. Prima di andare a bunga bunga, entonces, tenere che comprare muchos preservativos y non sapere come dire in questo idioma preservativos y adonde comprare preservativos. Tu sabes?

Do you mean schützend, capote anglaise, präservativ, I mean condom?

No, yo entiendo preservativos. Io tenere mucho miedo fuckare, facere l’amor con una mujer, frau, woman, femme en este sitio, bunga bunga sitio, sin preservativo, molto peligroso, forstå?

Pas du tout. Don’t understand. Adios, bye, go to hell.

Entschuldigen, tu parlé mis idioma? Parlare balabra de el mio pays, mis idioma?

Cosa vuoi?

Quiero comprare preservativos, sabes adonde?

Vuoi dire preservativi, pre-se-rva-ti-vi, condom?

Claro, preservativos, ya. Adonde?

Lì, in farmacia, puoi comprare tutti i condom che vuoi.

Grazias.

Vaffanculo!

The same go you!

 

 

 

Effetto mal governo nel Paese delle meraviglie

I meravigliosi non sono, come si suol dire, mafiosi, ladri, evasori di tasse, è lo Stato predatore che li rende, con il suo mal governo, mafiosi, ladri ed evasori di tasse. È l’inevitabile risultato d’una istituzione catastroficamente organizzata e legalizzata al crimine. Fino a quando non si è capito questo, del Pdm e del popolo meraviglioso, quello senza cui nulla nasce cresce o fiorisce, non si è capito proprio nulla.

Vedere Il Paese delle meraviglie

 

Le due malattie

Quella biologica e quella culturale. La prima, la malattia biologica, vista in termini umani, ha un’esistenza corta; la seconda, la malattia culturale, vista anch’essa in termini umani, ha un’esistenza lunga. Ma la prima, la malattia biologica, ci chiediamo noi, è veramente una malattia? È giusto definire un fenomeno fisico, un fenomeno che si esprime secondo le leggi della natura, ammalato? Stanno proprio così le cose?

Non si può ragionare allo stesso modo per quello che riguarda la malattia culturale. Questa, sempre secondo noi, è una malattia vera e propria. Tutto ciò che è culturale è innaturale. Qualsiasi persona acculturata è una persona ammalata. Tra tutte le creature della terra, la malattia culturale ha colpito solo la specie homo sapiens, la centonovantaquattresima scimmia, come la chiama Desmond Morris ne “L’animale uomo”. Questi ha un’infinità di patologie culturali. Alcune sono tollerabili, le si può accettare, come la scienza che cerca di capire come funzionano le cose in natura, altre sono veri e propri cancri. Ad esempio, le religioni, il nazismo, il comunismo, il fascismo, il liberalismo, il globalismo.

C’è, dunque, una bella differenza tra le malattie culturali e le malattie biologiche, se così le vogliamo chiamare queste ultime.

Vedere Ha un senso la vita?

 

La storia è la storia dei vincitori, cioè dei furbi, machiavellici, killer

Noi conosciamo solo questa, la storia dei vincitori, dei lupi a due zampe, dei parassiti, dei predatori. È, la loro, una storia costruita tassello dopo tassello col sangue dell’innocente e della falsità, con gli intrighi e con le ambizioni sbagliate, coi soprusi e con le ingiustizie. È la storia degli egocentrici, degli avidi di averi e di poteri. Il vissuto umano, i secoli e secoli di vissuto umano, è fatto e descritto solo da essi. Unicamente la loro visione è “la visione”. Storia di sangue e di ingiustizia, dunque. È la storia del 10% dell’umanità, quell’umanità che non ne ha mai abbastanza, un’umanità, se umanità la si vuol chiamare, depravata, criminale, ingorda. Ecco da chi è stata fatta e scritta la storia. Il resto, il 90% degli esseri umani esistono solo per sgobbare e per dare lustro al 10%. Il 90% non hanno storia, mai avuta. Non esistono neppure, mai esistiti, sono unicamente materia, roba che nasce spenta, rimane invisibile vita natural durante, poi sparisce: detriti, non cosmici, ma umani.

Vedere Lo  Stato predatore

 

 

Il 90% degli esseri umani funge da combustibile per il rimanente 10%

Si dice che il racconto della storia dell’universo riguarda solo quella parte luminosa formata dal 10% della materia. Del resto, il 90%, non si sa nulla, si pensa che sia composta di materia oscura, di astri morti, di detriti cosmici e di altra roba che c’è ma non si vede.

La stessa cosa si può dire della storia degli esseri umani. Raccontare la storia di questi è raccontare la storia del 10%, perché del resto non si sa nulla, è materia oscura, roba che c’è ma non si vede.

Il 10%, dunque, utilizza il 90% degli esseri umani per crearsi una bella vita, per illuminarsi, per diventare “materia luminosa”. Detto diversamente, il 90% funziona come combustile per il 10%.

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Ogni uomo che nasce è un dio che nasce e un dio che muore

Bisogna amare, imparare ad amare per apprezzare ogni miliardesimo di secondo della nostra Vita. Guai a sprecarlo. È un miliardesimo di secondo perduto ed è un enorme e imperdonabile spreco, perché ogni istante ha un valore cosmico.

Dobbiamo imparare a dischiuderci, a sbocciare come un fiore e spargere i nostri pistilli e petali profumati nell’immenso.

Il fiorire culturale, però, non nasce da solo come quello naturale, ha bisogno d’uno sforzo. Dobbiamo imparare ad aprirci alle delizie della vita e a sentire tutto il profumo che l’universo emana. Siamo ricchi, Rossi, molto ricchi. Dentro ognuno di noi c’è un tesoro, non di perle, queste, in realtà, non sono tesori, sono solo ciottoli, ma siamo ricchi di un tesoro molto più prezioso: il tesoro conoscitivo.

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Essere l’artefice della propria vita

Solo in vita, solo mentre si è in vita, Rossi, si può dare un senso alla vita. Quando siamo noi gli artefici della nostra vita, ci sentiamo coinvolti in qualcosa di stupendo: stiamo vivendo e scrivendo la nostra storia, siamo noi i protagonisti di noi stessi. La nostra vita non è fiction, non è fantasia, è realtà. Noi stessi i protagonisti di noi stessi. Ecco l’arte di vivere. Scriviamo e realizziamo il nostro romanzo secondo il nostro volere: il più bel romanzo in assoluto.

Cosa ci potrebbe essere di più bello della nostra vita? Questa esperienza ci fa passare da un brivido all’altro, da una scoperta all’altra: da animali ci muta in umani. Non si nasce umani. L’umanità è tutta da conquistare. Quando siamo noi i fabbri del nostro destino, tutto prende senso, ci impegna, ci dà il gusto, la forza, la voglia, la gioia e la felicità di fare, di esistere, di vivere. Fai in modo, Rossi, che nessuno ti privi di questa tua fantastica e meravigliosa esperienza. Sii tu stesso il fabbro e il maestro della tua vita!

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Il cuore della filosofia di Orazio Guglielmini

Io mi identifico, se proprio devo farlo, con il passeggero. Mi identifico con le nuvole che transitano nel cielo, con le stagioni che vanno ma non vengono, con gli uccelli che volano nell’aria senza lasciare traccia, con i fiori selvaggi che si schiudono nei campi e, come loro, temo la mano fatale di un passante o la bocca affamata di un animale; mi identifico con colui che vede con lo stesso occhio la bellezza infinita della Vita e il suo inarrestabile sfacelo; con colui che, nonostante tutto il chiasso che c’è intorno, sa di essere solo; con colui che sa di vivere in un mondo senza senso e che, malgrado ciò, cerca di dare un senso ad ogni cosa che pensa, dice e fa.

Io mi identifico, se proprio devo identificarmi con qualcuno, con tutti quelli che soffrono le ingiustizie e le bestialità di questo mondo; con tutti quelli che si battono all’ultimo sangue per estirparle; con tutti quelli che cercano di fare di ogni istante un’eternità; con tutti quelli che non ambiscono alla pelle dei loro simili, ma che, insieme a loro, vivono in pace e fratellanza.

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La sensibilità estetica

Questa è importante, anzi, importantissima, Rossi. È uno strumento meraviglioso per avvicinarsi all’arte di vivere. È la sensibilità estetica che ti fa apprezzare l’istante, godere delle cose che ti circondano e che ti rendono umano.

Immagina, immagina di essere sdraiato sulla cima di una collina in un caldo pomeriggio d’estate. Attorno a te ci sono i segni della terra: le rocce, un fiume, un lago in lontananza, una casa; nubi, stelle e pianeti sopra la tua testa, l’erba sotto di te, la brezza che ti sfiora la pelle; gli insetti che ronzano, gli uccelli che sfrecciano nel cielo e tu stesso, lì, insieme al resto: tutto, tutto questo e molto altro fa parte del grande tessuto degli organismi viventi del pianeta terra. Dal filo d’erba alla giraffa, ogni cosa, in questo immenso affresco vivente, è connessa ad ogni altra cosa, perché tutto è nato da un comune progenitore: il Batterio primordiale.

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Le cose cambiano per restare sempre più indegnamente le stesse

Io, sostiene animatamente Orazio Guglielmini, io non ci capisco più niente. Insomma, quando un operaio fa uno sbaglio sul lavoro, viene subito umiliato e licenziato; quando invece uno del governo sbaglia e manda tutto il Paese in rovina, non solo non lo si umilia e licenzia, ma viene addirittura premiato: gli si dà una vacanza, continua a ricevere tutta la sua paga, tutti i suoi onori, tutte le sue prebende ecc. Poi, al suo posto, si metterà uno che risolva i danni e i problemi che lui ha creato e, una volta che i problemi e i danni sono stati risolti, lui ritornerà a fare quello che faceva prima, cioè a distruggere di nuovo il Paese!

Sia chiaro, Guglielmini, Orazio Guglielmini, a questo obbrobrioso e nauseante “contratto sociale”, degno solo di una congrega cannibalesca, non metterebbe mai e poi mai la sua firma. Tutt’altro!

 

Papa Ratzinger, Benedetto XVI, in Africa

Perché tutti gli Stati, ed è legittimo chiederselo, perché tutti gli Stati predatori della terra, eccetto forse la Russia e qualcun altro, accettano la visita del papa re nel loro paese?

La risposta a questa domanda è semplicissimal

Primo perché qualsiasi Stato della terra vuole avere un popolo credulone, ubriaco di superstizione e d’ignoranza: così è più facile sfruttarlo.

Secondo perché politici e preti sono andati sempre d’accordo, due parassiti che vivono, da quando il mondo è mondo, sulle spalle del popolo.

Terzo perché il papa è l’oppio e l’oscurantismo del popolo per eccellenza.

Si sa e si sa fino alla nausea. Tutte le volte che il papa va all’estero, non porta con sé la scienza, la tecnica, la democrazia, l’emancipazione dei popoli, la saggezza, la salute mentale; porta con sé la discriminazione tra le religioni, lo sfruttamento, l’Inquisizione, la schiavitù, il pauperismo, il creazionismo, il fondamentalismo, l’aldilà, Dio, i dogmi, il regresso; eppure, nonostante si accompagni di questo bagaglio culturale pestifero e cadaverico, nonostante ciò, continua ad essere invitato.

Dopo duemila anni d’inculturazione cristiana e cattolica, di conservatorismo, di passatismo, di provvidenza, di nullismo, di, di, di, non ci sono più rimasti bambini innocenti, bambini che siano all’altezza di gridare “Il re è nudo!” Siamo di nuovo, ahimè, finiti nelle mani del grottesco. Ebbene, se Bogududù vuole così, allora così sia!

 

 

Guglielmini parla a Rossi della sua credenza

Non i miei dogmi, Rossi, che li ritengo tutt’altra cosa, ma la mia credenza. Questa è semplice. L’ho sempre nutrita di cose concrete. Quest’abbraccio totale e sentito con l’universo dei fenomeni ha formato la mia credenza, la mia fede, la mia visione delle cose e del mondo e, in ultimo, i miei imperativi e la mia filosofia.

Per me, una filosofia che non parte dalle particelle ultime della materia che ci compone, non è filosofia ma volgarità filosofica. Prima le particelle, poi la filosofia. In altre parole, bisogna partire dai fatti, conoscere i fatti, vivere i fatti, i fatti che ci hanno reso ciò che siamo. Solo una volta che conosci i fatti, Rossi, solo allora puoi pensare quel che vuoi, immaginarti, se così desideri, altri mondi, se il nostro ti sta stretto. Quello che importa, però, è che sono le tue idee e non quelle degli altri. Queste, per quanto formulate a fin di bene, non sono le tue. Le si rispetta, se sono degne di rispetto, questo sì. Solo, però, creandosi la propria filosofia l’uomo diventa veramente filosofo. Non c’è altro modo, altra via. Unicamente col sudore della tua fronte puoi guadagnarti questa eccelsa libertà di pensiero.

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Ad Andrea Bocelli con amore

Ieri sera, 19 novembre 2011, sentendomi bene e di ottimo umore, dopo aver trascorso una stupenda giornata a camminare in montagna, ho deciso di guardare “Che tempo che fa” su Raitre. C’era, tra gli ospiti che presentavano i loro lavori al mercato della tv, anche Andrea Bocelli. È uno dei miei cantanti preferiti. La sua voce non ha bisogno di tante parole per essere descritta: è sublime. Mi sono rallegrato. Ho pensato che dopo una fantastica giornata in montagna avrei trascorso anche una fantastica serata. Basta poco per rendermi felice. E, perdinci, ogni tanto ci vuole anche questa: la felicità!

Non è andata così. Andrea, prima di cantare, si era messo a parlare di caso, di destino, del bene e del male, di crocevia, del filosofo danese Soren Kierkegaard e di tante altre cose che hanno a che fare con la sua credenza. Certo, lui può parlare di tutto quello che vuole, però, c’è da dire che per quello che concerne il suo credo, questo non è merce di scambio, non è come la sua voce, sublime, impareggiabile e meravigliosa, è una cosa individualissima e personalissima e così dovrebbe rimanere. Per carità, ognuno può esprimere il suo pensiero e anche Andrea, ma quello che lui pensa riguardo alla sua fede concerne solo a lui e a nessun altro.

Si sa, è scritto nella sua biografia su Wikipedia, prima di diventare il cantante mondiale che è, Andrea ha cantato in varie chiese e questo forse l’ha influenzato. Possiamo capire. Comunque, e lo dico con tutto l’amore e l’affetto che provo per lui, penso che sia pericoloso per la sua immagine internazionale farlo parlare di cose che lo riguardano intimamente, che hanno a che fare col suo determinismo culturale, con la sua esperienza privata, con la sua visione del mondo. Niente, ho dovuto accontentarmi della mia bellissima giornata in montagna e, mio malgrado, ho spento la tv.

However, Andrew, always and always with lots and lots of love.


 

Ad ognuno il proprio credo

Quando andiamo al nocciolo delle cose, ci accorgiamo che brancoliamo tutti, chi più, chi meno, nel buio più profondo. Quando pensiamo e parliamo di cose metafisiche, di cose che vanno oltre la fisica, oltre il mondo fenomenico, quando superiamo un certo limite del nostro orizzonte conoscitivo, quando andiamo oltre il nostro sistema solare, oltre la nostra galassia, quando ci avventuriamo nell’universo aperto, addirittura oltre il big bang; quando poi ci mettiamo anche a parlare di quark, di stringhe, di materia oscura, di materia chiara, di particelle wimp e ci mettiamo a pensare a cosa c’è dopo la morte superando così tutti i nostri orizzonti conoscitivi, allora, my dear reader, tutto il parlare diventa personale, personale e basta. Nessuno – preti sciamani guru dèi scienziati santi filosofi stregoni papi profeti dio poeti -, nessuno, neppure il re dell’immenso, Einstein, né il re del microscopico, Bohr; insomma proprio nessuno sa veramente di cosa stia parlando. Ognuno, a questo livello di pensiero, è lasciato solo, lasciato a credere quel che vuole, perché, in questi luoghi così remoti impervi e oscuri, il pensiero non può essere che personale. L’intersoggettività, in questi campi della mente, non esiste. Se qualcuno volesse formulare un “credo” su questo mondo immerso nelle tenebre, dovrebbe farlo per se stesso, perché il suo “credo” non è più merce di scambio.

Vedere Ha un senso la vita?

 

 

Cattolici e protestanti ovvero Provvidenza contro operosità

Perché non lo diciamo tutto in una volta? Perché continuiamo a nascondere ciò che più salta agli occhi storicamente e culturalmente? Perché proseguiamo a prenderci per i fondelli? Ma c’è un limite alla falsità e all’ipocrisia umana? Eppure è stato così ormai da secoli. Con questo non si vuol negare ai vecchi traballanti paesi del sud Europa quel loro momento di delirio storico. Affatto! La realtà però oggi è molto cambiata; la realtà è che oggi la Grecia, l’Italia, la Spagna e il Portogallo, insomma i paesi del sud Europa, i paesi irretiti, soggiogati e oscurati dalla superstizione religiosa, cattolica e romana; questi paesi, oggi, sul mercato delle finanze, della moneta unica, della competizione globale, a paragone coi paesi del nord (la Germania ecc.), sono come degli atleti storpi e malconci che devono giocare contro dei rivali potenti e ben preparati. Allora, quale chance possono avere, i paesi del sud, di vincere in questo agone? Nessuna. Proprio così: nessuna. Possono solo, come hanno fatto sempre (ad esempio, mandando il popolo a lavorare da loro, al nord, un altro modo di elemosinare), chiedere clemenza, aiuto e che li risparmino dalla bancarotta e dal caos sociale.

Fino a quando i parassiti di questi paesi hanno giocato in casa, il loro marcio, bene o male, lo tenevano sotto controllo; ma ora, ora che hanno dovuto esporsi in ambito europeo, internazionale: che macello!

 

Il lavoratore – The worker

Ogni lavoratore è un esecutore del pensiero scientifico. Non c’è proprio nulla nel suo lavoro che non sia connesso alla scienza. Il lavoro del contadino ha a che fare con la scienza agraria; quello del meccanico con la scienza meccanica; quello dell’edilizia con la scienza edile; quello del minatore con la scienza mineraria e così via. Il lavoratore è gravido di scienza anche se lui non lo sa.

Si dice che abbiano chiesto alla madre di Einstein se conoscesse la teoria della relatività. La vecchia signora rispose energicamente dicendo: “Ma che mai dite? È mio figlio. L’ho fatto io. L’ho cresciuto io. Tutto conosco io di lui, anche la sua relatività!”

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È arrivato il momento di licenziare i politici

È giunta l’ora, amici lavoratori, è giunta l’ora di sbarazzarci di questi pestiferi individui. Non perdiamo altro tempo. Ne abbiamo già perso tantissimo. Siamo per una volta i primi, i primi sulla terra. Mandiamo a casa tutti i politicanti; tutti, nessuno escluso. E non solo. Facciamoli pagare per tutti i danni morali e materiali che hanno recato al Paese, cioè al popolo, al popolo lavoratore. It’s time that they pay for their greedness and nothingness!

Moralmente, umanamente, professionalmente, amorevolmente il popolo non prende lezione da loro. Tutt’altro! Si deve anzi tenere alla larga, potrebbero contaminarlo, perché sono zeppi di malefiche risorse.

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La leggi fondamentali dell’universo

Georges Charpak e Roland Omnès, nel loro divertente e interessante saggio, “Siate saggi, diventate profeti”, scrivono:

“Le leggi fondamentali non sono molte. Parlano di un contenitore e di un contenuto. C’è il contenitore assoluto, lo spazio-tempo, la cui legge è quella della relatività. E c’è un contenuto totale, la materia, in tutte le sue forme, compresa la radiazione. In questo ambito, le leggi sono quantistiche. Sono definite “fondamentali” nel senso che tutte le altre, le innumerevoli altre in tutti i loro innumerevoli casi, oggetti e circostanze, derivano da queste leggi. Ora, le leggi della relatività generale, quelle dello spazio-tempo, hanno generato due effetti apparentemente contrari:

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Catastrofismo: una nuova visione della vita

“Bisogna considerare la nostra specie e molte altre in perpetuo pericolo di estinzione, scrive Dana Desonie in “Catastrofi cosmiche”. Nel luglio del 1994 abbiamo assistito alle collisioni di più di 20 frammenti della cometa Shoemaker-Levy 9, ciascuno di circa un chilometro di diametro, con la superficie di Giove”, p.17. “La cosa più importante che la Shoemaker-Levy 9 ci ha insegnato è che le collisioni cosmiche non sono fenomeni che appartengono solo al passato, sono invece eventi possibili nel tempo di una vita umana, coi quali la scienza contemporanea si trova a dover fare i conti”, p.116.

“La Cometa Shoemaker-Levy 9 entrò nella stratosfera di Giove viaggiando alla velocità di 60 chilometri al secondo (circa 134.000 miglia all’ora)”, p. 9. “Se la cometa Shoemaker-Levy 9 avesse colpito la Terra, il nostro destino avrebbe potuto essere simile a quello dei dinosauri”, p.10. “I paleontologi hanno riconosciuto, nel corso degli ultimi 540 milioni di anni, 24 estinzioni di massa notevoli, in ciascuna delle quali scomparve tra il 25 e il 95 per cento delle specie”, p. 83.

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Orazio Guglielmini dà una lezione di geografia cosmica a Rossi

Iniziamo così, con una domanda: Com’è l’Universo oggi? Ora, per rispondere a questa domanda, bisogna partire dalle cose più vicine a noi e, gradualmente, espanderci negli spazi immensi dell’Universo.

Tanto per cominciare, vediamo se possiamo osservare, quasi sentire, la curvatura della Terra. Questa ha un diametro di quasi 13mila chilometri. Immaginiamoci adesso su un terreno piatto e senza ostruzioni. In lontananza possiamo vedere la cima d’un grattacielo, di una montagna. A questo punto, abbiamo la sensazione della curvatura della Terra. Si può allungare quest’immagine a 70/80 chilometri, proprio sotto i 400/500 metri dall’orizzonte. Poi, se alziamo gli occhi, a cento chilometri dalla Terra, un batuffolo di cotone e una sfera di cristallo, si muovono nello spazio, leggiadri e tranquilli, alla stessa velocità: siamo fuori dalla gravità terrestre. A questo punto basta un’altra alzatina degli occhi ed ecco qua la Luna, a

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Il big bang c’è stato?

Noi sosteniamo, Rossi, che il big bang c’è stato. Può anche darsi che non ci sia stato, come sostengono il filosofo Karl Popper e alcuni scienziati e pensatori.

Il discorso di Popper poggia sul principio di falsificabilità; cioè non di verificare, ma di dimostrare che qualcosa sia falso. Secondo lui il big bang non può essere falsificato, quindi è falso, un big bluff.

Ora, per falsificare qualcosa, bisogna fare degli esperimenti, delle prove, dei controlli, dimostrare dove non funziona. Chi, allora, se le cose stessero così, potrebbe mai confermare di aver visto il big bang? Nessuno, perché nessuno avrebbe potuto essere presente al momento del big bang e confermarne la sua realtà o falsificabilità. L’argomento del filosofo, almeno fin qui, fila.

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Il Big Bang e la Creazione

Il big bang

Nascita dell’universo: nessun rumore, nessuna fiamma, nessun’anima, nessun frastuono, l’universo ebbe inizio nel buio e nel silenzio più assoluti.

I Prima immagine: il tempo è fermo, la vita è bloccata, lo spazio non esiste, la temperatura e la densità sono infinite; poi, improvvisamente Buuun!, il big bang;

II seconda immagine: un miliardesimo di un miliardesimo di secondo dopo l’inizio, il tempo e lo spazio sono cominciati, l’universo è un concentrato di energia pura, le 4 forze fondamentali – gravità, elettromagnetismo, forza nucleare forte e forza nucleare debole – sono ancora fuse insieme;

III terza immagine: non è passato un secondo e l’universo si sta già espandendo: si formano i quark e gli antiquark, i mattoni della materia che legandosi insieme danno origini a protoni e neutroni;

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