Einstein, un pilastro della fisica moderna fatto di cartapesta (5) (6) (7) (8)

 

Einstein, un pilastro della fisica moderna fatto di cartapesta (5) (6) (7) (8)

 

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Anche il suo paradosso dei gemelli fa acqua. È un esperimento che coinvolge due fratelli identici, uno dei quali fa un viaggio nello spazio in un razzo ad alta velocità e l’altro rimane a terra. Quando il viaggiatore ritorna a casa, scopre che suo fratello gemello è molto più invecchiato di lui. Cosa significa questa storia? Significa che una cosa è scendere dal Monte Bianco a piedi e un’altra farlo con un delta piano: nel primo caso ci vogliono 10 ore, nel secondo solo 10 minuti. Lo stesso esempio, anche se il mio è meno sofisticato di quello di Einstein, si può applicare ai gemelli: il fratello a terra ha lavorato e usato il suo corpo per tutti gli anni che l’altro stava solo seduto, a dormire e a far niente.

Il problema principale, in questa faccenda, è che non siamo stati capaci fino a oggi, per quello che so, di capire veramente come funzionano il tempo da una parte e i fenomeni dall’altra. Noi siamo tempo, perché abbiamo una coscienza e siamo consapevoli sia del nostro agire che della nostra esistenza e della nostra durata, cosa questa che non possono pretendere di avere, per quello che ne sappiamo, gli altri animali e i fenomeni inanimati. Il tempo è nato con noi esseri umani e con noi morirà. Condivide la nostra condizione e la nostra sorte. Il tempo non ha nulla a che vedere con la fenomenicità del mondo. E come potrebbe, se non esiste? Ripetiamolo: quella che bisogna studiare per capire a fondo è la vera natura dei fenomeni. Invece gli studiosi se la prendono col tempo che non ha proprio nulla a che vedere con essi. Come dire, spogliano i fenomeni delle loro proprietà fisiche e le attribuiscono al tempo inesistente. Il tempo come concetto Sì, come fenomeno No.

Lo stesso e identico discorso si può fare con lo spazio. Lo spazio, inteso einsteinamente, non esiste. Aristotele aveva capito lo spazio meglio di Einstein quando diceva che lo spazio era il limite d’un oggetto. Quello che Einstein chiama spazio, in realtà, è un vuoto, un vuoto infinito, ma un vuoto è un vuoto e in un vuoto non esiste niente, perché è privo di elementi. Lo spazio è lo spazio che occupa un oggetto nella sua ubicazione. Lo spazio che occupa la Via Lattea nell’universo, lo spazio che occupa la Terra nel sistema solare, lo spazio che occupa un quadro su una parete. Lo spazio di Einstein però non è questo. Il suo spazio è il vuoto e il vuoto non esiste perché è privo di oggetti ed è infinito. In questo immenso vuoto, l’intero universo che ci sguazza dentro è come una bolla di sapone.

Se l’universo ha avuto un inizio, e l’ha avuto, allora lo spazio e il tempo non sono fra i fenomeni che lo compongono. Lo spazio e il tempo sono utili solo come invenzioni e solo a quelle specie che sviluppano una certa intelligenza. Per la mia capra, per il mio albero di ulivo e per le tegole sul tetto della mia casa, quale senso vuoi che abbiano il tempo e lo spazio?

Nessuno.

Appunto.

Le intuizioni, le credenze, i sogni, il tempo, la teoria dei quanti, “Dio non gioca a dadi”, cavalcare un raggio di luce, non sono molto azzeccati.

Per quello che concerne la fine di tutto a livello universale, questa sarà causata dal decadimento radioattivo, non dal tempo. I fenomeni non hanno un’esistenza che ha a che fare con il tempo, come abbiamo detto ormai fino alla nausea, hanno un’esistenza che ha a che fare con la durata, questa sì, une durée, come direbbe Bergson. Ciò che noi chiamiamo tempo, e ripetiamolo, è la durata fenomenica relativa all’oggetto in questione, è questo che noi chiamiamo tempo. Su ogni fenomeno che vediamo nell’universo, e ciò vale anche per noi, c’è un’etichetta con una scritta che dice quanti anni, mesi, giorni e minuti durerà.

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Mi chiedo, allora, se Einstein avesse saputo che lo spazio e il tempo non esistevano, avrebbe potuto proporre la teoria della relatività? Perché, ed è questo il mio interrogativo, se il tempo e lo spazio non esistono, come ha potuto proporli come esistenti?

Per quello che riguarda la sua famosissima equazione E=mc2 (energia=massa al quadrato e lasciamo perdere la c che sta per la velocità della luce) c’è da chiedersi: l’energia esiste? E rispondiamo: sì, esiste. Cosa la produce? La produce la massa. Senza la massa, l’energia esisterebbe? No, non esisterebbe. Quindi l’energia dipende dalla massa, quindi, in realtà non esiste, è un fenomeno prodotto dalla materia. No massa, no energia.

Se questi 3 fenomeni, il tempo, lo spazio e l’energia, non esistono, come ha potuto Einstein proporre la sua teoria? Cosa succederebbe a quest’ultima se il tempo, lo spazio e l’energia non esistessero? Di più. E al nostro mondo a quattro dimensioni: lunghezza, larghezza, altezza e tempo, cosa succederebbe a quest’ultima dimensione se il tempo non esistesse?

Gli interrogativi sullo spazio, sul tempo, sull’energia e sulla relatività speciale o generale che sia non finiscono qui. Einstein ha messo quasi a tacere la gravità di Newton e al suo posto ha piazzato l’elettromagnetismo di Maxwell e il suo spazio-tempo. La terra non gira più intorno al sole, come ai vecchi tempi, ma sfreccia in linea retta. La teoria della relatività generale gli impone questa condotta. Supponiamo per un istante che il sole non ci sia più, cosa accadrebbe alla terra? Continuerà a fare i suoi giri e giretti anche senza la presenza del sole o si metterà a sfrecciare nello spazio profondo?

Pare che, quando un oggetto grande come il sole arriva sulla piatta rete cosmica, non crea un avvallamento, un buco relativo al suo peso, non produce un cerchio con un profondo vuoto in mezzo. Nulla di tutto questo. Per la relatività generale, il rettilineo continua. È vero, almeno così ci dicono gli esperti, nella fisica è tutto sottosopra, tutto, non intuitivo, ma contro intuitivo. A me viene da pensare, se è tutto così sottosopra e contro intuitivo, come fa l’universo a tenersi in piedi?

Il nostro universo, dicono, è tenuto insieme da 4 forze. La prima forza, la più debole, è la gravità, quella che ci tiene coi piedi per terra e che, quando ci lanciamo da un’altura, ci tira verso il basso. La seconda forza, meno debole della prima, è l’elettromagnetismo. Questo è composto di elettricità, di magnetismo e di luce. La terza, la più forte delle 4 forze, è la forza nucleare forte. Questa tiene incollati insieme gli elettroni, i protoni, tutta quella roba subatomica che si trova nell’atomo. L’ultima forza, la quarta, la forza nucleare debole, chiamata così perché, giustamente, è debole, ha a che fare con il decadimento degli elementi, ovvero con la radioattività. Gli atomi, col passare del tempo si logorano, si dimezzano e, la metà rimasta, a sua volta, si dimezza e così via fino alla fine.

C’è, in tutto questo business delle 4 forze, un serio interrogativo, un interrogativo che richiede, come tutti gli interrogativi, una risposta. L’interrogativo è: se queste 4 forze sono quelle che tengono in piedi l’universo, per universo cosa s’intende? Solo quel 4 per cento (alcuni fisici dicono 1) che conosciamo o c’è anche incluso il resto che non conosciamo?

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Per me c’è solo una forza dominante in tutto l’universo, e questa forza è l’attrazione, la gravità, chiamiamola come desideriamo, ma non ce n’è un’altra. Tutti questi corpi che sfrecciano e corrono in modo caotico e cieco nell’universo, si attraggono l’uno con l’altro secondo la loro massa: i grandi corpi diventano ancora più grandi e quelli piccoli, dimezzandosi, ancora più piccoli. Questo è tutto, il resto è secondario oppure accademico bla bla.

A questo punto dobbiamo tirar fuori almeno (qualcuno lo deve pure fare prima o poi) un altro pilastro del nostro scibile sapienziale fatto di carta pesta. Se io dicessi, ad esempio, che la “natura”, come il tempo, lo spazio e l’energia (l’energia intesa einsteinnamente) non esiste, cos’altro succederebbe al nostro cervello? Perché, invero, la natura come fenomeno non esiste, esattamente come non esistono lo spazio, il tempo e l’energia. La “natura” non ha alcuna proprietà, qualità, peso, forma, sostanza, volume: non ha nulla di nulla, perché come oggetto fisico non esiste. Spinoza, il filosofo olandese, diceva che dio è natura e che la natura è dio, quindi un’invenzione.

Immaginiamoci tutti i fenomeni che compongono l’universo dal micro al macro senza tempo, spazio, energia, natura, come ci apparirebbero? Ci apparirebbero come una massa oceanica di corpi grandi e piccoli, spogli e brulli, con lunga o corta durata, corpi e basta, corpi che sfrecciano a più non posso in uno spazio infinito. L’universo, quando lo si vuole vedere per com’è, dico per com’è e NON PER COME SI VUOLE CHE SIA, è un fenomeno composto di strutture, proprietà, elementi, corpi, oggetti, tutte le immaginabili e inimmaginabili dimensioni, insomma oggetti senza senso e senza patria, oggetti finiti per caso in questo caos, oggetti e basta, ecco la nuda e cruda realtà del grande tutto, ed ecco anche cosa bisogna cercare di conoscere e capire fino in fondo. L’universo è solo e solo un ammasso di fenomeni, meraviglie e incubi, solo un ammasso di corpi che rumoreggiano caoticamente in un vuoto infinito, che cozzano alla cieca a destra e a manca l’uno contro l’altro e infine si distruggono a vicenda oppure si disperdono disintegrandosi nell’immenso vuoto in cui si trovano. Ecco un ritratto realistico dell’universo, ed ecco anche la sua assurdità e la sua realtà.

Chiediamoci, ora, per un istante, cosa accadrebbe se una mattina ci alzassimo e scoprissimo che la nostra visione del vecchio universo non esiste più? Non è la prima volta che succede nella storia – l’eliocentrismo di Copernico, la gravità di Newton, l’evoluzione delle specie di Darwin, il capitale di Marx, l’inconscio di Freud, ecc. – e non sarà neppure l’ultima. Questi signori hanno rivoluzionato la nostra visione del mondo e di noi stessi e questo potrebbe accadere ancora e ancora.

Noi esseri umani siamo bravi a inventare cose, questo sì, e guarda caso inventiamo proprio le cose che mancano ai fenomeni, anche se questo non significa che esistano. Infatti, lo spazio, il tempo, l’energia e la natura non esistono, sono nostre invenzioni e sono anche invenzioni, e dobbiamo dirlo, molto utili e facili da ideare. Il contadino ce l’ha molto più dura nell’inventarsi il cibo che lo tenga in vita insieme alla sua famiglia quando il suo seminato, in una brutta annata, va alla malora!

Forse, per capire realmente l’universo per com’è, non c’è bisogno d’un genio alla Einstein, ma solo d’un cervello sano e d’un po’ di buon senso e nulla più. Queste proprietà mentali tutti gli esseri umani dovrebbero avercele, perché, nella vita e nell’immenso, ci sono più cose, molte più cose di tutte quelle che vengono insegnate nelle università. Il genio scientifico e intellettuale della nostra specie pare che serva, non a rendere le cose facili da capire, ma a complicarle più di quello che sono, complicarle il più possibile, tanto quanto è complicato il suo cervello. È questo ciò che hanno fatto per lo più i nostri geni e questo da quando hanno smesso di camminare su quattro zampe.

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Il nostro universo, in realtà, è facile da capire per chi lo vuol capire. È iniziato dal nulla, dalla prima particella apparsa in modo spontaneo e poi, da una causa all’altra, è diventato l’universo che conosciamo oggi, un universo dove il nulla del nulla e il grande tutto si alternano all’infinito. La teoria del tutto è questa e non ce n’è un’altra.

I nostri fisici, scienziati, tecnici, invece di sprecare il loro preziosissimo tempo, e soprattutto il denaro dei contribuenti, in cose astruse e poco convincenti, farebbero meglio a iniziare a parlare di cose reali e a lasciar perdere quelle irreali, quelle che non hanno mai sperimentato nei loro laboratori né visto coi loro cannocchiali. Siamo stufi e arcistufi di vivere in un mondo costruito con falsità, cretinerie, ignoranza e abusi di potere. L’uomo non ha paura della realtà che l’ha messo al mondo, ha paura quando i suoi simili lo terrorizzano con invenzioni grottesche, con folli teorie e soprattutto coi loro deliri e le loro cieche ambizioni.

Fondamentalmente, quando si va al nocciolo delle cose, LE COSE PER COME STANNO E NON PER COME SI VUOLE CHE SIANO, ci rendiamo conto che, se ci trovassimo fuori del nostro sistema solare, brancoleremmo tutti nel buio e nella cecità più totali per quello che riguarda la conoscenza dell’universo: nonostante ciò, pretendiamo di conoscerlo come conosciamo le nostre tasche!

Sappiamo, ma solo pochi di noi trovano il coraggio di dirlo, sappiamo che uno di questi giorni, proprio così, UNO DI QUESTI GIORNI, farà capolino dal profondo cosmo un asteroide di grandi dimensioni che punterà dritto dritto verso la Terra. Passerà vicino al Sole, passerà Mercurio, poi Venere, sfiorerà la Luna e si scontrerà in pieno con la Terra. Un evento, questo, come tanti altri. Nel cosmo, questi happening sono di routine, la regola e non l’eccezione. Lo scontro tra l’asteroide e il nostro pianeta è stato devastante, apocalittico e, nonostante ciò, il sistema solare non si è accorto di nulla! Neppure la Luna che è a due passi da noi, non si è accorta di niente. Tutti sordi, ciechi, muti e tutto continua come prima, come se nulla fosse accaduto. Nessuno ha visto niente, nessuno ha sentito niente, nessuno ha preso nota dell’evento, neppure l’Everest che adesso non c’è più.

A questo punto la domanda è: “È stata mai abitata la Terra?”

La risposta è: “No, mai, perché nessuno lo scoprirà”.

È così che funzionano le cose nell’immenso.

Quando ci inchiniamo umilmente e con conoscenza alla realtà a cui apparteniamo, allora scopriamo che nessuna scienza o filosofia può sottrarci dalla nostra sorte, quella che, prima o poi, in un modo o in un altro, ci colpirà tutti. Questo nostro epilogo, immediato o a lungo termine, giganteggia su tutti gli altri. La vita che ci troviamo a dover vivere è situata in un eterno istante che si svolge su un eterno abisso. È l’istante dell’eterno qui e ora. Non possediamo altro in questo così fatto mondo, solo il qui e ora. La nostra eternità è composta di queste due parole: “qui e ora”.

Il problema con l’universo e con noi stessi è che, quando si va al nocciolo del discorso, noi non siamo altro che massa, corpo, fisicità e niente più. Le forze che innescano i fenomeni rozzi sono un’emanazione della loro stessa massa. Una volta che la materia che compone la massa si sarà svuotata delle sue forze e sarà finita, tutto il resto sarà finito insieme a essa. Questa visione del grande tutto non è facilmente digeribile, ma è così.

Secondo le leggi cosmiche cui apparteniamo, possiamo vederci come un trapezista che cammina su una corda tesa su un abisso senza fondo. Non c’è altro in vista, solo la corda, noi e l’abisso. È questa la nostra realtà e questa realtà conosce solo il presente, il “qui e ora”. Questo istante non ha nulla a che spartire col tempo, ma con la durata e l’abilità che il nostro corpo, fenomeno tra i fenomeni, riuscirà a realizzare, tenendosi in equilibrio sull’abisso su cui cammina.

È questa la nostra condizione. Non ne esiste un’altra. È da qui che bisogna partire se vogliamo costruirci un nido e dare un vero senso alla vita, una vita che sia degna di essere vissuta, anche se questo vuol dire costruire sull’abisso. Una vita, dunque, senza illusioni e totale. Vivere con questa consapevolezza e lucidità è il massimo che un essere umano possa raggiungere. Questa visione non è più una visione disperata e assurda, è una visione sana e obiettiva e questo significa abbracciare l’universo, non per come si vuole che sia, MA PER QUELLO CHE È.

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