Papa Wojtyla e papa Ratzinger

Quando nel 1989, Giovanni Paolo II è andato in Svezia, non l’ha cagato nessuno o quasi. Comunque, qualsiasi pagliaccio di strada avrebbe attratto più curiosi. Il 2 e il 3 giugno 2012, Benedetto XVI è andato a Milano e i mass media hanno sparato di cento e più paesi stranieri presenti e d’un milione di fedeli. Noi, un po’ scettici e un po’ realistici, diremmo un massimo di 200, 300mila furbi venuti o inviati da tutti i paesi interessati a questo raduno e tutti, nessuno escluso, pagati dalla Chiesa per fare presenza.

Pagati dalla Chiesa per modo di dire. La Chiesa non paga nessuno, non l’ha mai fatto, la Chiesa non ha mai sudato un solo centesimo, la Chiesa è un’istituzione ideologica e parassitaria; sono i contribuenti, quelli che lavorano, che pagano e pagano anche, ovvio, per quelli che si fanno pagare per fare presenza.

Domenica 3 giugno, nel duomo di Milano, alla messa di Giuseppe Ratzinger, cioè alla grande vomitata di rumori acustici fatta dal papa re e alla grande scorpacciata di vomito masticato e degustato dai suoi fedeli, fedeli per interesse of course, c’erano anche, e non potevano mancare, l’anti-italiano Mario Monti, l’anti-italiano Umberto Bossi e altri individui altamente motivati a questo business di vuotaggine ragionata. I grandi argomenti trattati dal grande predicatore erano shit scheisse merde mierda skide e tutta quell’altra roba inodore dell’aldilà.

Le cose cambiano per restare le stesse. Questo ormai l’abbiamo imparato, grazie a Lampedusa. Infatti, il prete e il politico oggi si sono ridotti a fare lo sporco gioco dei loro padroni, i nababbi dello sterco monetario, cioè quelli per cui l’unico idolo che conta nella vita è il Vitello d’oro ed è proprio questo che non cambia mai.

E così siamo arrivati al nocciolo della faccenda, a ground zero come si dice, cioè nessuno crede più in nessuno. Il popolo non crede più a questi venduti burattini istituzionali e se ci crede lo fa per disperazione, per non ammazzarsi. Però c’è ancora qualcosa in cui ci si crede: nel Vitello d’oro! Eh sì, per il Vitello d’oro sono tutti pronti a dare la vita. Non soltanto la loro, ma anche quella delle loro famiglie, dei loro figli, dei loro fratelli e sorelle, dei loro amici, compagni, conoscenti, pronti anche a vendere il proprio paese per il Vitello d’oro, il resto è retorica, è spettacolo, è il fare della 194esima scimmia di Desmond Morris.

What a marvellous world!


Per capire la religione, i dogmi, le superstizioni, gli dèi, Dio; per conoscere la storia, lo spirito, l’anima, l’uomo, per emanciparsi dalle catene sociali e culturali, leggere e rileggere L’Indifferenza divina

 

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