Le ragioni per cui non vado a votare

 

 

In un Paese dove i Cittadini con la C maiuscola sono informati culturalmente e politicamente; dove hanno sviluppato un senso critico, un senso umano; sanno quello che devono e non devono fare e sono coscienti che con il loro voto possono migliorare o peggiorare la sorte del loro Paese e della loro vita, allora qui, in questo Paese, si va a votare.

Prendiamo ora il popolo con la p minuscola. Per questo, l’esperienza di andare a votare non cambia, perché chiunque esso mandi al potere, comunisti, democristiani, liberali, fascisti, chiunque, il risultato è lo stesso. In un modo o in un altro, dopo ogni elezione, lui si troverà sempre più povero e più disonorato e i suoi governatori sempre più ricchi e più onorati.

Entriamo adesso nella testa dei nostri “politici” e vediamo quali sono i loro obiettivi quando arrivano al potere. Eccone alcuni:

La prima cosa che fa un politico, una volta al potere, è di riempirsi le tasche: il Sistema glielo permette.

La seconda di rimangiarsi tutto quello che aveva promesso durante la campagna elettorale.

La terza è di aiutare la sua famiglia.

La quarta di aiutare i suoi amici e quelli del suo partito.

La quinta di restare al suo posto in parlamento tanto quanto può.

La sesta è di prendersi una pensione d’oro.

E lasciamo perdere l’immunità parlamentare e tutto il resto.

Vediamo ora quali sono le sue doti professionali. Ad esempio, la sua abilità tecnica, il suo talento amministrativo, la sua perizia sulle vere necessità del paese e sugli happenings imprevisti, la sua diplomazia, il suo “savoir faire”, il suo spirito di leader, la sua abilità governativa, la sua statura nazionale e internazionale, la sua saggezza, quali?

Possiamo rispondere francamente a questa domanda, e possiamo farlo perché abbiamo tonnellate di scartoffie storiche che ce lo confermano, e possiamo dire che, grazie alla sua formazione culturale, le sue qualifiche sono inesistenti e questo anche se ha dieci lauree. Eccezioni? Anche se ce ne fosse qualcuna, non servirebbe a nulla. In un campo di erbacce, un fil di grano è spacciato!

Come si comportano i suoi colleghi all’estero? Ad esempio, i Francesi, gli Americani, i Tedeschi, gli Inglesi, gli Scandinavi, gli Australiani, gli Svizzeri, i Canadesi, gli Austriaci, come? Certo, c’è anche qualche sgrammaticatura, qualche mela marcia in questi paesi, ma è solo una sgrammaticatura e una mela marcia, il resto è solido. In questi paesi, i politici, una volta eletti, cercano con tutte le loro forze e le loro abilità di migliorare il loro Paese, non fosse che solo d’un tantino, ma migliorarlo comunque, renderlo più ricco e più democratico di come lo hanno trovato all’inizio del loro mandato. Possiamo, noi italiani, dire la stessa cosa dei nostri politici?

Prendiamo ora gli sprechi. Questi sono, a dir poco, drammatici, tragici, assurdi, criminali. Gli sprechi, come si sa, non li fa il popolo, li fanno loro: i politici. In un programma di Rai3, quando c’era ancora la lira, i signor politici potevano permettersi cene, in certi ristoranti romani, a 128 milioni l’una! (un programma su Rai3 la sera tardi)

L’Italia è una colonia americana. Lo è diventata dal ’43 in poi. E non solo. Ha anche il compito di portare “L’oppio religioso dei popoli” in tutti i paesi poveri e sottosviluppati del mondo e il nostro Santo Padre è felicissimo di avere questa Santa Missione! Di più. Il nostro paese è uno dei più indebitati al mondo. I figli degli Italiani, quando nascono, sono già debitori dello Stato di almeno 400 mila euro. Recentemente, l’Italia è stata definita la tartaruga d’Europa!

Come dovrebbe essere la fedina d’un politico, di colui che dovrebbe essere da esempio etico e morale a tutto il suo paese? E lo è? Ecco cosa ho trovato su Internet: “Nel 2012 la lista degli indagati/condannati in parlamento era di 117”. Centodiciassette criminali in parlamento! Avrebbero trovato posto nel governo degli Stati Uniti? E vi pare normale tutto questo? Normale che il nostro parlamento sia gremito di gente indagata e condannata?

Una volta, da ragazzo, mi avevano fatto credere che il brigantaggio fosse una caratteristica del Sud. Crescendo crescendo, ho capito che il vero brigantaggio non è quello degli sciancati e poco istruiti, ma quello vestito con giacca e cravatta.

Ora io mi chiedo, di fronte a questo devastante panorama politico, con quale autorità morale può chiedere al popolo, quello che lo paga e lo mantiene, di andare alle urne e a votarlo? Come dovrei io, io cittadino, io lavoratore, io contribuente, io che costruisco il paese, io che lo difendo, io che muoio in guerra per esso, io che so, che faccio sacrifici, come, come, come dovrei comportarmi di fronte a quest’atto? In altre parole, posso andare a votare? E per chi? E con quale spirito? Come, insomma, potrei votare chi distrugge il mio Paese?

Basterebbe citare solo due frasi del primo e del terzo articolo della Costituzione per dimostrare quanto siano una presa in giro quelle infelici macchioline d’inchiostro nero, solo queste due frasi: “La sovranità appartiene al popolo!” (l’esclamativo è mio), e “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociali”. Che cinismo! Che spudoratezza! Che presa in giro! E dove e quando e come e su di chi il popolo è sovrano? Sovrano della sua miseria? Grande! Tutti i cittadini hanno pari “dignità”. E dove si trova la dignità del popolo? E che tipo di dignità è la sua? E cosa s’intende qui per dignità? Il popolo non ha nessuna dignità, mai avuta. A cosa servono allora queste belle parole della Costituzione Italiana?

Ho 80 anni. Ho iniziato a lavorare quando ero ancora nel seno di mia madre. Mentre lei mieteva il grano e portava le fascine sull’aia, io ero ancora nella sua pancia. Ho servito il mio paese sotto le armi. Ho sempre faticato e pagato le tasse. Ho studiato all’estero, ho insegnato anche e fatto altrettanto da quando sono ritornato in Italia. Per tutto questo e molto altro il mio amatissimo paese, la mia amatissima Costituzione, mi onora dandomi 274 euro e 58 centesimi al mese: alla faccia di tutti quei politici che, dopo solo mezza legislazione, ovvero 2 anni e mezzo di dolce far niente e molti danni recati al paese, vanno in pensione con 3/4 mila euro al mese, più tutti i privilegi!

Andare a votare, dunque. Per me andare alle urne è, prima di tutto, una questione morale, etica, umana, democratica: DI CIVILTÀ! Di più. In quest’atto, in quest’atto di libertà simbolica, non si tratta solo di votare, si tratta anche di scegliere se si vuol vivere con dignità oppure da invertebrati. La mia scelta, in quest’atto di grande importanza simbolica e politica, dovrebbe risultare ormai ovvia a chi mi ha letto fin qui. No, Signori, io mi rifiuto categoricamente di andare a votare il mio carnefice!

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