Lettera aperta al Sindaco di Biella, Marco Cavicchioli

 

foto (3)Egregio signor Sindaco di Biella, nel caso non fosse al corrente, sappia che la sua/nostra città sta diventando un canile, è dominata notte e giorno dai latrati di cani, cani di tutte le taglie e di tutte le razze.

Io abito in via Addis Abeba e mi alzo il mattino con l’abbaiare dei cani e vado a letto con l’abbaiare dei cani: non è una musica piacevole con la quale svegliarsi il mattino e andare a letto la sera, mi creda.

Prima di scrivere questa lettera a lei, ho chiamato la polizia spiegando il problema. Mi hanno consigliato di farlo presente all’amministratore del mio edificio e se questo non bastasse, andare dal giudice di pace. L’ho fatto presente al mio amministratore che subito ha scritto ai suoi colleghi degli edifici circostanti al mio, ma il risultato è stato zero. Dal giudice di pace non sono andato.

Non capisco, signor Sindaco, non capisco con quale spirito la gente possa portare in un edificio pubblico un cane quando sa, dovrebbe saperlo, che prima o poi si metterà ad abbaiare, latrare, ululare, mordere, cacare per strada e pisciare contro le mura degli edifici. È vero, viviamo in un paese dove ognuno fa i cavoli suoi, però un po’ di rispetto per gli altri e un po’ di senso civico uno dovrebbe averlo, no?

È vero anche che la gente è sola, si sente sola, e a volte anche molto. Qui da noi si lavora tanto ma si vive poco, se per vivere non s’intende riempirsi la pancia di cibo. Biella è la città della solitudine, dei suicidi, della miseria culturale e in questo paradiso del vivere, la gente, se non ha delle risorse interiori, non sa cosa fare con la propria vita. A volte, guarda caso, non ha neppure qualcuno con cui condividerla, la vita, con cui scambiare qualche parola. Questo, naturalmente, non facilita le cose. Allora lei capisce, signor Sindaco, lei capisce che l’idea di prendersi un cane in casa è forte.

Ora, e questo si sa, molte delle persone che si portano in casa un cane, non hanno la minima idea di cosa questo significhi. E non solo. Forse non hanno mai avuto un cane o un animale qualunque in vita loro, perciò non sanno addomesticarlo né come gestirlo. Le conseguenze di questa ignoranza le conosciamo!

Ci sono poi, appunto, anche queste povere bestie, povere perché sono imprigionate nelle stesse gabbie in cui sono imprigionati i loro padroni e, a via di essere chiuse, loro che avrebbero tanto bisogno di spazi aperti, per angoscia e per solitudine, abbaiano. Lo fanno per istinto di sopravvivenza e per disperazione. Di più. A via di abbaiare, hanno imparato a sintonizzarsi fra di loro, solidarietà canina, formando un vero e proprio coro: basta che inizi uno e poi si scatenano tutti, un coro lamentoso e lacerante il loro che strazia la testa e il cuore. Sono anch’esse creature acculturate, umanizzate e, forse, anzi sicuramente, più sensibili e intelligenti di molti esseri umani. E così, basta che inizi uno, e poi, tutti in sintonia, si mettono ad abbaiare.

Per le mie orecchie non è piacevole questo concerto di quadrupedi, questo inquinamento acustico, e voglio illudermi che non lo sia neppure per altre orecchie. A me dispiace sapere che questi cani soffrono, i loro latrati lo confermano, e non è giusto causargli lo spavento di vedersi soli e abbandonati. Io, però, oltre che denunciare il loro sconforto e il mio, non so cos’altro fare.

Ripeto, la gente è persa nella solitudine, solitudine esistenziale, umana, imposta. È anche depressa, annega nella disperazione, vive in un disagio totale. Evidentemente anche a essa “métro, boulot, dodo” non basta più. Però, come ho già detto, qui da noi, oltre a “métro, boulot, dodo”, non c’è altro e se c’è, non piace a tutti. Ecco allora che si presenta l’idea d’un compagno, non umano, questo non si trova facilmente, ovvero, eventualmente, si trova anche, ma non è il compagno sperato, desiderato. Allora uno, per desolazione, si prende un cane, un gatto, un boa costrittore, insomma un animale come compagno. Va benissimo. Forse sarà più felice con un cane che non con un suo simile.

Spero, e lo dico sul serio, che presto ci sarà una legge che permetterà agli amanti degli animali di sposarsi con loro, così alla loro morte, faranno come ha fatto il filosofo tedesco, Schopenhaur, lasceranno tutto il loro patrimonio ai loro amatissimi intimissimi compagni animali.

Tutto questo va bene. Quello che non va bene sono gli ululati, i latrati, le abbaiate, le pisciatine sulle mura degli edifici, le cacatine per le strade, qualche morso improvviso a qualche infelice passante. È capitato a me. Un manchester terrier, che sembrava un santo in una processione, si è scagliato contro non appena gli sono arrivato a tiro. Mi ha sbrindellato i pantaloni coi suoi denti aguzzi. La gente crede che questi cagnolini siano simpatici, angelici, affettuosi, carini, innocui. Non è così. In realtà sono piccole belve portate a passeggio.

Una volta che queste anime sole (o in compagnia) si sono portate il cane in casa, quando non possono fare diversamente, lo mollano lì, nella gabbia carceraria in cui è rinchiuso. Lo lasciano lì ad abbaiare tanto quanto vuole. È ovvio il perché. Questa gente deve pure andare a lavorare, a sbrigare faccende, fare la spesa, andare qualche volta al cinema, al ristorante e non sempre può portarsi dietro il cane. Per non parlare di tutte quelle volte che non lo sopporta, che vorrebbe sbarazzarsene ma non può. Voilà la ragione di questo mandolino tutto cagnesco, voilà la musica e la gioia dei vicini!

Personalmente – secondo la mia educazione, senso civico, rispetto per gli altri, sensibilità, affetto e riguardo per l’animale stesso – non mi verrebbe mai in mente di portarmi in casa, una casa condominiale, un cane. Un gatto eventualmente sì, ma non un cane. Non capisco con quale spirito e mentalità certa gente lo faccia.

Per dire la verità, queste persone a me fanno tenerezza. Le capisco. Anche benissimo. Vorrei poter fare qualcosa per loro, ma non so cosa. Il loro è un problema sociale, locale, culturale, politico, storico, psicologico, ideologico, individuale, umano, e non penso che lo risolveranno portandosi in casa un cane tanto da imporre ai loro vicini i suoi latrati.

Sono uno di ampie vedute. Ritengo che ognuno abbia il diritto di vivere la propria vita come gli pare e piace e con chi gli pare e piace e, se così desidera, può condividerla anche con un dinosuaro. Lo faccia pure, però non deve dare fastidio ai suoi simili e neppure portare danno ad altre specie, deve attenersi alle regole del buonsenso oppure andare a vivere, se proprio vuole vivere a modo suo, in un luogo che gli consenta di tenere i suoi compagni animali. *

Veda lei, signor Sindaco, però prenda al più presto dei provvedimenti. Se non ha idea di cosa fare nell’immediato, può sempre iniziare a multare i signori che coi loro cani disturbano i vicini. Inizi con multe di 1.000 euro per la prima volta, la seconda di 5.000 e la terza di 10.000 più un anno di galera. Non a sbafo, sarebbe troppo facile. Un anno di lavoro gratis per la comunità.

Faccia qualcosa, signor sindaco, la prego. Veda lei cosa, ma faccia qualcosa prima che la sua/nostra città si trasformi in un canile vero e proprio e, come conseguenza, in un semi-cimitero in seguito. Grazie, grazie di cuore. E mi creda, sinceramente suo.

Francis Sgambelluri

*         Mi auguro di non avere offeso gli animalisti con questa mia lettera. Spero proprio di no. Comunque, sono convinto che quelli che amano e rispettano veramente gli animali, come li amo e li rispetto io, capiranno e capiranno anche le mie sentite lagnanze e gli argomenti qui riportati.

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